Sabato 17 Novembre 2018 | 22:19

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L'handicap ai Tamburi

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

I disabili sono sempre più soli. Nonostante la recente approvazione sul «Dopo di Noi» con una legge da più parti contestata, le persone con handicap si sentono sempre più abbandonata dalle Istituzioni e la loro rabbia, quando va bene, si sfoga in sordi mugugni. Ne è una prova la recente Marcia per la sopravvivenza svoltasi a Taranto in cui le persone con disagio motorio e fisico, hanno attraversato le vie della città vecchia, martoriata dai drammi ambientali dell'Ilva, per far sentire la loro voce e gridare il loro bisogno di essere considerati cittadini e fruitori di diritti.

«La politica ci ha deluso», avverte Francesco Vinci, presidente dell'associazione «Contro le barriere», che ha organizzato la manifestazione, la nostra è una lotta quotidiana, contro i parcheggi che non troviamo, contro gli scivoli immancabilmente ostruiti dai parcheggiatori abusivi e noncuranti, che non hanno in alcun conto le esigenze dei disabili e sostano sempre sulle strisce gialle a noi riservate, contro le scale che non potremo mai salire, contro i bagni troppo stretti perché ci possiamo accedere, contro l'indifferenza di chi si volta dall'altra parte o mette la testa sotto la sabbia, contro chi si nega il diritto ad un lavoro dignitoso, contro chi non riconosce il nostro diritto ad un amore e una sessualità ed affettività consapevole, contro chi ti considera, sempre e comunque un pargoletto da accudire anche alle soglie dei 50 anni, contro chi non ti interpella e si arrabatta in politica fatta di provvedimenti tampone che non risolveranno mai il problema.

Alla Marcia della sopravvivenza di Taranto, nonostante la buona volontà dell'Associazione «Contro le barriere» e dei suoi organizzatori, i disabili erano molto pochi, forse gli altri erano chiusi in casa nella propria disperazione. Avevano perso anche la voglia di uscire di casa e di indignarsi. La rabbia, o meglio l'indignazione, quando è giusta e motivata è una forma di vita. I disabili continueranno a vivere a lottare ogni giorno.

Parafrasando Primo Levi, l’handicap non finisce, l’handicap è sempre, come la guerra per la sopravvivenza. I disabili sono uomini e donne, non lasciamoli soli. Soprattutto al Sud, soprattutto a Taranto. Città bellissima e forse dimenticata, dove spesso, ci si sente discriminati due volte.

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