Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 11:26

LETTERE ALLA GAZZETTA

Mai più tragedie ferroviarie come quella di Andria e Corato

Non poteva succedere, non doveva succedere. È questo il pensiero comune che attraversa la testa di tutti, andriesi, baresi e italiani, il giorno dopo, il giorno in cui l’ansia e la tensione lasciano il posto alla rassegnazione e allo sconforto. Stringendoci ai familiari delle vittime nel loro lutto, e ringraziando gli operatori sanitari e i vigili del fuoco per il loro indispensabile lavoro, non è possibile prescindere da un’analisi seria dei fatti, in modo da poter individuare i responsabili della tragedia, e rapidamente agire per colmare il vuoto di sicurezza, risparmiando la vita a molti altri innocenti. Mai quanto ora è necessaria una risposta forte da parte delle istituzioni, che vada oltre le parole e sconfini nei fatti.
La rete ferroviaria presente nel nostro Paese, in parole povere i binari dove viaggiano i nostri pendolari, studenti, anziani, è divisa in una parte, maggioritaria, gestita da RFI a livello centrale, e una parte, secondaria, gestita a livello locale da diverse aziende regionali o private. La Ferrotramviaria, comunemente conosciuta come BariNord, appartiene a questa seconda categoria, l’infrastruttura non è alle dipendenze di Roma, ma è gestita in casa a Bari e non ha pertanto delle regole condivise con il resto della nazione.
Così due colleghi che si recano in treno a studiare medicina a Bari, uno di Molfetta e uno di Corato, utilizzano inconsciamente due infrastrutture diverse, la Foggia-Bari statale il primo, e la BariNord il secondo. Il problema è che tutta la rete statale RFI ha gli standard di sicurezza più alti d’Europa, implementati negli ultimi dieci anni a seguito di alcuni incidenti, e non è possibile non solo che due treni si scontrino, ma neanche che uno passi col rosso: tutto automatizzato e controllato, errore umano quasi impossibile. Invece la Ferrotramviaria, così come tutte le altre ferrovie regionali italiane (non statali), è stata lasciata al proprio destino, e ai vertici è stato scelto di dare la priorità all’acquisto di treni nuovi, apprezzati da tutti, e non alla sicurezza della linea, modernizzata solamente da Bari a Ruvo: la sostituzione con sistemi più moderni oltre Ruvo era prevista per il 2018. Il problema non è il binario unico in sé, ma il fatto che su quel binario unico la circolazione dei treni era regolata da due persone al telefono, come avveniva negli anni Sessanta, senza nessun elementare sistema di sicurezza.
In conclusione, l’auspicio di tutti è che i nostri ragazzi non siano morti invano, e che la tragedia sia maestra per evitarne altre. Come lo schianto di Crevalcore, avvenuto in Emilia nel 2005, è servito a installare sistemi di sicurezza efficaci su tutta la rete statale, anche la tragedia di Andria deve essere l’ennesima spinta all’installazione di sistemi di sicurezza anche sulle ferrovie regionali. In modo che si possa dire: «Non potrà succedere più».

Stefano Armanni, Bari

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