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IL CINEMA IN PUGLIA

Nico Cirasola racconta il film «Odore di pioggia»

Il regista rievoca la rocambolesca lavorazione del film dell’89 tra camerini «rubati» e notti in camper. Tra gli attori: Totò Onnis, Frank Lino, Mino Barbarese, Mario Mancini, Nico Salatino, Anna Maria Tisci e Gianni Colajemma

Nell’estate del 1989, Nico Cirasola, allora 38enne regista e sceneggiatore di belle speranze, reduce dalla pubblicazione del libro «Da Angelo Musco a Massimo Troisi. Il cinema comico meridionale» per le edizioni Dedalo di Bari, debutta dirigendo Renzo Arbore nel film «Odore di pioggia».

L’opera prima del regista di Gravina racconta le peripezie di un giovane sognatore del Sud: Totò (interpretato dall’attore barese Totò Onnis), chiamato «l’acchiappamosche», che trascorre le giornate scrivendo poesie e canzoni, girando su una moto, e s’innamora della moglie di un ufficiale della Nato in servizio in Puglia.

È una storia che scorre sullo sfondo di un Sud mitico, «on the road» come il mitico Ovest americano. In «Odore di pioggia», il sogno americano viaggia, in realtà, su una moto Guzzi tra Poggiorsini, Bari e Mola. La scelta delle location, che comprendono parzialmente anche Andria, Castel del Monte, Molfetta e Cinecittà a Roma, è dettata in parte anche dalla partecipazione al film di Renzo Arbore (interpreta la parte del barbiere del paese), in quegli anni all’apice della popolarità con «Indietro tutta» sulle reti Rai.

Accade infatti che, concluse le riprese, pur di annoverarlo nel cast, Cirasola adatta la lavorazione alle esigenze di Arbore. «Ne succedono di tutti i colori - ricorda il regista -. È settembre del 1988. Le riprese di “Odore di pioggia” in Puglia tra Poggiorsini, Poggio del Cardinale e Mola di Bari erano terminate già da un anno e io ero a Cinecittà per completare il montaggio. Il mio sogno per questo mio primo film era la partecipazione del maestro Renzo Arbore. Eravamo tutti scettici: un’impresa impossibile. Ma, da testardo quale sono, in un incontro a Porta Portese riuscii a strappargli una promessa. L’attesa però fu lunga. Il maestro - spiega Cirasola - era impegnato con le sue trasmissioni in Rai, ma non mollai un millimetro. Arrivai addirittura ad appostarmi sotto casa sua. Lo feci per ore e ore ed un giorno di quel settembre riuscii a convincerlo. Era un venerdì pomeriggio. Il maestro mi comunicò che, se fossi stato pronto, sarebbe stato disponibile a girare la scena con me il lunedì successivo, però non prima di mezzogiorno. Follia per follia, dissi a Renzo che il set era tutto pronto».

Una grande bugia. «Perché di pronto non c’era assolutamente niente. Mi precipitai a Cinecittà. Era l’ora della chiusura della direzione. Con insistenza chiesi se fosse disponibile uno spazio sul set di “Cuore” (il film ispirato al libro di Edmondo De Amicis, ndr) dove sarebbe stato facile adattare esterno e interno. La mia esigenza era quella di allestire una semplice bottega di barbiere di provincia, con gli arredi accessori, le poltrone e gli specchi. Il direttore mi chiese quando avessi visto il set di “Cuore” l’ultima volta. “Qualche settimana fa!”, gli risposi. Il dottor Morè mi raggelò con quattro parole: “Ora è un cimitero”. In realtà le riprese erano terminate da giorni e quel set era stato allestito per le riprese di “Mortacci” (con Vittorio Gassman, un giovane Sergio Rubini, Mariangela Melato, ndr). Senza perderci d’animo, io e il mio amico scenografo Elia Canestrari, che fortunatamente era venuto a trovarmi da Bari, iniziammo una folle corsa contro il tempo per cercare luogo e arredi, considerando che Cinecittà il sabato e la domenica è chiusa al pubblico, ma grazie ad alcuni amici fu possibile lavorare il venerdì sera, tutta la notte, il sabato mattina e pomeriggio e tutta la domenica».
Il lunedì il set non era ancora pronto.

«Alle 12,30 eravamo ancora lì a preparare le luci e a cercare soldi per comprare la pellicola. Tra i mille inconvenienti, ci fu quello del collegamento a un contatore di energia elettrica. Ricordo che riuscimmo a superare l’empasse collegandoci alle prese del set di un altro film in lavorazione. Credo fosse “Nuovo Cinema Paradiso” (di Giuseppe Tornatore, premio Oscar, ndr). Reperimmo arredi e tendaggi dai vari magazzini di Cinecittà. Rimuovemmo le scene di “Mortacci” e iniziammo affannosamente a creare l’allestimento della barberia. La cosa incredibile è che lunedì mattina a mezzogiorno mi ero dimenticato di andare a prendere il maestro Renzo da casa sua. Ero così indaffarato che me ne ero dimenticato».

Quindi? «Fu una telefonata di Mimmo Morabito, mio addetto stampa, a ricordarmi che Arbore era in attesa a casa sua a Nord di Roma mentre io ero a Sud. Senza perdermi in chiacchiere, coinvolsi un mio amico che con la sua vettura raggiunse Arbore e lo portò a Cinecittà verso le 14. Io, nel frattempo, ero riuscito a trovare una truccatrice e parrucchiera per lui. Ci trovavamo nel camerino di un film importante, in lavorazione in quel giorni, interpretato da Erland Josephson, grande attore svedese che aveva recitato con Ingrid Bergman. Era il suo giorno di riposo e noi speravamo davvero non si affacciasse».
Invece? «Invece - narra Cirasola - accade che, mentre truccavamo Arbore, Josephson fece capolino. Breve imbarazzo, ma fu un incontro meraviglioso fra Arbore e il generoso Erland che gentilmente ci concesse il camerino che con sfacciataggine avevamo già occupato».

Gli aneddoti non finiscono qui: «Le riprese in Puglia - prosegue il cineasta di Gravina - furono davvero all’insegna dell’avventura. Ci spostavamo spesso col mio camper. Dopo aver girato sulla Murgia, raggiungemmo il litorale. A Bisceglie fummo cacciati dai gestori di un albergo che non credevano fossimo una troupe cinematografica e ci presero per drogati. Mi ritrovai con un operatore gunto da Padova e l’attrice tedesca Agnethe Fossgard, che aveva recitato per Ermanno Olmi, in mezzo alla strada con le valigie. Feci finta di niente e dopo una serie di telefonate trovammo alloggio a Cassano Murge, in una struttura che disponeva solo di due stanze. In una si sistemò l’attrice tedesca che a Cassano trovò l’amore, nell’altra il direttore della fotografia Lorenzo Fiore con sua moglie. Fiore era alla sua prima esperienza in un lungometraggio - ricorda Cirasola -. Lui è l’autore di tutti i cinegiornali trasmessi tra gli anni ‘40 e i ‘60. Tutte le immagini della Puglia di quegli anni, ora negli archivi dell’Istituto Luce, portano la sua firma».

E lei dove dormì? «Insieme agli operatori mi sistemai nella roulotte, con la scusa che saremmo dovuti restare lì per evitare che ci rubassero gli attrezzi». La scusa funzionò. Dopo qualche giorno, i nostri si trasferirono a Mola e anche qui le sorprese non mancarono.

«Fummo ospiti del Gabbiano (albergo sul mare, ora prossimo alla demolizione, ndr) - ricorda - e registrammo le scene nello splendido Palazzo Roberti Alberotanza che prima, però, dovemmo far liberare dal guano e dai colombi morti. Nel salone grande, girammo una scena bellissima con Anna Maria Tisci Salatino, la moglie di Nico; girammo parecchie scene con Mario Mancini nella parte del casellante, Totò Onnis, Frank Lino (Franco Belviso) e Teodosio Barresi».

Già, Teodosio, l’attore deceduto pochi giorni fa, l’11 luglio. «A Teo mi legano tanti ricordi - dice Cirasola -. Prima di “Odore di pioggia” aveva recitato solo in spettacoli dialettali. Nel film recitò anche in inglese, nella parte di un gentleman, un colonnello della Royal Air Force in missione in Puglia. Dopo ancora, fu protagonista ne “Lacapagira” di Alessandro Piva e partecipò al mio “Bell’Epokèr”. È stato meraviglioso lavorare con lui», confessa il regista tradendo un filo di emozione per l’amico scomparso.
«Odore di pioggia» fu in realtà una «palestra» per molti attori pugliesi. Oltre a Onnis, Barresi e Arbore, tra gli altri interpreti ci furono Tommaso Di Ciaula, Mario Mancini, Grazia Daddario, Elia Canestrari, Gianni Colajemma e altri ancora. Il film «made in Puglia» è stato tradotto in inglese, tedesco, cinese e portoghese e presentato dalla Cina a Cuba, dal Nord al Sud Europa, dal Portogallo all’Egitto, precisamente al Cairo. Ha ricevuto numerosi premi internazionali in Francia, Portogallo, Corsica, in Belgio e nel 1991 il «Premio di qualità» assegnato dal ministero per i Beni e le attività culturali.

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