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IL RICORDO

Dieci anni senza Raimondo Vianello

Un protagonista tra varietà e cinema. Oggi 15 aprile una giornata Tv in suo omaggio

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Dieci anni senza Raimondo Vianello

«Se mi guardo indietro non ho pentimenti. Dovessi ricominciare, farei esattamente tutto quello che ho fatto. Tutto. Mi risposerei anche. Con un’altra, naturalmente». Sembra Ennio Flaiano, è Raimondo Vianello, scomparso dieci anni fa, il 15 aprile 2010. Aveva 87 anni. È una delle freddure, per certi versi molto british a dispetto dei natali romani, di un protagonista del Varietà che dopo la guerra trova nel piccolo schermo un nuovo, vastissimo palcoscenico. Battute, gag, scenette, duetti come quelli - indimenticabili - di Raimondo col suo «alter Ugo», il grande Tognazzi, che fu anche testimone delle nozze con Sandra Mondaini nel 1962 (erano già fidanzati da qualche anno). Spettacoli concepiti per scacciare i pensieri e fugare gli affanni nelle stagioni in cui l’Italia fa boom. Quando tutti - corrono gli anni Sessanta - si rimboccano le maniche per contribuire a un «miracolo economico» in grado di far dimenticare le miserie belliche. Tanto lavoro e conflitti acuti nelle piazze, ma, alla sera, relax. Ovvero, teatro o televisione realizzati con sapiente eleganza, rispetto per il pubblico e una raffinata ironia che oggi non avrebbe - e non ha - cittadinanza. «Addio Raimondo, che barba, che noia senza di te».

Riprendendo il tormentone coniugale che a lungo deliziò gli spettatori di Casa Vianello, il commiato fece capolino su Facebook. Sì, anche la giovane generazione dei social network apprezza la vecchia guardia dei Vianello e dei Bongiorno. Dinosauri dell’intrattenimento? Sarà, ma di loro resta traccia, mentre all’indomani di un qualsiasi reality show si stenta persino a ricordare i nomi dei partecipanti, molti dei quali s’inabissano nel nulla dopo qualche comparsata nelle discoteche di provincia. Sta nell’estrema sobrietà e nell’umiltà artigianale di chi si offre duttile alla scena, il segreto del «principe» Raimondo: alto, dinoccolato, aristocratico. Il che non gli impedisce la partecipazione a film dai titoli improbabili e di puntuale successo: Per qualche dollaro in meno, Siamo tutti pomicioni, Veneri in collegio, I figli del leopardo. Non mancano le sue incursioni nella satira «politica», al pari di Dario Fo, che come Vianello aveva aderito alla Repubblica di Salò. E, dopo la guerra, tra i compagni di internamento nel campo degli «alleati» nei pressi di Pisa, Raimondo incontra il grande poeta Ezra Pound, Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, Luciano Salce.

In una puntata di Uno due tre (1959) Vianello e Tognazzi sbertucciano il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, imitandone la caduta della sera prima nel palco d’onore della Scala, per colpa di un collaboratore distratto che gli ha sottratto la sedia. Con Gronchi c’è De Gaulle e i principali giornali non riportano l’episodio. Ebbene, in Tv Vianello toglie la sedia a Tognazzi che sta per accomodarsi e gli dice: «Ma chi ti credi di essere?». Tognazzi, sul pavimento, allarga le braccia rispondendo: «Tutti possono cadere!». Ride di cuore l’Italia intera e la Rai sospende il programma. Indimenticabili, tra gli altri, gli episodi di «Tito il toscano», come quello di Vianello che costringe la mamma-Tognazzi a ripetere lo scioglilingua «Tito tu t’hai ritinto il tetto, ma non t’intendi tanto di tetti ritinti». O, sempre sul versante linguistico e surreale, lo sketch dell’onorevole Vianello con un difetto lessicale curato - si fa per dire - dal medico Tognazzi (pura «neoavanguardia» quanto a scomposizione dell’ordine del discorso).

Altro collega d’avventure e savoir faire è Corrado, col quale nel Tappabuchi (‘67) Vianello dà vita a irresistibili siparietti. Senza dimenticare le gag di Raimondo-Tarzan del ‘77 o una certa vena «macabra», come nell’episodio dell’aspirante suicida che, su un cornicione, si persuade a desistere soltanto quando la moglie gli protende il loro bimbo neonato. Lui lo afferra, sorride malefico e lo lancia nel vuoto, poi rientra dalla finestra. «Amo l’umorismo “nero” – confidava Vianello –. Sandra l’ho fatta morire un sacco di volte. Purtroppo è sempre tornata». Insieme, la coppia ha attraversato mezzo secolo di televisione italiana, approdando tra i primi alla corte Fininvest di Berlusconi. In Casa Vianello, Sandra restò sola non per molto, scomparve pochi mesi dopo.

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Una giornata dedicata a Vianello nel decennale della scomparsa. protagonista di «Viva Raimondo!», rassegne-omaggio confezionate da “Cine34” e “Mediaset Extra”. Il doppio tributo è in programma mercoledì 15 aprile, dalle 8 del mattino a notte inoltrata: la celebrazione offre un’ampia selezione di pellicole, di sitcom, di film per la TV, di show di culto, completata da estratti de “I tre Tenori”, con Vianello in compagnia di Corrado e Mike Bongiorno.

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