Martedì 12 Novembre 2019 | 03:52

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Niente # per Omero

Forse neppure in Feltrinelli ne ricordano le copertine. La collana dei Franchi narratori, inaugurata nel 1975 da Padre padrone, ospitò anche Tuta blu del barese Tommaso Di Ciaula, l'Analisi in famiglia della foggiana Maria Marcone e le Ore perse di Caterina Saviane, figlia di Sergio, graffiante polemista e scrittore vero, a lungo critico televisivo dell'"Espresso" e tra i fondatori del "Male". Ma il libro di Gavino Ledda e il film che ne trassero i fratelli Paolo e Vittorio Taviani sono parte dell’educazione sentimentale, cioè politica, degli anni ‘70. Il montaggio è del grande Roberto Perpignani, le musiche di Egisto Macchi.

Protagonista del film è Omero Antonutti, friulano di confine, un bravissimo attore e un doppiatore di voci celebri (Sharif, Sutherland, Duvall), scomparso oggi a 84 anni. Roberto Rossellini, presidente di giuria a Cannes nel 1977, riuscì a far assegnare la Palma d’oro a Padre padrone. L’anno successivo toccò ad Ermanno Olmi vincerla con L’albero degli zoccoli. Non proprio due opere facili e pop, l’una recitata per gran parte in sardo, l’altra in bergamasco. Erano altri tempi - locuzione già senile...

Antonutti continuò a lavorare con i Taviani, dal magnifico La notte di San Lorenzo» (1982) a Kaos (1984), da Good morning Babilonia (1987) a Tu ridi (1998), ma recitò anche in film di Theo Angelopulos (Alessandro il Grande), Victor Erice (Sur), Carlos Saura, Miguel Littin, Fabio Carpi (Quartetto Basileus), Emidio Greco (Una storia semplice). Ha interpretato Michele Sindona in Un eroe borghese di Michele Placido e fatto parte del cast del malriuscito film italiano di Spike Lee, Il miracolo di Sant'Anna.

Niente # qui per Omero, con quel nome. Un pensiero, sì.

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