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«Parole sante»: è un coro unanime quello degli operatori pugliesi, dopo che il ministro Dario Franceschini ha finalmente detto la sua sul Festival di Sanremo, ricordando che «le regole vigenti valgono per tutti, dallo spettacolo più grande al teatro più piccolo», aggiungendo che «il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile». Dichiarazioni che hanno fatto inalberare Amadeus, anche se la sua minaccia di dimettersi dalla direzione artistica del Festival lo ha messo in una posizione per così dire di minoranza rispetto al mondo dello Spettacolo.

«Non si può che condividere la posizione espressa dal ministro Franceschini – dichiara il sovrintendente della Fondazione Petruzzelli, Massimo Biscardi - sull’utilizzo del Teatro Ariston al di fuori delle disposizioni del Dpcm, con l’aggravante della presenza dei figuranti in funzione degli spettatori in platea. Finalmente una posizione chiara e rispettosa di tutte le strutture teatrali italiane, messe a dura prova dalla chiusura al pubblico per il Covid, e soprattutto nei confronti delle maestranze che in larghissima parte non hanno più contratti di lavoro e al massimo riescono a sopravvivere con cassa integrazione e contributi».
«Sarebbe stato davvero utile - aggiunge Biscardi - che il Festival di Sanremo, che gode della grande esposizione mediatica garantita dalla Rai e dai sistema dei media, avesse condiviso e rilanciato questo grande momento di difficoltà culturale, economica e sociale».

Perfettamente d’accordo col ministro anche il manager teatrale Bartolomeo Pinto del Teatroteam, che sottolinea come non ci possano essere disparità di trattamento: «Se il sacrificio si fa per la salute, non servono eccezioni. Con i teatri fermi da un anno, l’ostinazione a voler celebrare Sanremo è veramente una voce fuori dal coro. Del resto, se è stato rinviato il Festival di Cannes, perché non dovrebbe essere possibile fare altrettanto con Sanremo? Dietro questa storia c’è tutto un gioco di pressioni da parte dei discografici, della pubblicità, ma se comanda il denaro salta tutto. Abbiamo sentito parlare di navi, di figuranti, la Rai sta facendo una gaffe mostruosa. Ovviamente – conclude Pinto – auguriamoci che si riapra al più presto e che in quell’occasione si faccia anche Sanremo».
«L’idea delle comparse pagate al posto del pubblico – spiega invece Augusto Masiello, presidente dei Teatri di Bari – è stata già praticata in teatro a Milano, ma credo che fare Sanremo con le comparse sia una scelta priva di senso, sarebbe un Festival dimezzato: è tutto un gran casino all’italiana. Non voglio entrare nelle valutazioni aziendali della Rai, ma lancio un appello: i teatri non possono più restare chiusi a lungo, siamo da troppo in apnea e abbiamo finito l’ossigeno».


Plaude all’intervento di Franceschini anche Rocco De Venuto, direttore generale della Camerata barese, che non manca di sottolineare come anche l’Agis abbia dato pieno sostegno al ministro. «Fare Sanremo a tutti i costi – spiega – sarebbe come dare uno schiaffo alla società civile sottoposta a restrizioni, alle maestranze senza lavoro e a tutti gli artisti che non vanno al Festival». E conclude con un grido d’allarme: «Corriamo seriamente il rischio che il Dpcm venga reiterato anche oltre il 5 marzo. Di questo si dovrebbe parlare».
Il sassofonista Roberto Ottaviano, musicista e animatore di rassegne, dà una lettura molto severa osservando come la querelle su Sanremo sia «abbastanza in linea con chi vede le ragioni della filiera economica distaccate da quelle della salute. Con un minimo di lucidità le situazioni devono avere lo stesso peso e la stessa misura. Con piacere rilevo che finalmente il ministro ha fatto sentire la sua voce».


Infine, uno sguardo complessivo sul comparto musicale lo offre Cesare Veronico, coordinatore del programma regionale Puglia Sounds: «Giudico tutta questa situazione molto negativamente e credo che ostinarsi a fare Sanremo sia poco corretto. Poi però mi auguro che questa polemica porti tutti a ragionare sul fatto che, in vista dell’estate, andranno pensate regole uguali per tutti, in grado di far ripartire la musica dal vivo, perché non ci si può ridurre all’ultimo momento». E sulle questione pubblico sì, pubblico no aggiunge: «Abbiamo ascoltato senza pubblico ogni genere di musica. A prescindere da Sanremo, il nostro mondo ha bisogno di ripensare allo streaming, ovviamente con regole chiare. Siamo ancora nel tunnel, per cui dobbiamo renderlo il più possibile confortevole e lo streaming è un valore aggiunto».

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