Arriva la conferma della Cassazione e diventa definitiva la condanna a 10 anni di reclusione per Antonio Megha, 65enne di Neviano, ex sindaco, vicesindaco ed assessore alla cultura del Comune di Neviano, accusato di favori al clan Coluccia in cambio di voti. Per Megha si prefigura l’ingresso in carcere (fu raggiunto da ordinanza di arresti domiciliari nel 2022, ma poi tornò in libertà), non appena verrà emesso ed eseguito l’ordine di carcerazione.
Mercoledì sera, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, confermando il verdetto della Corte d’Appello che nell’aprile dello scorso anno aveva inflitto ad Antonio Megha la pena di 10 anni di reclusione. Non solo, anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per 3 anni una volta espiata la pena e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nonché il risarcimento del danno in separata sede per il Comune di Neviano, parte civile con l’avvocato Roberto De Mitri Aymone.
In primo grado, nei suoi confronti, era stata comminata la stessa pena. La sentenza era stata emessa al termine del processo con rito ordinario, dal collegio della seconda sezione.
Antonio Megha, che ha sempre respinto le accuse, è difeso dagli avvocati Giuseppe Corleto e Franco Coppi.
Rispondeva dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso con l’aggravante di aver agevolato il clan Coluccia.
L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce e coordinata dal pm Carmen Ruggiero della Dda, si sviluppò dal 2019 sino al 2021. Il blitz “Insidia” risale a febbraio del 2022 e portò a 15 arresti.
Il Comune di Neviano, all’epoca dei fatti, venne commissariato per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in cambio della promessa di Michele Coluccia, tramite Nicola Giangreco, di procacciare in suo favore almeno cinquanta voti, Megha elargì 3mila euro in tre distinte tranches. Inoltre, si impegnò a rappresentare gli interessi del clan nel territorio calabrese e promise l’assunzione del figlio del presunto capoclan Michele, in un’azienda attiva nella raccolta dei rifiuti urbani.
Nel corso del processo vennero acquisite le testimonianze dei collaboratori di giustizia Vincenzo Cianci e Gerardo Dino Coluccia, riguardanti, in particolare, il clan Coluccia.
Sul banco degli imputati, compariva anche Cosimo Tarantini, 57 anni, di Neviano, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso (difeso dagli avvocati Luigi Greco ed Antonio Savoia), che è stato assolto dopo il processo di Appello. Era stato condannato a 12 anni di reclusione in primo grado.
Gli altri 16 imputati sono stati già giudicati con il rito abbreviato. Rispondevano, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti.
















