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Domenica 19 Novembre 2017 | 20:46

la solidarietà

A Taranto «La culla della vita»
«Mai più neonati abbandonati»

ieri inaugurazione ed avvio Alla Pediatria del Santissima Annunziata la «culla per la vita», è la 54esima in Italia

 A Taranto «La culla della vita»«Mai più neonati abbandonati»

Maria Rosaria Gigante

TARANTO - Per ora è un numero: 54. La vecchia ruota degli esposti, anticamente installata a ridosso di conventi e chiese, esiste ancora. Cambia forma e nome. Diventa tecnologica, ma esiste. Ora è la «culla per la vita» con l’evidente significato e messaggio che cerca di lanciare. Ed è censita come la numero 54 in Italia. Da ieri è in funzione a Taranto, sulla parete esterna dell’ospedale Santissima Annunziata, all’incrocio tra via Dante e via Crispi, in un angolo ben riservato della strada ma comunque vicinissimo all’Unità terapia intensiva neonatale del nosocomio. E’ infatti il primario di questa struttura, Oronzo Forleo, ad aver voluto e realizzato questo progetto.

«Certo - evidenzia nell’incontro di ieri che ha avviato il nuovo servizio alla città -, devo tutto questo all’aiuto dei volontari, dell’associazione Abio, Associazione bambino in ospedale, che mi ha fortemente sostenuto, a Teleperformance che ha fornito un aiuto economico di 8mila euro e ad alcuni privati che rimangono anonimi». L’augurio è che la «culla per la vita» non debba mai essere usata secondo il primo scopo per cui è pensata, ossia un luogo dove deporre neonati indesiderati o ai quali non si può assicurare alcun futuro, consentendo loro magari di essere più fortunati se affidati ad altri genitori. L’auspicio, dunque, è che chiunque possa venire al mondo sia accolto e desiderato nel migliore dei modi. Ma la realtà spesso è troppo diversa e molto più amara. La tecnologia fa quindi in modo che, nel caso in cui qualcuno dovesse abbandonare un neonato sollevando la saracinesca posta al posto dell’antica ruota, scattino i soccorsi necessari. Si attiva infatti un sistema di riscaldamento e di areazione. Il sistema è poi in grado di allertare nel giro di pochi secondi il personale dell’Utin, attrezzata di una culla mobile. Per cui in un breve lasso di tempo un neonato viene soccorso e messo al sicuro. La finestra sarà sempre apribile dall’esterno, salvo quando venga deposto il bimbo. A quel punto, una volta richiusa, potrà essere riaperta solo da personale autorizzato.

Ma la «culla per la vita» vuole anche servire ad un altro scopo. Intende essere un luogo in cui una donna in gravidanza, in evidente difficoltà e in crisi, possa lasciare il suo grido d’aiuto e chiedere sostegno. L’obiettivo è quello di evitare il ricorso all’aborto. Le donne, infatti, verrebbero aiutate in anonimato a sostenere la propria gravidanza, a dare alla luce in tutta sicurezza il proprio figlio ed eventualmente, se la propria condizione di vita impedisce di crescerlo, ad affidarlo alle cure di altri genitori pronti ad accoglierlo nella propria vita e ad assicurargli un futuro dignitoso. Insomma, una «culla per la vita» a 360 gradi che risponde ai bisogni più difficili di una società le cui sacche di emarginazione e disperazione portano spesso la popolazione a gesti disperati.

«Non ci si meravigli affatto che la nostra società esprima la necessità di avere una simile struttura - dice Forleo -. E’ solo di un mese e mezzo fa la notizia della morte di due gemelli appena partoriti e della stessa mamma, una donna in estrema difficoltà. E non è infrequente sentire di bambini abbandonati nei cassonetti ma salvati grazie al fatto che hanno avuto la forza di fare un vagito. Ci siamo mai chiesti quanti non ne troviamo, invece? Quanti finiscono dentro i camion della spazzatura? Ciò che non vediamo, non è detto che non esista». Dello stesso tenore la spinta che ha portato anche l’associazione Abio, con la sua presidente Deborah Cinquepalmi, a sostenere il progetto: «Quanti sono i corpicini che finiscono negli inceneritori o dilaniati dai cani randagi senza che nessuno se ne accorga? Tutti questi casi hanno come fattore comune la disperazione di donne, spesso giovani, spesso straniere, lasciate sole e non sostenute dalla società. Donne che per tutta la vita ricorderanno e pagheranno nel cuore il loro atto».

Non sono mancate le sfide e le difficoltà. E’ di quanto si fa portavoce anche Teleperformance che ha finanziato la realizzazione del progetto. «Non è stato semplice avere la meglio su burocrazia e scettismo - affermano dall’azienda del call center - ma finalmente da oggi è possibile dare un senso compiuto al grandissimo impegno di tutti coloro che hanno lavorato per portare a compimento il progetto la culla per la vita».

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