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al don uva di Potenza

Maltrattavano i pazienti
sette arresti ai domiciliari

Coinvolti tre medici, due infermieri, un animatore e nove operatori socio-sanitari. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 hanno subito maltrattamenti 28 pazienti, tutti ricoverati per diverse patologie

paziente maltrattato

POTENZA - Calci, pugni, offese e qualcuno anche legato al letto con le lenzuola: è la vita - vissuta per mesi in un clima di «inaudita ferocia» - del reparto «M6», l’ex ortofrenico del centro di riabilitazione «Opera Don Uva» di Potenza, interrotta stamani dall’arrivo dei Carabinieri, che hanno arrestato sette operatori e notificato il divieto di dimora ad altri otto. Le accuse sono gravi: maltrattamenti aggravati e continuati per tutti, sequestro di persona per due.
Fra gli otto divieti di dimora spicca il nome del direttore del reparto, Agatino Mancusi, in passato consigliere e assessore regionale della Basilicata in quota Udc. I sette agli arresti domiciliari sono sei operatori socio-sanitari (Giuseppe Cirigliano, Antonio De Bonis, Romeo De Mitri, Franco Faticato, Antonio Iannielli e Nunzia Angela Fiore) e un animatore, Nicola Valanzano. Il divieto di dimora è stato consegnato a tre medici: oltre a Mancusi, sono Giuseppe Andrea Gaetano Morelli e Fabrizio Volpe; a due infermiere, la coordinatrice Filomena Monaco e Maria Rosa Casella; e a tre operatori socio-sanitari, che sono Fortunato Genzano, Francesco Minicozzi e Cosimo Nicoletti.

Finire nel reparto «M6» del «Don Uva» è stato, per 28 pazienti classificati con patologie medio-gravi, la cosa peggiore che potesse loro capitare. Tra maggio 2015 e il febbraio scorso hanno dovuto subire di tutto e tutto è stato documentato da telecamere nascoste piazzate dai Carabinieri, che hanno catturato «atti di violenza sia fisica sia psicologica», fissate in immagini «di particolare crudezza», come le ha definite davanti ai giornalisti il Procuratore della Repubblica di Potenza, Luigi Gay.

Qualche esempio: pannoloni cambiati senza prima lavare i degenti, letti «costituiti non da normali reti metalliche ma da una specie di gabbia in metallo», servizi igienici insufficienti e senza sanitari per disabili, letti arrugginiti e allestiti, «quasi tutti», con materassi, federe e lenzuola su cui «erano ben visibili segni di pregressa contaminazione fecale, urinaria e di macchie ematiche». Non basta, nel reparto M6 alcuni pazienti sono stati «percossi ed offesi con inaudita ferocia» e qualcuno è stato anche «legato mani e piedi con delle lenzuola alla spalliera del letto».

Era inevitabile che qualche paziente finisse al pronto soccorso dell’ospedale per ferite e lesioni di vario tipo: è successo in almeno due casi, secondo quanto reso noto oggi da Gay (la Procura indaga su 18 persone, oltre alle 15 raggiunte oggi dai provvedimenti emessi dal gip ed eseguiti dai Carabinieri del Nas). L’inchiesta è cominciata quando la parente di uno dei pazienti - ricoverati a Potenza ma provenienti da diverse regioni - ha notato qualcosa che non andava nel comportamento del personale e ha presentato una denuncia ai Carabinieri. Il primo passo sono state le telecamere nelle corsie del reparto M6, in funzione per tre mesi: immagini, alcune con raccapricciante sonoro delle grida dei degenti, incapaci di parlare, farsi capire e chiedere aiuto.

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