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Pericoli in mare: massima allerta per i pesciolini velenosi

Pericoli in mare: massima allerta per i pesciolini velenosi

Nell’aculeo, è nascosta una vescica velenosa che, quando il pesce ferisce, si accomoda nella ferita e qui vi rimane a far danni

19 Giugno 2022

Nicola Simonetti

Una mela al giorno

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Non solo meduse, né ricci e compagnia bella (si fa per dire) ma, nel mare, possiamo incontrare le razze e i pesci velenosi (tracine, scorfani, lions fish ecc.) i quali si camuffano da innocui ma che, invece, nascondono nel proprio dorso o nella pelle del ventre oppure nella coda, pericolosi aculei coperti da una guaina. Nell’aculeo, è nascosta una vescica velenosa che, quando il pesce ferisce, si accomoda nella ferita e qui vi rimane a far danni. Questi consistono, soprattutto, nel determinare, nella zona interessata, una diffusa vasocostrizione che costringe i vasi sanguigni presenti a restringere la propria cavità e, quindi, ridurre o bloccare la circolazione del sangue.

Ne deriva che quella parte del corpo resterà con poco o niente sangue, i tessuti non saranno ossigenati e, per loro, sarà subito cianosi e, poi, necrosi, cioè morte oppure difficoltosa guarigione e infezione garantita. Il malcapitato avvertirà subito dolore marcato nella parte interessata dal trauma, senso di malessere generale, salivazione, nausea, vomito, diarrea, crampi muscolari, febbre, cefalea, aritmia. Decorso ed esito sono in rapporto alle modalità di formazione della lesione, dal luogo, dalla regione del corpo interessata, dalla quantità di sangue perduto e non sostituito.

Molto dipende anche dal tempo intercorso tra lesione ed inizio di terapia adeguata che va riservata. Ovviamente, al medico. Subito dopo la lesione, opportuno lavare la parte con acqua fresca, pulita, salata o dolce e rimuovere, se possibile, eventuali corpi estranei. Sarà bene mantenere l’immersione della lesione per una ventina di minuti Quindi l'emostasi dopo aver mantenuto la parte lesa in immersione in acqua calda (40-45 gradi Celsius), per almeno mezz’ora, sufficiente perché si attenui il dolore che, di solito, è notevole.

Il medico, che deve essere contattato quanto prima possibile deciderà se trattare il paziente ambulatorialmente od a domicilio oppure con ricovero ospedaliero. Temibile è l’infezione che ritarda ad orientarsi verso la cicatrizzazione (per prima intenzione) oppure l’instaurarsi di fenomeni di necrosi della cute e dei tessuti molli. Il loro trattamento è di natura specialistica e potrebbe anche richiedere trattamento antibiotico Va ricordato che l’aculeo che il pesce ha inserito nel soggetto è radiopaco e, quindi, esso o suoi frammenti non potranno essere scovati con controllo radiologico. Traumi, morsi e lacerazioni i polpi, le murene, i barracuda e gli squali. Possono aggredire e provocare ferite anche profonde, escoriazioni, abrasioni, lacerazioni da morsi con perdita di sostanza e immissione di veleni. Si tratta di situazioni al limite che vanno subito trattate, preferibilmente dal medico in ambiente sanitario idoneo, con lavaggio abbondante con acqua (meglio di sconsigliabili benzina, olio, forti ossidanti ed analoghi) ie pulizia chirurgica (toilette). Mai affidarsi ad un qualche praticone o a trattamentoi empirici (c’è chi urina sulle ferite giustificando latto con il paragonare questo liquido ad una soluzione vegeto-minerale. Errore grave e rischio conseguente.. Esperienza insegna che soprattutto le ferite che superano i 20 cm di lunghezza sono a rischio.

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