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L'Imam di Lecce: «Gesto ipocrita preferiamo il rispetto reciproco»

L'Imam di Lecce: «Gesto ipocrita preferiamo il rispetto reciproco»

Flavia Serravezza

Lecce - Musulmani a messa con i cattolici? «Un’idea offensiva» e «un gesto ipocrita», secondo l’imam di Lecce, Saifeddine Maaroufi. «Il nostro cordoglio e la nostra vicinanza nei momenti difficili, come l’ultimo attentato a Rouen - spiega - lo dimostriamo ogni giorno con i fatti e la convivenza. Non abbiamo bisogno di gesti pubblicitari, preferiamo il rispetto reciproco».

Lui è la guida spirituale dei circa 7mila cittadini di fede islamica che popolano il capoluogo salentino. Non si limita a seguire le preghiere e gli incontri nella moschea di via Livio Tempesta, ma ha fondato l’associazione «Noi Salento» per promuovere il dialogo fra pugliesi e musulmani e in rete, sulla sua pagina Facebook, condivide ogni giorno consigli e domande con migliaia di «follower», fra i quali anche italiani convertiti all’Islam. «La convivenza – riflette - non vuol dire perdere i propri valori, oppure abbandonare la verità in cui si crede. Il sincretismo è un fallimento del dialogo, e assolutamente non una finalità auspicabile, perché generare un patchwork tra i diversi credi e riti religiosi, sarebbe un tradimento che ognuno farebbe ai propri valori di fede».

L’imam Saifeddine non ha paura di dire quello che pensa. È stato uno dei primi imam d’Italia a condannare pubblicamente, e con fermezza, l’orrore compiuto dall’Isis. E anche in questo caso non teme di andare controcorrente, nonostante i media nazionali e stranieri salutino con favore l’iniziativa partita dalla Francia e condivisa anche dalla Comunità religiosa islamica italiana. «Sono certo che i nostri amici cattolici preferiscano l’onestà alla falsità – osserva - e la solidarietà vera, quotidiana, al sensazionalismo. Partecipare davvero alla messa vorrebbe dire esser lì col cuore e con la mente, non stare in piedi a guardare come se fossimo delle colonne. E allora, mi chiedo, che senso ha fingere? Restiamo fieri delle nostre pratiche e rispettiamo chi è diverso».

Partecipare a un rito in cui non credi è «ipocrisia», rimarca l’imam Saifeddine, «uno dei peccati maggiori e peggiori nell’Islam». La sua impressione è che «ogni volta si voglia alzare di più l’asticella». «In questo caso – fa notare - si chiede ai musulmani di diventare cristiani, partecipando ai riti più sacri, per mostrare che condividono la sofferenza. Questo è sbagliato e io mi sento offeso».

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Commenti all'articolo

  • Cappuccino

    06 Agosto 2016 - 12:12

    Questo Imam ergastolo per incitazione alla Jihad

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