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Venezia, quell’hotel del Lido uno scrigno di tradizioni

Torino, in quelle stanze le ultime ore di Pavese

«La Meridiana», nato nel 1930, da Joan Fontaine a Madonna

29 Luglio 2022

Barbara Bonura

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Barbara Bonura

Quante storie si nascondono nelle mura di un hotel. Il diario di bordo scritto da Barbara Bonura negli alberghi più belli e suggestivi dello Stivale.

Può capitare che l’ospitalità incontri l’arte. Almeno in sequenza temporale... Alla Biennale di Venezia del 1930 fu di scena Modigliani con una retrospettiva a lui dedicata. Un evento che consentì agli appassionati d’arte di conoscere più da vicino Modì, le sue opere e il suo legame indissolubile con la Serenissima dove visse qualche anno studiando presso l’Accademia di Belle Arti e dove frequentò artisti, vedi Umberto Boccioni, che come lui soggiornavano nella città lagunare.

In quello stesso 1930, nel versante del Lido di Venezia, Giuseppe Tramontin, imprenditore dell’ospitalità, era invece impegnato in un’altra opera: costruire l’Albergo La Meridiana per affidarne la gestione alla sorella. A seguire i lavori fu l’architetto Rossatto, celebrità dell’epoca. Per motivi personali tuttavia, la sorella non potè occuparsi dell’hotel e tutto andò nelle mani della figlia di Giuseppe, donna Linda, che se ne prese cura come una sua creatura fino al 1974. Una volta ritiratasi, a prendere le redini della situazione fu la nuora Maria Luisa. Oggi a capitanare l’impresa è il figlio di Maria Luisa, Gianluca Regazzo, con accanto la dinamicissima moglie Stella.

Il passaggio generazionale si è compiuto in modo diretto, mentre la storia ha scandito i suoi tempi. L’hotel è sostanzialmente la testimonianza di una famiglia e della sua vocazione per l’ospitalità.

Bello rileggerne il percorso. Sin da subito «La Meridiana», che prende il nome dal grande orologio solare presente sulla facciata, conquista un certo status. Viene scelto da famiglie di industriali del nord, che provenivano da Padova o da Milano e soggiornavano anche un mese e più, con il consueto su e giù del pater familias diviso tra il lavoro e il fine settimana con i propri cari.

Proprio La Meridiana si attesta tra le prime stazioni balneari con le capanne sulla spiaggia. Del resto, sin dalla fine dell’Ottocento, «tutto il meglio che c’è» si compiva al Lido: feste, concerti, spettacoli, rinfeschi spettacolari sulle terrazze. La «movida» del tempo era tutta concentrata lì. Fino a che si comprese che lo splendore di quel luogo si poteva vivere anche e soprattutto sulla spiaggia. Ecco così che il Lido diventa la stazione balneare più ricercata d’Italia e poi anche d’Europa (non è un caso che anche la Mostra di Venezia si sia accomodata qui). E «La Meridiana» intanto cresceva...

«Quando c’era la nonna io venivo con i miei a trovarla, ma non abitavamo nell’albergo – racconta Gianluca –. Ricordo che mi raccontavano che nel periodo dell’occupazione tedesca avevano fisicamente la Wehrmacht in casa. Perché i tedeschi requisivano gli alberghi e si stabilivano in questi spazi senza se e senza ma. Poi abbiamo avuto gli inglesi. Pensare che alcuni di loro sono venuti a trovarci perché si ricordavano tutto del loro soggiorno da noi. Avevano con sé delle foto che documentavano la loro esperienza vissuta qui alla Meridiana».

Oggi l’hotel è il luogo dei fedelissimi del Festival del Cinema. Ci sono stati attori di calibro come Joan Fontaine, Philippe Leroy è assiduo frequentatore, lo scrittore barese Nicola Lagioia vi ha scritto parte del suo romanzo La Ferocia. Ma soprattutto ogni anno i selezionatori della Mostra del Cinema confermano la loro presenza nell’hotel che ha l’aria di uno chalet di altri tempi. Un parterre di cui Stella conosce (e asseconda) ogni piccola esigenza. Perché vi è una forte componente di repeat guests, ospiti che scelgono di soggiornarvi con regolarità e continuità.

Sorprendente anche la presenza di una giovanissima Madonna. «Mia nonna non sapeva bene chi fosse – racconta Gianluca -. Questa artista così particolare era proprio agli inizi della sua carriera. Venne qui per girare il video di Like a virgin, il brano che sostanzialmente l’ha consegnata al successo. Ma non era ancora famosa e mia nonna davvero non aveva confidenza con questo genere. Non fu fatta nemmeno una foto e noi oggi possiamo solo raccontarlo. Pensare che sarebbe diventata in pochissimo tempo la star che è ancora oggi».

«A volte combattiamo con le richieste più bizzarre – dice divertita Stella –. Ad esempio ci chiamano per chiederci se a Venezia si può arrivare in piazza San Marco con la macchina. Sarà che io amo talmente questo lavoro, ma ogni cosa mi sembra divertente. E penso: ce la posso fare. Noi consideriamo La Meridiana più una casa di famiglia che un hotel a tre stelle. La prima cosa che per noi ha valore è l’ospitalità».

Chissà se i figli di Gianluca e Stella prenderanno la staffetta, come quarta generazione alla Meridiana.

«Sono ancora troppo piccoli – dice Stella -. Ma comunque prima dovranno andare a farsi le ossa altrove. Poi potranno seguire la Meridiana. Se proprio necessario».

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