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Da Berlino a Bari un occhio alla plastica

L'eco dell'ambiente

Federica Marangio

Federica Marangio

Uno spazio per stimolare la conversazione con i cittadini sull'eco dell’ambiente nella nostra salute. Commenti e opinioni a federicamarangio@gmail.com

Da Berlino a Bari un occhio alla plastica

Passeggiando per le vie di Berlino, appare ben presto evidente come l’attenzione per l’ambiente sia una costante e non certo un trend del momento. Pur mettendosi alla ricerca, risulta difficile scorgere immondizia di qualunque tipo e ci si domanda quale sia il sistema che consente un controllo così capillare. La gente che frequenta la capitale tedesca di nove volte più grande di Parigi è tantissima, eppure un tacito codice consente un comportamento civile e corretto che si riflette anche per le vie linde e nei gesti. Nei locali e nei negozietti campeggiano slogan per incentivare un uso più consapevole della plastica. Mi ha colpito, in particolare, in una comune catena di fast food, un cartellone che incoraggiava a consegnare la bottiglia d’acqua, una volta che si fosse consumato il contenuto. Così facendo, il fast food restituisce 25 centesimi e la bottiglia potrebbe essere riciclata. Consegnando la bottiglia viene emesso un regolare scontrino che attesta il rimborso di 25 centesimi sul reso. Questa buona pratica può essere adottata, ma anche a Bari si leva forte e chiara la necessità di limitare l’utilizzo della plastica. In un bar a due passi dal Politecnico, luogo particolarmente frequentato maggiormente da studenti e docenti, compare un cartellone – in foto – che mette in evidenza l’obiettivo da raggiungere. Come? Sostituendo la plastica con la pratica borraccia personale che può essere ricaricata di un litro a 80 centesimi e 40 per mezzo litro. “Insieme si può” si legge ancora. Il senso di instillare comportamenti virtuosi che possono diventare comuni, in quanto assunti dalla collettività, e non più dominio di pochi, diviene un motto di squadra. “Insieme si può”. A Berlino, ma forse senza andare tanto lontano anche da queste parti, non mancano situazioni sporadiche di gente che a tutela dell’ambiente decida di “scioperare”. Quando però non si genera uno spirito di squadra, forse serve a poco, oppure no. Non la pensa così, la donna sulla quarantina, madre di una bambina che due giorni fa, aveva occupato con il suo corpo, in una posizione non proprio comoda, facendo molto freddo, un blocco di cemento antistante il Bundestag, l’edificio del Parlamento. “Voglio scioperare per il clima – ha affermato -. Lo faccio anonimamente perché il mio nome non aggiunge alcunchè. Intendo aumentare la sensibilità della gente che passa da qui su un tema che non è più differibile sulle agende dei politici di questi maestosi palazzi. Non mi muoverò da qui senza aver parlato con loro. Non chiedo condizioni, solo di guardare all'ambiente considerandolo come se fosse casa nostra, preoccupandocene". 

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