La strategia per ridurre le liste d’attesa passa anche dal taglio delle prenotazioni inutili o duplicate. E così ieri, mentre l’assessore Donato Pentassuglia incontrava i direttori generali e sanitari e alcuni dirigenti delle Asl, sono scattate le limitazioni già previste in una circolare che il dipartimento Salute ha diffuso a luglio: servono a evitare comportamenti opportunistici che - anche involontariamente - possono peggiorare la situazione.
Da ieri dunque i medici di medicina generale non possono più inserire due prescrizioni identiche per lo stesso assistito: serve a evitare che il cittadino possa (come a volte avviene) prenotare lo stesso esame o la stessa visita con due priorità diverse, occupando due posti. Tuttavia già dopo poche ore diversi medici (e alcune Asl) hanno fatto notare un effetto collaterale: siccome molte strutture non registrano correttamente le prestazioni effettuate, il medico si trova nell’impossibilità di prescrivere (poniamo) le analisi di verifica dopo un trattamento antibiotico perché rileva una prescrizione identica ancora pendente. In serata dunque il Dipartimento ha sospeso questo blocco: verrà emesso soltanto un «avviso» per invitare il medico a verificare la doppia prescrizione.
Le istruzioni date ai medici territoriali e agli ospedalieri, contenuti nella circolare di luglio, sono in effetti per gran parte rimaste sulla carta. La più importante è quella che impone ai reparti ospedalieri di occuparsi della presa in carico dei pazienti: deve essere lo specialista, insomma, a prescrivere le visite e gli esami di controllo, senza costringere il paziente a tornare dal medico di base. E quindi creando delle agende di prenotazione ad hoc per il follow-up. Ma questo approccio, previsto anche per legge, è in gran parte inattuato ed è uno dei motivi del mancato rispetto dei tempi massimi di attesa: se non vengono create liste di prenotazione riservate, chi ha subito un intervento oncologico aspetta la risonanza magnetica di controllo insieme a chi ha dolore al ginocchio.
Nella circolare di luglio era previsto anche di distinguere in fase di prescrizione prime visite e visite successive (è stato fatto), impedendo l’inserimento del codice di priorità per i controlli (dovendo essere lo specialista a prenotarli nell’agenda riservata). L’avvio di alcune di queste misure, spiegano dal dipartimento Salute, ha consentito di ottenere qualche miglioramento, ma c’è ancora molto da lavorare sia sul fronte organizzativo che su quello informatico.
Ieri Pentassuglia, insieme al capo dipartimento Vito Montanaro e alla direttrice dell’Aress Lucia Bisceglia, ha incontrato i vertici delle aziende sanitarie per parlare ancora una volta di liste d’attesa e dell’emergenza Pronto soccorso. Il tema è stato affrontato anche con i direttori sanitari, i capi dipartimento e i direttori del 118. È emerso che il solo Policlinico di Bari accoglie oltre 90mila persone l’anno, pari a oltre l’8% del totale degli accessi regionali. Seguono il «Fazzi» di Lecce (69mila accessi), il «Ss Annunziata» di Taranto (66mila), il «Perrino» di Brindisi (56mila), e il «Dimiccoli» di Barletta (51mila): le prime undici strutture coprono il 51% degli accessi. In alcuni Pronto soccorso le urgenze minori raggiungono il 90%, mentre i codici bianchi sono circa il 3%.















