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Occhio alle meduse in mare: i consigli del medico

Occhio alle meduse al mare: i consigli del medico

Un piccolo vademecum per curarsi dalle punture delle meduse in acqua

17 Giugno 2022

Nicola Simonetti

Una mela al giorno

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Estate, mare ed è subito la medusa che ne “avvelena” il piacere. Si tratta di impalpabili creature marine, belle da vedere ma con la proibizione di sfiorarle poiché esse, che hanno capacità urticanti, si vendicano causando prurito, fastidiosi i bruciori, eritemi e qualche volta anche delle ferite e cicatrici, allergie, possibile shock anafilattico. Raramente, nei nostri mari, si possono incontrare esemplari veramente pericolosi.

“Il fatto che le meduse siano sopravvissute per 650 milioni di anni nonostante non abbiano un cervello - dice un aforisma figlio della ironia inglese - dà una speranza a molte persone”. Alcune specie (Turritopsis nutricula) sono dette “immortali” perché ringiovaniscono e mandano indietro il proprio orologio biologico ed il loro segreto permane tuttora. Tra le specie pericolose che popolano il Mediterraneo troviamo la Pelagia noctiluca (cappello di circa 20 cm, rosa o viola) con tentacoli lunghi fino a 2 metri), la Carybdea marsupialis: da cui guardarsi poiché il semplice sfioramento può causare uno shock anafilattico.

Ma basterà tamponare la lesione con pezze o sassi caldi (il veleno è termolabile) in attesa del soccorso medico. L’affascinante Aurelia aurita: bellissima da vedere e con un disegno di quadrifoglio sul proprio “ cappello”, può causare dermatiti. La Rhopilema nomadica: è un’infiltrata, un’immigrata in Mediterraneo. Si distingue per l’alta potenza urticante e il suo incedere in branco. La Chironex fleckeri o cubo medusa può causare, sia pur raramente, reazioni locali ritardate e, nei casi più gravi (dopo 20-30 minuti) marcata ipotensione, collasso cardiovascolare che deve essere subito affrontato in ambiente medico attrezzato potendo, a volte, anche porre in pericolo la vita.

Tornare subito a riva e accertarsi che, sulla superficie del corpo, non siano residui di tentacoli della medusa. La stessa acqua di mare può “annacquare” eventuali tossine ma è consigliabile ricoprire la parte di pelle interessata con gel  base di cloruro d’alluminio o con aceto (ac. acetico 5%) e lavaggio dell’area colpita con acqua salata per rimuovere i nematocisti residui sulla cute Il veleno che contengono i tentacoli può causare dermatonecrosi, emolisi o reazioni neurotossiche di differente gravità. L'anafilassi è rara. Il dolore può persistere 2 -3 giorni e si circoscrive con eruzioni lineari eritematose.

Quali effetti collaterali generali, si possono, a volte, presentare malessere indistinto oppure nausea, cefalea, vertigini, dispnea, reazioni cutanee diffuse, mal di testa, nausea, vertigini o difficoltà respiratorie. Chiedere subito soccorso e raggiungere una postazione di soccorso sanitario. Non strofinare – come spesso è suggerito - le lesioni con sabbia né applicare impacchi di urine. Un metodo efficace per rimuovere i nematocisti è applicare sulla parte crema da barba e rimuovere con rasoio.

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