Domenica 25 Settembre 2022 | 01:56

In Puglia e Basilicata

Un posto al cuore

Madri, padri, figli e l’altra metà della mela

Madri, padri, figli e l’altra metà della mela

Dai primi amoretti, dall’averne osservato gli sviluppi, ho tratto l’impressione di una strana educazione sentimentale

27 Agosto 2022

Lisa Ginzburg

Conosco diversi giovanissimi adolescenti, e questa estate di alcuni di loro ho seguito le vicende sentimentali. Acerbe vicende se si considera l’anagrafe, perché quattordici o quindici anni non è certo tempo maturo a sufficienza per imbastire «vere» relazioni amorose. Ma per cotte e innamoramenti sicuramente sì, certo che è l’età giusta. Di questi primi amori e amoretti estivi, dall’averne osservato gli sviluppi, ho tratto l’impressione di una strana educazione sentimentale, insieme scarsa e condizionata: senza parole e senza nozioni, ma già impregnata di preconcetti. Cosa sia l’amore e come si ama, non lo sappiamo mai: nessuno di noi, mai, nemmeno dopo avere vissuto molti amori, neppure da vecchi. Il sentimento amoroso, l’attrazione, la passione, il sentimento, sono, e restano, un mistero. Come coltivare le nostre relazioni, in che modo avvicinarci all’altro sesso e intrattenere con quello rapporti sani e limpidi, destinati se non a durare, a gettare buoni semi, invece è qualcosa che prende forma presto, e specie negli anni della pubertà.

I giovanissimi adolescenti maschi: alcuni gentili, altri impacciati e piuttosto aggressivi nell’avvicinare le ragazzine loro coetanee. Ovvia e anagraficamente normale la loro inesperienza: gradevole quando prende forma di stupore, incantamento, meraviglia, non di arroganza o di preconcetta sicumera. Quest’ultima, la baldanza aggressiva, da dove arriva? Spesso dalle madri di quei figli maschi.

Non ho figli maschi; se ne avessi avuti, probabilmente ancor più di quanto non faccia come madre di una femmina sarei stata una madre autocritica, esigente con me stessa. A una donna, e a una madre per prima (subito prima che a un padre) spetta l’insegnare a un figlio maschio a relazionarsi nel modo migliore con «l’altra metà della mela», con il femminile, con le ragazze (più tardi donne). Insegnare a considerarle, a trattarle bene, con rispetto e gentilezza. A non temere la potenza e la bellezza della natura di donna, a non aver paura di farsi soggiogare dal suo incanto; al contrario, imparare a supportarle, rendendo quell’incanto nutrimento e motivo di ispirazione. Molto più di quanto la maggioranza di loro non faccia, le madri dovrebbero insegnare ai figli maschi a non temere le donne come una minaccia da «tenere a bada», piuttosto a considerarle come pari, creature bellissime e degne di massima attenzione.

L’Italia versa in condizioni arretrate sul fronte della condizione femminile, ma sono le madri per prime a dover incominciare a educare i loro figli maschi a rapportarsi con fiduciose apertura e dolcezza nei confronti delle donne. Il discorso non è a senso unico, figuriamoci. Anche in certe ragazzine ho notato attitudini distorte, preconcetti risentimenti nei confronti dei maschi, un escludente aprioristico considerarli troppo insolenti, o arroganti, o immaturi per potere loro, le femmine, averci a che fare. Analogo atteggiamento prefabbricato, spesso introiettato dalle figlie osservando le madri, madri non trattate bene dagli uomini (gli stessi padri delle ragazze, o altri), donne che con gli uomini sono arrabbiate di una rabbia velenosa, antica, amara, senza riuscire a fare pace né con gli uomini, né con loro stesse (con la loro parte arrabbiata).

È tempo di combattere l’incultura sessista, insegnando ai nostri figli e alle nostre figlie a rispettarsi e a crescere insieme. Tempo per le madri di sentire la grande responsabilità di allevare nel rispetto e l’amore delle donne e del femminile i loro figli maschi. Tempo per i padri di fare lo stesso, così che i figli e le figlie respirino in casa un clima di reciproca attenzione e solidarietà, senza poi, fuori di casa, doversi «vendicare» esercitando sui loro coetanei dell’altro sesso il potere distruttivo del livore, di rabbia e delusione e rancore incondizionati. Tempo di crescere e crescere insieme, in un Paese che sulla questione di genere, e prima ancora su quella della parità tra i generi ha ancora un lungo, lunghissimo cammino da fare. I giovani adolescenti raccontano di questa immensa falla nella cultura dominante, una volta ancora, senza saperlo, così puntando il dito sulla mancanza di linguaggio per quella stessa cultura.

Tempo di educarsi, e a educare, a essere per prima cosa profondamente amici dell’altro sesso, dell’altra metà della mela. Un principio affettivo e morale (e pedagogico) da cui possono germogliare comportamenti di certo migliori dei molti che dilagano e appestano l’aria, alterando pregiudicando sin da troppo presto i rapporti tra i maschi e le femmine, futuri uomini e donne.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

i più visti della sezione

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725