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Sabato 18 Novembre 2017 | 09:28

Di Venere, sala operatoria contesa

Bari, neonata morta dopo la lite
La resa dei conti tra medici
«Tutti sapevano dell'urgenza»

Una paziente che era in attesa rivela: parlarono tra loro e dissero «Ma come è potuta succedere una cosa del genere»

Bari, neonata morta dopo litesu sala operatoria. «Tutti sapevano»Scambio di accuse tra medici

i coniugi Visaggio

NICOLA PEPE

«I medici? Erano tutti scioccati per quello che era accaduto... ». La testimonianza di Anna (accanto il ritaglio della sua testimonianza ai CC del Nas) è uno dei punti fermi dell'indagine della procura sull'incredibile caso di malasanità, denunciato ieri dalla Gazzetta, avvenuto all'ospedale Di Venere di Bari, dove una neonata, figlia di Onofrio Visaggio e Marta Brandi, una coppia di Corato, è morta per il ritardo del parto cesareo a causa di una lite tra due medici per contendersi una sala operatoria rimasta vuota per ore. Anna era una delle donne in attesa di essere sottoposta a taglio cesareo e fu lei, come ha raccontato ai Carabinieri, ad assistere dalla barella al litigio tra i due medici – un chirurgo e un anestesista – nonchè ascoltare i successivi commenti degli stessi sanitari dopo l'intervento che costò la vita alla piccola bimba. «come fosse potuta accadere una cosa simile». Una vicenda che, al di là degli aspetti penalmente rilevanti, è ormai chiara agli addetti ai lavori e non. La piccola, che tra una decina di giorni avrebbe compiuto un anno, morì per il grave ritardo con cui la mamma fu sottoposta a taglio cesareo, come peraltro confermato dai medici legali del pm.

La lettura degli atti di inchiesta – il sostituto Gaetano De Bari ha inviato un avviso di conclusione delle indagini preliminari ad 8 persone, ma il numero è destinato da arricchirsi di almeno altre tre nominativi – fa emergere un vero e proprio scaricabarile tra medici. Comportamento classico di chi sa di averla fatta grossa e che, per comprensibili ragioni, tende ad annacquare le responsabilità soffocando l'atroce verità: Marta Brandi perse la figlia perchè qualcuno non la operò subito, lasciandola parcheggiata per oltre un'ora davanti a una sala operatoria vuota che avrebbe dovuto ospitare un'altra paziente classificata come «urgenza» ma che arrivò dopo tre ore.

E qui iniziano le prime contraddizioni. L'intervento era «urgente» ma nessuno «sapeva» dell'urgenza. Il chirurgo – al suo primo giorno di servizio come nuovo direttore del reparto - si è difeso sostenendo che nessuno gli aveva detto dell’urgenza; l'anestesista ha affermato di aver ceduto alle pressioni dei chirurghi che rivendicavano la titolarità della sala operatoria; e il responsabile del blocco chirurgico avrebbe dovuto fare da «arbitro», ammette l'inesistenza – in realtà smentita dalla Asl – di una procedura per la gestione delle emergenze. Di certo i coniugi Visaggio sono stati vittime di una catena di comando inesistente o, peggio, di una catena di trascuratezza e sciatteria inaccettabile quando sono in gioco vite umane.

A puntare l'indice contro la negligenza di altri è ora un medico della Ginecologia che ha chiesto l'incidente probatorio. Fu lei, alle 10.30 di quel fatidico 2 maggio dell'anno scorso, a chiamare la sala operatoria e disporre il «cesareo urgente». Particolare confermato dalla caposala dallo stesso anestesista «piegato» dal chirurgo. Tuttavia, si preferì lasciare parcheggiata la donna per oltre un'ora davanti a una sala operatoria vuota che avrebbe potuto (anzi dovuto) dare alla luce sua figlia.

Intanto, la direzione generale dell'Asl Bari - che sul caso aveva aperto una indagine disciplinare momentaneamente sospesa in attesa del giudizio penale - fa sapere che alla luce dei nuovi atti che sono stati trasmessi all'azienda sanitaria, l'ufficio disciplinare potrebbe valutare se procedere indipendentemente dal giudizio penale. Sulle (evidenti ma ovviamente non ammesse) responsabilità, il direttore generale, Vito Montanaro, fa sapere che in caso di colpa grave potrebbero essere chiamati a risarcirei medici (o le loro assicurazioni) e non l'Asl.

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Commenti all'articolo

  • Polifemo

    19 Aprile 2017 - 10:10

    Scommettiamo che nel frattempo avranno già ceduto i beni a terzi per non pagare?? Italia paese per furbi per poter agevolare le classi politiche, che facendo leggi a loro favore permettono ad altri di approfittare di queste lacune giudiziarie

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