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Lunedì 18 Dicembre 2017 | 17:16

l'audizione

Ilva, altri 800 milioni
impiegati nella bonifica

È l'impegno assunto in Parlamento dall'amministrazione straordinaria

di Domenico Palmiotti

TARANTO - Trecento milioni del miliardo e 100 affluito all’Ilva con la transazione firmata dai Riva (i soldi rientrati dall’estero) sono già stati impegnati in opere di bonifica del siderurgico. Gli altri 800 restanti seguiranno lo stesso cammino, verranno cioè utilizzati nelle aree dello stabilimento di Taranto che rimarranno all’amministrazione straordinaria e non saranno prese in carico da Am Investco Italy, la società formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia che a giugno, battendo la concorrenza di Acciaitalia, dove c’era Jindal e Cassa Depositi e Prestiti, si è aggiudicata la gara lanciata dai commissari Gnudi, Carrubba e Laghi.

E sono stati proprio i tre commissari a fare ieri pomeriggio il punto della situazione nell’audizione alla Camera davanti alla commissione Ambiente presieduta da Ermete Realacci del Pd. Il miliardo e 100 milioni arrivato nelle casse dell’Ilva è solo una parte delle risorse in campo per il risanamento ambientale dell’acciaieria. A questi soldi si deve infatti aggiungere il miliardo e 200 di Am Investco Italy che però sarà finalizzato soprattutto agli impianti e alla sostenibilità del ciclo produttivo. A fine luglio Am Investco Italy ha presentato la sua proposta e chiesto una serie di modifiche al piano ambientale in vigore, normato a marzo 2014 con un Dpcm.

Quelle modifiche, però, così come l’impostazione delineata da Am Investco Italy, non piace. Prova ne sono le critiche arrivate al ministero dell’Ambiente sotto forma di osservazioni (16 quelle presentate tra cui Regione, Arpa e Comune di Taranto). Ma ieri alla Camera uno dei tre commissari dell’Ilva, Carrubba, ha rammentato come il piano ambientale presentato da Am Investco Italy sia «conforme al parere rilasciato dal ministero dell’Ambiente».

E in effetti quel piano nasce dopo le integrazioni e le modifiche fatte fare dagli esperti del ministero prima che si chiudesse la gara. Passaggio obbligato, questo, perché se Am Investco Italy, come anche Acciaitalia, non avesse «obbedito», automaticamente sarebbe stata messa fuori gara. E allora i tempi di intervento, che tutti coloro che hanno presentato le osservazioni al ministero, ritengono eccessivamente dilatati? «Am Investco Italy - ha spiegato Carrubba - ha proposto delle modifiche temporali così come gli era stato concesso dalla normativa. In realtà non tutti gli interventi saranno completati per il 2023».

Per la copertura dei parchi minerali, per esempio, l’intervento «principe» della bonifica, Am Investco Italy ha promesso 36 mesi di lavori dal subentro. Ma anche qui ci sono proteste perché si rammenta che il termine assegnato precedentemente era di 24 mesi. Tracciando invece un bilancio di quello che i commissari hanno fatto, Carrubba ha detto: «Alcune prescrizioni Aia sono state completate, altre sono in uno stato avanzato. La copertura dei nastri trasportatori è al 65 per cento, gli altiforni 1, 2 e 4, quelli in marcia, sono stati risanati, e oltre il 50 per cento degli edifici che contengono materiali pulvirulenti, sono stati coperti. Il processo virtuoso va avanti. Pensiamo che in questo percorso c’è ancora molto da fare ma, di sicuro, è un percorso positivo di sempre maggiore compatibilità ambientale con l’area tarantina».

Quel molto da fare citato da Carrubba, chiama in gran parte in causa Am Investco Italy cui toccheranno una serie di lavori. Oltre a coprire il parco minerali e a finire di coprire i nastri trasportatori, dovrà rifare l’altoforno 5, fermo da marzo 2015, e demolire l’altoforno 3. Infine, il nuovo piano ambientale dovrebbe ricevere il via libera a fine mese, quando è atteso, in proposito, il nuovo Dpcm da Palazzo Chigi.

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