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Mittal, Emiliano fra i lavoratori in presidio. Stasera sindacati al Quirinale. Il 27 udienza su ricorso commissari: «Danni economici incalcolabili»

La protesta davanti alla portineria C dello stabilimento

Dopo che l’incontro di venerdì con l'a.d. Lucia Morselli «ha registrato esito negativo», i sindacati hanno oggi inviato al premier Giuseppe Conte una lettera per chiedergli di convocare la proprietà 'in tempi rapidì a Palazzo Chigi. «Le chiediamo di poter intercedere nei confronti della multinazionale, come già avvenuto in occasione della vertenza Whirlpool, affinché venga sospesa la contestata procedura di recesso». Scrivono Cgil, Cisl e Uil e i sindacati di categoria Fiom, Fim-Cisl e Uilm. «L'incontro svolto lo scorso 15 novembre presso il MISE con l’Amministratore Delegato di AM Investco Italy SPA in rappresentanza del Gruppo ArcelorMittal ha registrato un esito negativo aggravando la già drammatica situazione produttiva, occupazionale ed ambientale che caratterizza in questo momento tutti gli stabilimenti del Gruppo presenti nel nostro Paese» si legge nella lettera firmata dai segretari generali: Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo, Francesca Re David, Marco Bentivogli e Rocco Palombella. «Ci rivolgiamo a Lei perché, per l’interesse strategico nazionale di tale attività industriale, consideriamo necessario che sia convocato in tempi rapidi presso Palazzo Chigi un tavolo di confronto con la presenza della proprietà del Gruppo ArcelorMittal e le Organizzazioni Sindacali che noi rappresentiamo, in qualità di firmatarie dell’accordo del 6 settembre 2018 di cui chiediamo il pieno rispetto e la piena applicazione. Le chiediamo di poter intercedere nei confronti della multinazionale, come già avvenuto in occasione della vertenza Whirlpool, affinché venga sospesa la contestata procedura di recesso».

Sulla vertenza appalto ArcelorMittal è stato convocato per domattina (ore 9.30) da Confindustria Taranto un incontro con i sindacati. Sotto la sede di via Dario Lupo, ci sarà anche un presidio di lavoratori. Sono 150 le imprese interessate dell’indotto, con circa 6mila dipendenti, che hanno maturato un credito complessivo di circa 60 milioni di euro.
Gli autotrasportatori dell’indotto che hanno avviato lo sciopero dopo la messa in mora della multinazionale, rivendicando il saldo delle fatture in sospeso, stanno continuando a mantenere il presidio davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico di Taranto.

IL FASCICOLO - La Procura di Milano, nell’inchiesta che riguarda l’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ha iscritto il fascicolo con il titolo di reato di false comunicazioni al mercato e sociali e si sta orientando anche su reati fallimentari. Il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, ha delegato alla Guardia di Finanza le indagini contro ignoti su presunte condotte illecite di ArcelorMittal. Nell’inchiesta si ipotizzano i reati di 'Distruzione di mezzi di produzione' e 'Appropriazione indebita'. Quest’ultima ipotesi fa riferimento al fatto che i commissari di Ilva nella denuncia sostengono che il magazzino del siderurgico sia stato svuotato rispetto alla merce che vi era al momento della consegna. Stamattina vertice in Procura tra pm e Gdf. All’incontro erano presente il procuratore Capristo, che dirige l’inchiesta assieme al procuratore aggiunto Maurizio Carbone, e il pm Mariano Buccoliero, nuovo assegnatario del fascicolo.
Nei prossimi giorni un’altra delega di indagine verrà conferita ai carabinieri del Noe e ai militari dell’Arma che si occupano della sicurezza sui luoghi di lavoro. Quindi, si terrà a breve una nuova riunione operativa. Successivamente potrebbe essere programmata l’audizione dei testimoni. 

Claudio Marangoni, il presidente della sezione specializzata in materia d’impresa del tribunale di Milano e che tratterà il procedimento ArcelorMittal-Ilva, ha fissato per il prossimo 27 novembre l’udienza che riguarda il ricorso d’urgenza presentato dai commissari. Marangoni ha invitato ArcelorMittal «a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti» dello stabilimento siderurgico. Lo si legge in una nota del presidente del Tribunale Roberto Bichi.

In particolare, i vertici del Tribunale milanese, «tenuto conto - si legge nel comunicato - della non adozione di provvedimenti 'inaudita altera parte», ossia del fatto che le decisioni arriveranno solo dopo la discussione in udienza e non 'de planò, hanno invitato «le parti resistenti», ossia ArcelorMittal, «in un quadro di leale collaborazione con l’autorità giudiziaria e per il tempo ritenuto necessario allo sviluppo del contraddittorio tra le parti, a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti, eventualmente differendo lo sviluppo delle operazioni già autonomamente prefigurate per il limitato tempo necessario allo sviluppo del presente procedimento».
Nel «procedimento cautelare», promosso da Ilva spa con i commissari straordinari nei confronti del gruppo franco indiano, il presidente della sezione specializzata Marangoni, oltre alla fissazione dell’udienza, ha disposto anche «termini intermedi per consentire il deposito di memorie e il contraddittorio delle difese».

«L'inadempimento» di ArcelorMittal è «plateale e conclamato». E’ uno dei passaggi del ricorso cautelare depositato venerdì scorso dai commissari dell’ex Ilva contro la richiesta del gruppo franco indiano di recedere dal contratto d’affitto. Secondo il ricorso, il gruppo è obbligato a "salvaguardare con diligenza la integrità e il valore dei rami d’azienda».

«Perché l’accordo per il passaggio ad ArcelorMittal è stato firmato dal governo uscente Gentiloni? Quale urgenza c'era? Sono domande alle quali non ho risposte». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, durante la relazione in Consiglio regionale sulla vertenza ex Ilva. «La Regione Puglia - ha svelato oggi Emiliano - riuscì a convincere tutti i sindacati a non firmare quella intesa tra governo e Arcelor Mittal, abbiamo così evitato una ulteriore confusione nei miei concittadini. Taranto non né può più della commedia degli equivoci».

PM MILANO INDAGANO PER FALSE COMUNICAZIONI -  Gli inquirenti milanesi indagano con l’ipotesi di reato di false comunicazioni al mercato e stanno valutando profili di reati fallimentari. E’ stato precisato in Procura che gli inquirenti rispetteranno le proprie competenze di indagine, distinte da quelle della Procura tarantina che nel frattempo ha aperto un’inchiesta per distruzione di mezzi di produzione. Per tutta la giornata il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, titolare dell’inchiesta con i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, hanno svolto riunioni anche con il procuratore Francesco Greco e con i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria. 

COMMISSARI: DANNI ECONOMICI INCALCOLABILI - La «gravissima» e «unilaterale" iniziativa con cui ArcelorMittal vuole sciogliere il contratto di affitto dell’ex Ilva e che riguarda un impianto industriale di «interesse strategico, determinerebbe (...) danni sistemici incalcolabili» in definitiva a carico dell’"intera economia nazionale» e creando anche «una gravissima crisi occupazionale" e lasciano «irrisolte (...) problematiche ambientali e di sicurezza». E’ quanto scritto nel ricorso d’urgenza dei commissari contro l’atto di recesso del gruppo franco-indiano.  I comportamenti di ArcelorMittal per perseguire l’"illegittimo intento» di sciogliere il contratto d’affitto dell’ex Ilva «sono stati programmati» per "recare il maggior possibile livello di devastante offensività». Come si legge nel ricorso depositato venerdì scorso dai legali degli ex commissari e in merito al quale è stata fissata udienza per il prossimo 27 novembre dal giudice Claudio Marangoni, presidente di una delle due sezioni specializzate in materia di imprese e incaricato di trattare il contenzioso, la decisione del gruppo franco-indiano di non adempiere il contratto e di restituire il polo siderurgico, «palesa di voler consapevolmente cancellare i complessi aziendali (...) con modalità che non possono che comportare la distruzione».

E questo, a dire degli ex commissari, è testimoniato dalla volontà di lasciare e riconsegnare i rami d’azienda in 30 giorni, rendendo «impossibile» per l’amministrazione straordinaria «di riprendere in mano la gestione» per assicurare la continuità. A sostegno di ciò, riporta l’atto, ArcelorMittal ha «interrotto qualsiasi ordine di materie prime», «ha rifiutato nuovi ordini dei clienti», «ha interrotto i rapporti con i subfornitori» e «ha interrotto l’avanzamento del Piano Ambientale e sta interrompendo la manutenzione degli impianti». Tutte cose, queste, che portano al deterioramento irrimediabile degli altiforni, alla «distruzione dell’avviamento» e alla "dispersione del know-how aziendale: in pratica alla morte del primo produttore siderurgico italiano e di uno dei maggiori d’Europa». Con il ricorso d’urgenza e cautelare i commissari chiedono al giudice di inibire ArcelorMittal di avviare e portare a termine le «preannunciate (e già in corso) iniziative di progressiva cessazione delle attività produttive funzionali alla restituzione dei rami di azienda» all’ex Ilva. La decisione nell’ambito del procedimento cautelare è attesa entro il 4 dicembre, quando scadranno i termini dati da ArcelorMittal di 30 giorni a partire dal giorno dell’annuncio dell’addio. 

«Arcelor Mittal non è un turista passato per caso per Taranto quale tappa per raggiungere una località balneare del Salento: è il maggiore player mondiale nella produzione dell’acciaio che, dopo oltre un anno di due diligence, verifiche tecniche, negoziazioni, sopralluoghi ed esami tecnici, ha stipulato un contratto vincolante per l'acquisto», a valle di un periodo di conduzione in affitto, "dei complessi aziendali che rappresentano il cuore della industria siderurgica italiana». E’ quanto si legge in un passaggio del ricorso d’urgenza depositato venerdì scorso al Tribunale di Milano dai legali dei commissari dell’ex Ilva per chiedere di inibire il gruppo franco-indiano di sciogliere il contratto e riconsegnare gli stabilimenti. 

Secondo i commissari, la società leader mondiale nel campo dell’acciaio sa «perfettamente che laddove esistano problematiche di sicurezza degli impianti condotti in affitto, i relativi obblighi sotto il profilo delle rispettive responsabilità» sono a carico in primo luogo dello stesso affittuario.
La conseguenza è «che l’approccio qui proposto da ArcelorMittal in conformità al 'questo è un problema tuo, io (manzonianamente) me ne impippò non solo si rivela del tutto giuridicamente insostenibile, ma la dice anzi lunga sulla contrarietà a buona fede del comportamento avversario».

SI INDAGA SUL FRONTE TRIBUTARIO - La Procura di Milano indaga anche su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari, con un focus sul mancato pagamento dei creditori dell’indotto, nel fascicolo esplorativo aperto sull'addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ancora formalmente a
carico di ignoti e senza ipotesi di reato. Filoni questi che si aggiungono a verifiche su presunte appropriazioni indebite di
materiale relativo al magazzino di materie prime, su false comunicazioni societarie e al mercato.

Nell’indagine milanese, che al momento è ancora a livello ricognitivo e che è stata affidata al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, riguardo al profilo dei possibili reati sul piano tributario, da quanto si è saputo, si dovrebbero effettuare accertamenti - e questo è solo uno dei casi - su una società olandese dello stesso gruppo franco indiano da cui ArcelorMittal si servirebbe per l’approvvigionamento di materiali. Società che, oltre a vendere all’ex Ilva a prezzi che però parrebbero più alti rispetto a quelli di mercato, godrebbe di un regime fiscale più vantaggioso.

Poi, ci potrebbero essere verifiche - altro esempio - su presunte false comunicazioni societarie legate al magazzino, nel caso in cui fosse stata resa nota una situazione diversa da quella reale (era stato consegnato con 500 milioni di materie e ora pare si sia assottigliato di parecchio), e in più anche altre condotte potrebbero aver avuto riflessi sul patrimonio dell’ex Ilva.
Infine, ed è di queste ultime ore l’ipotesi al vaglio degli inquirenti, andranno fatte verifiche anche sul motivo per cui, secondo quanto denunciato, siano stati sospesi i pagamenti dei creditori dell’indotto. In questo caso potrebbero profilarsi reati di bancarotta o pre-fallimentari. Tutto ciò si aggiunge ai profili sulle comunicazioni al mercato date dal colosso dell’acciaio a partire dallo scorso 4 novembre con l’azione di recesso dal contratto.

Quanto al presunto depauperamento dell’azienda e alla sospetta appropriazione indebita delle materie prime con conseguente danneggiamento della produttività e dell’economia nazionale, non è escluso che la Procura di Milano si 'spoglì, poi, di questo capitolo in quanto quella di Taranto sta già indagando e ha già iscritto il fascicolo ipotizzando il reato di "distruzione di materie prime» e «mezzi di produzione" industriale. Tra l’altro, gli investigatori nei prossimi giorni potrebbero effettuare acquisizioni di documenti e ascoltare alcune persone nel fascicolo milanese.

ArcelorMittal ha aderito ad un contratto che non forniva alcuna garanzia sui rami d’azienda trasferiti dall’ex Ilva. Lo sostengono nel ricorso cautelare presentato venerdì scorso tramite i loro legali, i commissari secondo i quali «la controparte ha accettato senza alcuna obiezione un testo contrattuale che prevede esplicitamente che (... ) le concedenti non prestano alcuna garanzia (...)» nemmeno "sullo stato di fatto e di diritto dei beni costituenti i rami" d’azienda.

AUTOTRASPORTATORI IN AGITAZIONE FINO A PAGAMENTI - «Abbiamo 150 milioni da incassare dallo Stato e ora l’indotto avanza 60-70 milioni da A.Mittal. Se saltano questi pagamenti, e abbiamo serie preoccupazioni che possano saltare, la gente non ha più futuro. Potete costruire quello che volete, ma noi non ci saremo più, saremo saltati tutti. Oggi c'è questo presidio, domani non so questa gente esasperata cosa ha intenzione di fare. Lo ha spiega Vladimiro Pulpo, capo della sezione autotrasportatori di Confindustria, che partecipa al presidio davanti al siderurgico. Le aziende di autotrasporto dell’indotto ex Ilva aderenti a Sna Casartigiani hanno avviato lo sciopero della categoria con presidio presso la portineria C, varco di ingresso ovest e varco di ingresso merci dello stabilimento siderurgico di Taranto. La mobilitazione, viene spiegato, proseguirà «fino al pagamento di tutte le fatture emesse e avendo rassicurazioni sul futuro con azioni precise da parte del governo italiano a tutela del settore». «Datevi da fare e dateci delle risposte immediate e certe. Consentiamo l’approvvigionamento delle materie prime - ha aggiunto Pulpo - perché non vogliamo essere noi gli assassini dello stabilimento. Questo stabilimento è stato sul territorio una vita e speriamo che ci sia ancora. Noi vogliamo i nostri soldi, i lavoratori non ce la fanno più, a Taranto siamo in emergenza da 20 anni, c'è un’emergenza costante e qualcuno deve fare qualcosa». Oltre agli autotrasportatori tarantini, sono giunti con i loro mezzi colleghi calabresi, di Avellino, Napoli, Bari, Noci e Putignano.

La multinazionale, osserva Giacinto Fallone, presidente della categoria Autotrasporto di Casartigiani, da settimane «non paga i fornitori. Abbiamo atteso un mese, abbiamo chiesto invano un incontro, non rispondono più nemmeno al telefono, siamo andati a Roma ad esporre la situazione al ministro Patuanelli. Taranto non può più permettersi di perdere un centesimo che diventa vitale per la vita delle nostre aziende e delle nostre famiglie». Ci sono da pagare, ha rimarcato Fallone, «gli stipendi, le tasse, i contributi Iva, le banche hanno chiesto il rientro dei fidi, non possiamo più attendere».

Gli autotrasportatori si sono uniti alle aziende iscritte alle altre associazioni di categoria dell’indotto che sono in presidio dalle 6 di questa mattina davanti alla portineria C. Sna Casartigiani precisa che «Arcelormittal ha bloccato i pagamenti delle fatture dei servizi di autotrasporto, dei mesi di agosto e settembre 2019 inoltre sono in scadenza quelle di ottobre 2019 e che la stessa azienda è stata messa in mora, ma alla data attuale le aziende non hanno avuto riscontro».
Le aziende dell’indotto di autotrasporto «che hanno come cliente principale Arcelormittal Italia - aggiunge Casartigiani - sono impossibilitate a rispettare le scadenze tributarie, fiscali e previdenziali in scadenza visto il mancato incasso delle fatture». 

«Il mio conto bancario ora è in rosso di 8mila euro, pur avanzando 100mila euro dall’azienda. E' un dramma comune a tanti altri lavoratori. Siamo disperati». Così Erasmo, uno degli autotrasportatori in presidio davanti alla portineria C dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, assieme alle aziende dell’indotto a cui la multinazionale che ha deciso di lasciare l’ex Ilva non ha saldato le fatture. «Se non ci danno i nostri soldi - ha detto l’autotrasportatore - io devo decidere se pagare leasing, mutuo o dare da mangiare ai miei figli».
Un altro lavoratore, Massimo, con 4 figli e famiglia monoreddito: «la situazione è drammatica perché se non hai la garanzia lavorativa non puoi chiedere nemmeno prestiti. Sono in attesa che qualcosa si evolva. Mia figlia doveva andare all’Università, ho un altro figlio che comincia il liceo, la più piccolina sta in asilo ed è a pagamento e il più grande è disoccupato perché qui non c'è possibilità di lavorare. Il futuro lo vedo nero».
«Cosa ne sarà delle nostre famiglie?», si chiede Giuseppe, altro autotrasportatore: «Più andiamo avanti e più la situazione si aggrava. Abbiamo perso la fiducia. Dobbiamo pagare le bollette, i mutui, mantenere le nostre famiglie. I nostri governanti stanno pensando a Venezia, ma anche qui la situazione sta precipitando. Quando si avvicinano le elezioni tutti sono bravi a parlare».

CONSIGLIO DI FABBRICA: RISPOSTE O MOBILITAZIONE -  Il consiglio di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm dell’ex Ilva di Taranto, al termine dell’assemblea con i delegati di stabilimento e delle imprese dell’appalto, chiede risposte celeri ad azienda e governo, o scatterà la protesta, a cominciare da «una mobilitazione di gruppo a Roma per impedire il disastro sociale e ambientale irreversibile di un territorio già fortemente provato». In un documento, chiedono il rispetto dell’accordo ministeriale del 6 settembre 2018; la sospensione immediata delle procedura ex art.47 da parte di ArcelorMittal e le garanzie della continuità produttiva con sospensione immediata del piano di fermata.
I sindacati fanno anche appello alle imprese dell’indotto chiedendo di sospendere le procedure di cassa integrazione e provvedere al regolare pagamento delle retribuzioni dei lavoratori in attesa dell’incontro con Confindustria.
Ora saranno programmate assemblee con i lavoratori ArcelorMittal e appalto. Secondo i sindacati, la situazione "rischia di implodere in assenza di risposte chiare».

STAMATTINA IL PRESIDIO CON EMILIANO - Le aziende dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto sono in presidio davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico con dipendenti e mezzi per protestare contro il mancato pagamento delle fatture da parte di ArcelorMittal e per rivendicare la continuità produttiva e occupazionale della fabbrica dopo l’annunciato disimpegno della multinazionale. Al presidio partecipano gli autotrasportatori tarantini, con i tir parcheggiati all’esterno dello stabilimento, che ieri non hanno escluso di bloccare l’uscita delle merci. Presenti anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro. Le imprese dell’indotto hanno maturato crediti per circa 60 milioni di euro. I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil saranno ricevuti stasera alle 19.30 al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per affrontare la questione dell’ex Ilva e in generale delle crisi industriali. Lo si apprende da fonti sindacali.

«Stiamo studiando un sistema che consenta alla Regione di pagare le fatture al posto di Mittal e poi subentreremmo come creditori dell’Ilva ma sconsiglio a Mittal di trasformare la Regione Puglia anche in un creditore della loro azienda perché a quel punto li perseguiteremo legalmente ovunque al mondo. Questo modo di fare è vergognoso». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha raggiunto il presidio delle aziende dell’indotto di ArcelorMittal davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico di Taranto. Emiliano nei giorni scorsi aveva ricevuto rassicurazione dall’Ad Lucia Morselli circa il pagamento delle aziende dell’indotto.
«Mittal si è impegnato a pagare le fatture. Ci sono i lavoratori delle imprese esterne che hanno fatto prestazioni di beni e servizi e non sono stati pagati. Stanno rischiando di far fallire decine di aziende che sono essenziali per l’economia pugliese. Siccome si sono impegnati a pagare, devono pagare presto».

«Quello in atto da parte dell’indotto sarà un blocco intelligente che consentirà alle merci che devono entrare per alimentare la fabbrica di continuare ad arrivare. Ma è chiaro che non è possibile pensare che queste imprese dell’indotto alle quali sono stati già portati via 150 milioni di euro nella prima fase dell’emergenza Ilva, non ricevano il pagamento delle fatture perché ogni azienda ha i suoi termini». Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, presente al presidio delle aziende dell’indotto di ArcelorMittal davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico di Taranto.
«Noi pretenderemo questo pagamento - ha detto -, che peraltro ci è stato assicurato dall’ad Morselli che ho incontrato per questa ragione. Stamattina abbiamo avuto qualche notizia su un inizio di discussione sulla vertenza e mi auguro che questa domenica abbia fatto riflettere Mittal sulla follia che sta mettendo in essere, perché hanno adottato una strategia di sfida diretta che evidentemente noi non possiamo accettare. Sedendosi a ragionare si può trovare una soluzione».
Nessuno è «insensibile alla crisi dell’acciaio di questo momento, però - ha aggiunto - un conto è discutere e un conto è scatenare il panico e far fallire le aziende che non hanno nessuna colpa. Sono due cose completamente diverse. In questo momento bisogna evidentemente mantenere la calma. Questo presidio io lo considero importante perché fa capire che noi non stiamo a guardare».

«Devono sapere che questa fabbrica non è un videogioco, è una fabbrica vera dove se gli operai non intendono obbedire ad ordini, che peraltro violano la legge dal mio punto di vista perché la distruzione della fabbrica è un reato, noi saremo dalla parte degli operai e dalla parte di chi impedisce la distruzione della fabbrica». Lo ha sottolineato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al presidio delle aziende dell’indotto davanti allo stabilimento siderurgico di Taranto, precisando di aver apprezzato «gli operai dell’Ilva che hanno manifestato la volontà di rifiutarsi di spegnere le centrali elettriche. Quelli che comandano devono sapere che questa fabbrica è gestita dagli operai, quelli interni e quelli dell’indotto».
La soluzione, ha detto il governatore, «l'abbiamo indicata da tempo. Questa fabbrica deve essere innovata dal punto di vista tecnologico, deve diventare non pericolosa per la salute e va evidentemente decarbonizzata: questo processo che noi sosteniamo da anni finalmente ha convinto tutti, non so se convincerà ArcerlorMittal ma quel che è certo è che questa fabbrica così com'è rischia di non essere economica dal punto di vista della gestione e di essere pericolosa per la salute». Bisogna "immediatamente intervenire, per questo - ha aggiunto - sono a disposizione finanziamenti europei molto importanti che Mittal potrebbe utilizzare ove volesse proseguire la gestione. Ma se ha deciso di fare del male a se stessa e di fare del male a noi, a questo punto noi reagiremo, questo è poco ma è sicuro». 

«Il 9 dicembre 2015 ho scritto al presidente del Consiglio Matteo Renzi per presentare il percorso di decarbonizzazione che riguardava anche Ilva. La proposta prevedeva di utilizzare il gas naturale trasportato dal gasdotto Tap per sostituire il carbone. Il bando del governo nazionale per la vendita del siderurgico, pubblicato qualche giorno dopo, non prevedeva un indirizzo di questo genere». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, durante la relazione sulla vertenza ex Ilva illustrata al Consiglio regionale monotematico in corso a Bari.
Emiliano ha ripercorso in Aula tutte le tappe della vicenda dal 2015 in poi e, in particolare, si è soffermato, nella parte iniziale della relazione, su tutti i tentativi della Regione Puglia di convincere il governo nazionale della necessità del percorso di decarbonizzazione per il siderurgico. Nel 2016 «lo stesso dossier sulla decarbonizzazione consegnato a Renzi l’ho consegnato poi al premier Paolo Gentiloni», ha aggiunto Emiliano. «Quando parliamo di decarbonizzazione - ha precisato - si tratta sempre di parziale di decarbonizzazione perché si tratta di un processo importante e lungo».

EMILIANO: SALUTE VIENE PRIMA DELLA FABBRICA - «E' vero che la fabbrica è strategica, è importante, ci sono un sacco di persone che ci lavorano, però la questione della salute delle persone e la sicurezza del lavoro, scusatemi, ma nella mia testa e nella Costituzione della Repubblica, per come io l’ho studiata, vengono prima delle esigenze della produzione, e in questo modo mi comporterò». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, durante la relazione in consiglio regionale sulla vertenza ex Ilva. «Ve lo dico prima - ha continuato - non intendo da questo punto di vista fare un passo indietro. Anche se comprendo - lo ribadisco - che quando si fa una causa di questa portata è anche possibile trovare degli espedienti tattici. Ma tra un espediente tattico e una dichiarazione di principio, ringraziando Iddio, c'è sempre una grande differenza», ha concluso facendo riferimento allo scudo penale. 

BOCCIA: PRONTI A COMMISSARI E PRESTITO PONTE - Se A.Mittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l’ex Ilva scatterà «l'amministrazione straordinaria, con un prestito ponte» da parte dello Stato in modo da riportare l’azienda sul mercato entro un paio d’anni. Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. «Mittal - ha aggiunto Boccia - ha posto un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto. E dunque deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare le leggi della Repubblica italiana».
E se non lo facesse? «C'è l’amministrazione straordinaria che ha salvato l’Ilva dal crack dei Riva - ha risposto il ministro - con un prestito ponte e con l’obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l’azienda sul mercato. Se fosse necessario lo rifaremo senza alcun problema. Alternativa non c'è». Solo una volta decisa l’amministrazione straordinaria «si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io - ha concluso Boccia - penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari». 

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