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Abusivismo a tutta forza

Estetisti e parrucchieri: «Noi a casa ma c’è chi da casa fa il furbo»

Inquadrati dal CCNL come artigiani, ma chiamati a comportarsi da imprenditori e verso i quali non è stato versato alcun contributo

L'eco dell'ambiente

Federica Marangio

Federica Marangio

Uno spazio per stimolare la conversazione con i cittadini sull'eco dell’ambiente nella nostra salute. Commenti e opinioni a federicamarangio@gmail.com

Estetisti e parrucchieri: “Noi a casa, ma c’è chi da casa fa il furbo”

“Noi chiamati a lavorare in condizioni da sala operatoria, mentre l’abusivismo dilaga. Ci chiedono di indossare persino i calzari, ma noi a guanti e mascherine siamo abituati da un pezzo”.

Tanto dichiara Roberta Negri, titolare di Beltà Centro Estetico, a nome e in rappresentanza di estetisti e parrucchieri del Comune di Copertino. Loro non hanno alcuna intenzione di forzare i tempi dettati dall’ultimo DPCM, ma sono esasperati dinanzi al manifestarsi reiterato di episodi che minano il loro lavoro.

Se a loro – privati tra le altre cose di una associazione di categoria – sta a cuore il limitare del contagio e hanno da sempre lavorato in totale sicurezza tanto non può dirsi per chi fa da sè. Eufemismo questo per identificare quanti lavorano in nero. E, finché questa modalità assume carattere episodico e non presuppone un propagare dei rischi, nessuno fa la guerra a nessuno, ma la situazione cambia quando Facebook diventa canale di trasmissione di messaggi in cui non si ha neppure la decenza di nascondersi. È questo il caso di una presunta “estetista” che, lavorando da casa rivolge a se stessa e, pubblicamente, attraverso il proprio profilo, quesiti su come comportarsi con i dispositivi di protezione di volta in volta utilizzati.

Sorvolando sulle critiche sollevate da questo post la cui autrice se ne infischia di dichiarare urbi et orbi la modalità in black working più che smart come sarebbe ammesso, critiche che hanno comportato 667 commenti al vetriolo, è bene soffermarsi sul fatto in sé: la sedicente estetista che lavora da casa si sente autorizzata a chiedere indicazioni sul da farsi e su come procedere per tutelare le sue clienti. La riapertura per estetisti e parrucchieri, è prevista per il primo giugno.

“Noi attenderemo senza battere ciglio, ma a quanto pare, c’è già chi si sta organizzando. Riflettiamo. Chi meglio di noi è in grado di lavorare, tutelando il rapporto uno ad uno? Chi è abituato al rispetto di orari e di appuntamenti presi per tempo? Nei nostri centri non è dato parlare di assembramento, non si è mai vista calca o fila.  Noi che abbiamo dimestichezza con guanti e mascherine e igienizziamo i dispositivi che utilizziamo su ogni cliente, noi che facciamo costante uso di presidi medico chirurgici sin da prima del Covid-19, noi insomma che sapremmo come comportarci per garantire sicurezza e igiene, siamo le ultime ruote del carro”.

Con questo sfogo Roberta Negri svela i retroscena di estetisti e parrucchieri, inquadrati dal CCNL come artigiani, ma chiamati a comportarsi da imprenditori e verso i quali non è stato versato alcun contributo, ma è stato chiesto di chiudere immediatamente e di riaprire dopo tutti.

“Il punto non è neanche la data. È che ci sentiamo presi in giro da chi impunemente lavora in nero in un momento in cui gli sforzi di tutti noi sono tesi nella stessa direzione: limitare il contagio. Chiediamo di essere tutelati e di avere voce in capitolo. Chiediamo che venga almeno ridotto o annullato il pagamento delle tasse. Chiediamo di essere visti e non di essere trattati come fantasmi, noi che ci prendiamo cura proprio dell’aspetto di tutti”.

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