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La recensione

Alba nera
sull'Italia d'oggi

Una nuova protagonista per il noir ambientato nella Roma d'oggi. Una discesa agli inferi delle perversioni sessuali tra web e realtà. Con qualche spiraglio di speranza

Il nuovo romanzo di Giancarlo De Cataldo

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Alba nera sull'Italia d'oggi

Si chiama Alba Doria, è single, è bella ed è un commissario di polizia, con tanto di specializzazione - conseguita in America - per individuare psicopatici seriali scandagliando il dark web, «la parte oscura della Rete, un luogo dominato dall’illegalità». È l’icastica protagonista del nuovo romanzo di Giancarlo De Cataldo, Alba nera, da poco in libreria per i tipi di Rizzoli (pagg. 312, euro 19,00). La donna ha fra i trenta e i quarant’anni e un curriculum brillante sin da quando era la migliore al poligono di tiro nel corso allievi, dove si legò a due colleghi, detti il Biondo e il dottor Sax. Il primo è un investigatore combattivo e tormentato, un lupo solitario con la passione divorante per la strada, un po’ alla maniera di Philip Marlowe. Alba ebbe una storia d’amore con il Biondo, invero mai smaltita del tutto. Il secondo ha fatto carriera diventando un funzionario dei Servizi segreti, anche grazie al matrimonio con la figlia di un generale. «Sax» deve il soprannome agli anni in cui era un provinciale povero con il talento del jazz, che occasionalmente continua a suonare nei ritagli di tempo dei giochi di potere. Eh già, corruzione e intrighi non mancano - vedremo - nell’«Italia del cambiamento» dei nostri giorni.

Nel noir del sessantenne magistrato e scrittore tarantino a Roma, il formidabile terzetto è alle prese con il caso di una ventenne ungherese, tale Veronika, ritrovata in fin di vita in un casale diroccato della periferia romana il cui degrado fa rimpiangere le borgate di pasoliniana memoria. Veronika è stata ridotta malissimo dalle torture di un maniaco sessuale e sfugge al colpo finale di due giovinastri latinoamericani, pagati per farla fuori, grazie a un’irruzione casuale del Biondo.
È l’inizio di un’avventura che si rivela una discesa agli inferi della realtà e di internet, frequentati da ambienti altolocati della politica o della finanza in cerca di piaceri proibiti. Da «quelle sentine di crudeltà e di vizi», per dirla con la lingua settecentesca di Ludovico Muratori, riaffiora alla ribalta un caso simile di dieci anni prima. La vittima? Una prostituta chiamata la Sirenetta a causa di un piccolo tatuaggio disneyano. Il corpo era martoriato da cinquanta coltellate e illividito dalle «corde che stringevano le braccia, il seno, le gambe, la pancia; corde passate sotto il collo, corde intrecciate per sospendere corpi nello spazio, corde incrociate per reggere due corpi». Di che si tratta? Alba lo sa: «Lo shibari è un’antica tecnica di legatura giapponese, con una forte valenza erotica. È una delle possibili forme di bondage, in effetti, ma molto... non so come dire...». Molto impietoso, sadico, efferato, barbaro, ferino, snaturato, sanguinario. Chi si era accanito sulla Sirenetta è lo stesso uomo che ha seviziato la ragazza salvata dal Biondo?

De Cataldo fa salire il lettore sull’altalena del tempo che dondola fra ricordi e agnizioni con invidiabile fluidità. L’indagine irretisce i tre detective perché nessuno di loro può dirsi completamente estraneo ai fantasmi dell’odio. A cominciare da Alba che è in terapia da uno psicoanalista perché in preda alla «Triade Oscura, un cocktail di narcisismo, sociopatia e capacità manipolatoria». Una sindrome, filosofeggia Doria fra sé e sé, «che colpisce indifferentemente i vincenti e i naufraghi del vivere. La Triade può spingerti al trionfo o all’inferno. Chi ha la Triade è un predestinato. A cosa? Ecco il vero dilemma. Alla luce o alle tenebre?».

Qualunque «giallo», secondo un’acutissima annotazione di Leonardo Sciascia, «è letteratura di nevrosi, nevrosi di una società che ha perduto il senso del sacro» (in Il metodo di Maigret, Adelphi 2018). Resta il fatto che di luce ve n’è ben poca in questa Roma livida, sozza e piovosa, una Suburra che s’allarga a macchia d’olio dal cuore dell’Urbe con i suoi ineffabili poteri forti dalla carne debolissima. Il sadomasochismo perverso e lo «schiavismo volontario» di giovani donne in cerca di lauti guadagni sono, sì, elementi essenziali della trama, ma anche metafore di un mondo. «Predatore del lutto, uomo» - recita un aforisma di Elias Canetti, premio Nobel per la Letteratura nel 1981, che si attaglia agli esiti di Alba nera, inclusa la scoperta di una mela marcia (vietato spoilerare altro). «A qualcosa, tutto questo odio dovrà pur servire», pensa la protagonista reduce dal consueto pomeriggio domenicale a casa della madre con le amiche di lei. Giocano a carte e diffondono il contagio del rancore: «Che si fottano i miserabili, i poveri, le zoccole e i dannati della Terra». 

Giancarlo De Cataldo ha da sempre l’attitudine balzachiana a concepire un ambiente che contiene in fieri il tema del libro e lo sviluppo dei personaggi. Fa testo innanzitutto Romanzo criminale (Einaudi 2002), titolo allegorico capace di iscrivere e descrivere un periodo della storia italiana, gli anni Settanta della Banda della Magliana, i cui effetti si fanno ancora sentire. Più di recente, Suburra e La notte di Roma scritti da De Cataldo con Carlo Bonini, e soprattutto il film e le serie Tv omonimi, hanno contribuito all’affermarsi di una sorta di primato esclusivo del Male nelle fiction. Una mattanza senza spiragli per l’innocenza. Adesso invece Alba nera apre qualche spiraglio lungo il confine tra l’odio e un possibile riscatto. Si rivedono i buoni e in testa c’è una donna, Alba Doria, che presto tornerà in azione... Scommettiamo?

Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 26 maggio 2019

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