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Japigia non è Terra dei fuochi: la protesta del comitato in piazza Prefettura

Una scelta quella di piazza Prefettura non casuale: sotto il palazzo dove opera il rappresentante del Governo e sotto la sede del Comune

BARI - «Non ce la facciamo più ma nello stesso non siamo disposti ad arrenderci. La manifestazione di martedì ha proprio questo scopo: di scuotere le coscienze, far sì che anche chi non vive a Japigia, chi non respira questi fumi fetidi e continui, possa rendersi conto di quello che stiamo vivendo noi da anni nell'indifferenza istituzionale più completa. Noi non siamo la terra dei fuochi».

Sono veramente determinati quelli del Comitato cittadini di Japigia a dire basta con i roghi, che oggi sono scesi in piazza Prefettura dalle 18 per manifestare tutto il loro disagio. Una scelta quella di piazza Prefettura non casuale: sotto il palazzo dove opera il rappresentante del Governo e sotto la sede del Comune.

«Credo che questa iniziativa di protesta possa anche essere di supporto agli amministratori comunali e al sindaco che consideriamo alleati in questa battaglia di civiltà e di spinta alla loro azione di governo della città che non può subire condizionamenti della criminalità organizzata», spiega Matteo Magnisi che con Donatella Amoruso, Giuseppe Cataldo, Giuseppe Dentico, Corsina Depalo, Cristiano Scardia e Luigi Trigona.
«Questi roghi continui sono esasperanti – spiegano dal Comitato -. Dal punto di vista ambientale sono un danno incalcolabile, per la nostra salute di cittadini un pericolo dal quale non possiamo sfuggire, ma rappresentano anche una sconfitta per le Istituzioni che non riescono in alcun modo a mettere un freno. Dietro c'è tutta una rete di malaffare di traffici illeciti, violazioni di norme sullo smaltimento. Non si può rimanere in silenzio».

«Sono cinque anni che abbiamo dato vita al Comitato, stanchi di subire passivamente i miasmi procurati dai roghi consumati nelle vicine campagne. Sempre di sera, al tramonto o dopo le 22, costretti a vivere asserragliati. Nell'anno trascorso ci sono stati alcuni periodi di calma apparente, vuoi anche per il covid, invece in questi ultimi mesi il fenomeno si sta ripresentando in tutta la sua recrudescenza, non passa giorno che si levano nell’aria colonne di fumo grigio/nero che la intorpidiscono per diverse ore. La nostra pagina social raccoglie decine di segnalazioni e noi ora siamo stanchi di uno stato comatoso in cui versa da troppi anni questa vicenda. I campi che bruciano, quasi sempre incolti e pregni di rifiuti eterogenei, sono sempre gli stessi, sintomo di una anarchia e delinquenza che spadroneggia tra le campagne, fino a renderci “schiavi” di respirare sostanze nocive senza poterci opporre».

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