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Martedì 22 Agosto 2017 | 18:55

Stefano Mele

Il cyber avvocato foggiano
consulente della Nato

Indicato dalla rivista Forbes come uno degli esperti da seguire

Il cyber avvocato foggiano consulente della Nato

di Enza Moscaritolo

Nel 2014 la Nato lo ha inserito nella sua lista di Key Opinion Leaders per la Cyberspace Security, mentre la prestigiosa rivista Forbes lo ha collocato tra i venti migliori Cyber Policy Experts al mondo da seguire on-line. È l’avvocato foggiano Stefano Mele, trentotto anni, che ha fatto della passione adolescenziale per il mondo dei pc e di Internet un lavoro prestigioso che lo porta in giro per il mondo a confrontarsi con realtà affascinanti, anche se sicuramente impegnative e delicate sotto il profilo internazionale. Si occupa di privacy, una parola che tutti hanno imparato a conoscere, di cyber security e di cyber terrorismo, entrambi argomenti di scottante attualità degli ultimi mesi. E’ direttore dell’osservatorio “InfoWarfare e Tecnologie emergenti” dell’Istituto Italiano di Studi Strategici ‘Niccolò Machiavelli’. Vive e lavora a Milano, ma non dimentica il suo rapporto con la città natale, per la quale nutre un affetto speciale.

Quando ha iniziato ad occuparsi di diritto delle tecnologie, privacy e cyber-security?

La mia storia professionale nasce molto prima dell’iscrizione alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Foggia. Sono da sempre stato appassionato di tutto ciò che riguarda i computer e la programmazione, anche se negli anni ‘80 si poteva fare davvero ben poco con un Vic20 o con un Commodore64. Aver conosciuto e amato questo mondo sin dai suoi albori, rappresenta sicuramente la base del professionista che sono diventato.

Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano nello studio e nel lavoro in queste discipline?

Le tecnologie evolvono in maniera rapidissima e spesso stravolgono completamente e in tempi brevissimi la realtà in cui viviamo. Basti pensare che solo fino a pochi anni fa ogni utente proteggeva la sua vera identità attraverso un nickname. Oggi, invece, pubblichiamo consapevolmente su Facebook o Instagram non solo l’identità, ma anche l’intera cronistoria della nostra vita, i rapporti affettivi e professionali. Questa costante evoluzione dello scenario è sicuramente ciò che rende particolarmente impegnativo, ma anche affascinante questa materia, sia in fase di studio e che di lavoro di tutti i giorni. Il diritto, infatti, non può far altro che inseguire i comportamenti già ampiamente cristallizzati dalla comunità e lo fa, peraltro, con i tempi lunghissimi tipici della burocrazia e attraverso l’opera di legislatori spesso troppo miopi e avulsi dalla realtà di Internet. Da qui discendono i principali ostacoli per chi si occupa o si vuole occupare di questo settore. Altri elementi di difficoltà sono sicuramente rintracciabili nell’estrema giovinezza della materia, soprattutto se rapportata agli altri filoni del diritto, così come nella sua trasversalità: le tecnologie e la rete Internet, infatti, sono alla base e interconnettono ogni ambito della vita dei cittadini, delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e dei governi. Un vero avvocato specializzato in diritto delle tecnologie, privacy e cyber-security deve quindi padroneggiare, non soltanto gli aspetti tecnico-informatici, ma anche tutte le specifiche normative di ogni singolo settore, dal diritto penale, al civile, passando per quello amministrativo e internazionale.

Si tratta di un settore che interessa tutti, eppure è ancora poco conosciuto e indagato, come mai?

Si tratta di un gapculturale che colmeremo col tempo. Aggiungiamo anche il fatto che il 22% della popolazione italiana è fatta da ultrasessantacinquenni e che i giovani hanno pochissimo spazio nel mondo del lavoro, della politica e dell’amministrazione della cosa pubblica, lo scenario che si delinea non è sicuramente favorevole. Il vero problema, allora, è la forbice temporale che impiegheremo per colmare questo gap: ogni anno che passa, infatti, ne perdiamo ormai 2/3 nei confronti dei Paesi più avanzati, come ad esempio gli Stati Uniti. Com’è facile immaginare, in un mondo in cui le tecnologie e la rete Internet sono alla base anche delle direttrici di crescita economica di una nazione, questo divario non è sicuramente una buona notizia per nessuno.

Parlando di privacy, quali strumenti possiede il cittadino comune per tutelarsi?

Ancor prima delle norme e in particolare del nuovo Regolamento Generale Europeo per la Protezione dei Dati Personali, il primo e più importante strumento che ogni cittadino possiede per tutelare la propria privacy è il buon senso. Spesso adottiamo su Internet atteggiamenti che nella vita reale non terremmo mai. Nessuno, infatti, comunicherebbe ad un estraneo il proprio numero di carta di credito e i propri dati personali, così come nessuno racconterebbe le sue vicende più intime. In Rete, invece, questi sono comportamenti normali, tanto che ormai per sapere tutto di una persona bastano davvero pochissimi minuti. Questo problema, peraltro, è legato soprattutto ai giovani – i cosiddetti nativi digitali – che hanno un approccio davvero troppo disinvolto con questi strumenti, senza pensare che tutto ciò che viene immesso su Internet o che ci si scambia attraverso le applicazioni per cellulare, qualora diventi virale, raramente potrà essere mai più cancellato. E ciò nonostante le norme o le sentenze dei giudici lo impongano, come purtroppo raccontano i recenti casi di cronaca. Per essere ancora più chiari, ciò che ci fa apparire “fighi” con i nostri coetanei, già oggi potrebbe essere sfruttato da malintenzionati, ad esempio, per ricatti (si pensi a foto o video a sfondo sessuale), così come per fare stalking o per abusare sessualmente di una persona (si pensi ai braccialetti per il fitness attraverso i quali viene spesso pubblicato sui social network il percorso di jogging fatto ogni giorno). Oltre al danno immediato, però, i nostri giovani potrebbero subire anche la beffa: sempre di più, infatti, prima di un colloquio di lavoro, ogni società o pubblica amministrazione guarda anzitutto a cosa racconta Internet di quel soggetto da assumere.

Spesso elabora previsioni e individua possibili scenari sull’attuale situazione mondiale, nei conflitti tra paesi: un aspetto affascinante del suo lavoro, che sembra avere i connotati di un film...

E’ vero, spesso sembra di vivere in un film ricco di intrighi internazionali, ma di finzione purtroppo non c’è praticamente niente. L’elevata pervasività delle tecnologie e della rete Internet in ogni strato dell’odierno tessuto sociale ha completamente trasformato ogni aspetto della nostra società. Come se ciò non bastasse a sottolineare il loro ruolo cruciale nella cosiddetta ‘società dell’informazione’, le tecnologie e la rete Internet sono ormai alla base anche dei sistemi complessi che assicurano la corretta esecuzione dei settori strategici e sensibili di uno Stato, come quelli dell’energia, delle comunicazioni, dei trasporti, della finanza e così via. Nel futuro, se si dovesse continuare a dare poco peso a quanto sta accadendo velocemente sotto i nostri occhi, questa situazione purtroppo non potrà che peggiorare con l’avvento dell’Internet degli oggetti (il cosiddetto “Internet of Things”), la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale.

Ci racconta qual è il suo legame con Foggia?

Anche se ormai riesco a ritornare a Foggia sempre più di rado, il mio legame non si affievolisce col tempo. Anzi, paradossalmente, è sempre più saldo. Tornare a casa ha per me sempre un fascino e un sapore unico. Ma, mi creda, è di tutta la città che sento la mancanza. Sono nato, cresciuto e ho studiato a Foggia e quindi, se qualcosa di buono c’è in me anche solo a livello professionale, è frutto sicuramente della mia famiglia, del mio impegno, ma anche di tutte le persone – i foggiani, appunto – che ho incontrato e con cui ho condiviso una parte della mia vita.

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