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Bari, l'ira dell'avvocato tifoso Di Cagno: «De Laurentiis inadempiente, la politica può agire»

Bari, l'ira dell'avvocato tifoso Di Cagno: «De Laurentiis inadempiente, la politica può agire»

 
Giovanni Longo

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Giovanni Longo

Bari, parla Di Cagno: «De Laurentiis inadempiente, la politica può agire»

Uno dei legali che rappresentò la «cordata» degli imprenditori baresi all’epoca interessati a rilevare il titolo sportivo

Giovedì 22 Gennaio 2026, 14:30

17:44

Nella manifestazione d'interesse per acquisire il titolo sportivo del Bari firmata da Aurelio De Laurentiis il 28 luglio 2018 c'era un passaggio, non di poco conto, sul tipo di organo societario che avrebbe dovuto gestire il club. Una delle tante promesse mancate, come puntare sul calcio giovanile o valorizzare quello femminile. «Non sono promesse, ma veri e propri impegni giuridici disattesi», corregge il tiro l’avvocato Gianni Di Cagno, grande tifoso del Bari, uno dei legali che rappresentò la «cordata» degli imprenditori baresi che all’epoca manifestarono il loro interesse al titolo sportivo.

Avvocato, spulciando le carte, quale promessa, pardon, impegno sul punto non è stato mantenuto dai De Laurentiis?

«Ad oggi, non vedo traccia del “board collegiale che preveda l’ingresso di rappresentanti dello sport e della cultura del territorio barese”, come Aurelio De Laurentiis si impegnava a fare quando Decaro scelse il suo progetto, scremando le indicazioni giunte dalla “commissione di esperti”».

Dal punto di vista della gestione, cosa cambia in concreto?

«Rispetto all’attuale figura dell’amministratore unico Luigi De Laurentiis le scelte sarebbero più collegiali, ma il problema è che non vedo ancora alcun “rappresentante dello sport e della cultura del territorio barese”. Mi sembra molto grave che nessuno lo contesti».

Il Comune ha strumenti giuridici per tradurre in atti formali il presunto inadempimento del club su più fronti?

«Sono sicuro che li abbia. Se la ditta incaricata di rifare una strada non rispetta i tempi o utilizza un materiale difforme dal capitolato, è dovere del Comune contestarlo e magari, nel futuro, pensarci due volte prima di affidare i lavori per riqualificarne un’altra».

Un parallelismo neanche tanto velato con la convenzione per la gestione dello stadio San Nicola in scadenza a fine maggio e sulla quale Palazzo di città è al lavoro?

«Sì. Il Comune a mio avviso, in vista della nuova gara, non dovrebbe ammettere alla partecipazione la SSC Bari proprio perché non ha rispettato gli impegni assunti all’atto dell’acquisizione del titolo sportivo. In ogni caso, per evitare certe storture, sarà necessario prevedere un canone per l’utilizzo dello stadio, parametrandolo tra l’altro alla sola attività sportiva. Tutto ciò che riguarda concerti ed altri eventi dovrebbe essere fuori dall’accordo anche perché il Comune è sì affrancato dalla manutenzione ordinaria certamente onerosa, ma è intervenuto e interviene in modo altrettanto oneroso con la manutenzione straordinaria (penso al rifacimento dei petali dello stadio). Se nel 2018, con i tempi stringenti, si poteva anche capire uno sbilanciamento a favore del club, oggi questo non sarebbe concepibile, soprattutto alla luce di ciò che i De Laurentiis si erano impegnati per iscritto a fare, e non hanno fatto».

Ma quella, in fondo, non era una vera e propria gara ma una manifestazione d’interesse. Vale ugualmente il suo ragionamento?

«Il titolo era “avviso pubblico”, e Decaro ha sempre sostenuto si trattasse di una gara pubblica nella quale il Comune individuò dei criteri e scelse il progetto ritenuto discrezionalmente più meritevole. Ricordo a me stesso che nel pacchetto i “DeLa” avevano inserito anche la gestione del Della Vittoria. Ecco un altro impegno caduto nel vuoto. E allora, perché premiarli ancora, mi chiedo».

Cosa rimprovera a Decaro?

«Non essere stato lungimirante, avere pensato al presente e non al futuro, sulla scia della logica che governa attualmente la politica: concentrarsi sull’oggi, poi si vedrà. Il suo è stato un errore politico. Già allora le regole sulla multiproprietà dei club, al di là del termine poi posticipato al 2028, impedivano di avere due squadre nella stessa categoria. Era facilmente prevedibile che saremmo arrivati a questo».

Qual è dunque il cuore del problema?

«In audizione al Senato, Aurelio De Laurentiis ha dichiarato che se Milan, Inter, Juve, Atalanta hanno le loro seconde squadre in categorie inferiori, anche il Napoli non è da meno: ha il Bari come seconda squadra. Ed è questo il vero dramma: sino a quando ci saranno loro, il Bari non potrà avere alcuna ambizione».

Perché?

«Per i “Dela”, anche una retrocessione in serie C, non sarebbe un dramma: le seconde squadre dei grandi club devono spendere 6-7 milioni a stagione in C, giocando senza pubblico, non avendo sponsor, potendo contare solo sul budget della casa madre. Per il Bari è diverso, il bacino è immenso. Nonostante la scontata disaffezione di questi mesi, ci sono comunque 5mila abbonati e tanti sponsor, per non parlare delle televisioni. Anche per questo i DeLa hanno tutto l’interesse a mantenere le cose come stanno, con l’aggravante che se il Napoli deve valorizzare un calciatore come Ambrosino o Vergara, per il prestito scelgono Frosinone o Reggiana. Da noi al massimo arriva Rao».

Qual è la conseguenza?

«La mancanza di ambizioni del club si riflette in campo. I giocatori non sono stupidi, perché dovrebbero lanciare il cuore oltre l’ostacolo in queste condizioni? Sono di passaggio, transitano da qui facendo galleggiare la squadra e basta. A Bari si rivoluziona ogni anno e non si programma nulla».

Da tifoso del Bari, è il punto più basso che lei ha visto?

«Si. Questa è da tempo la prima stagione in cui non mi sono abbonato. Non lo avrei mai detto. Ma poiché al cuore non si comanda, vedo le partite in tv. Deprimente: nelle ultime tre gare abbiamo fatto un tiro in porta. Vergognoso e offensivo».

Cosa pensa del ritorno di Longo in panchina?

«È un buon allenatore, una follia averlo esonerato sostanzialmente dopo una intervista in cui ha detto la verità e che gli è costata il posto. Quanto a Di Cesare, grato per quella rovesciata che contribuì a salvarci dalla retrocessione in C, ma come direttore sportivo non ha esperienza e, soprattutto, non decide nulla».

E chi decide?

«La società è inesistente: per noi decide il Napoli, la prima squadra del Bari».

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