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Francesco e Ilary, un addio che fa male

Francesco e Ilary, un addio che fa male

Francesco Totti e Ilary Blasi, un addio che fa male all'opionione pubblica

Triste pensarli divisi perché le «coppie di riferimento», in un mondo alla deriva, sono un pensiero che fa bene

16 Luglio 2022

Lisa Ginzburg

Perché non dirlo, e unirsi così ai tanti unanimi commenti: la separazione tra Francesco Totti e Ilary Blasi fa malinconia. Getta un velo di tristezza su questo già difficile e instabile clima estivo. Più che per la fine di una coppia/simbolo in sé, per una questione di proiezioni interiori. Sono quelle a naufragare: le proiezioni interiori. Ovvero, tutto quel che della nostra idealizzazione dell’amore attribuiamo e affibbiamo ad accoppiamenti altrui.

Quanto nelle nostre vite personali non riusciamo a realizzare sul fronte dei sentimenti, quel che ci sentiamo incapaci di costruire e tessere nelle nostre relazioni più intime, ecco lo catapultiamo su «coppie di riferimento». Se ricche e famose, meglio ancora, la proiezione scatterà e agirà meglio. Uomini e donne ai nostri occhi felici, riempiti e saziati da loro complementarietà le più belle e armoniose, per loro da vivere, per noi da osservare con buona dose di perversione voyeuristica. Donne e uomini dai sorrisi perfetti, che dopo essersi scelti sull’onda di una scintilla, da quel momento tenaci, fiammeggianti, sempre inventivi e costanti con sfoggiato impegno affrontano e sostengono la sfida più grande: durare.

Già; parevano aver trovato un perfetto meccanismo di durata, l’ex capitano della Roma e la sua formosa e splendente moglie. Sempre in grado di calibrare con saggio senso della misura fama e semplicità; controbilanciando con apparente vera autenticità il lusso (e il capitale economico) nella cui cornice il loro amore a vele spiegate procedeva. Tre figli, le rispettive carriere: case, case e ancora case. Piacevano a tutti, Totti e Ilary Blasy, perché erano simpatici, affiatati, sempre in grado di starsi accanto «nella buona e nella cattiva sorte» come recita il più importante dei dettami di un matrimonio, quale che sia il credo secondo cui viene officiato è lì la base, il banco di prova – sapere sostenersi. E loro lo hanno dimostrato.
E poi, piacevano perché diversamente da altre coppie famose possedevano una grande qualità: non erano in simbiosi. Ognuno dei due camminava spedito, realizzatissimo nel lavoro, svincolato dall’altro, mai in competizione con l’altro né viceversa, come invece accade, impegnato a corroborare la «holding» di famiglia. No, erano sani, o almeno lo sembravano: solidali e molto uniti ma non una «coppia fortezza», non un nucleo indistinto in cui non puoi nemmeno concepire l’idea di uno senza giocoforza includere anche l’altro.

Triste pensarli divisi perché le «coppie di riferimento», in un mondo alla deriva di quasi tutte le certezze come è il nostro in questa fase, sono un pensiero che fa bene: rassicura, fa credere all’amore e di più ancora al senso dell’istituzione «coppia» (quella pure da tempo in forte crisi). Altrettanto triste, affidarsi ai gossip che attribuiscono la separazione a un nuovo amore per lui e forse anche per lei. Mai confondere il sintomo con la causa; un vero amore, profondo e autentico, non ha spazio per altri amori se non quando entra in crisi per sue ragioni interne, endemiche. I tradimenti, ogni diversa forma di adulterio, sono conseguenze, mai cause scatenanti, se un amore è veramente grande. Lei, Ilary, con presaga lucidità lo aveva spiegato così bene a un’intervistatrice. «La nostra storia non reggerebbe un tradimento» aveva dichiarato, serissima e radiosa. Forse intendeva difendersi da eventuali colpi della sorte, forse implicitamente parlava rivolta a qualcuno in particolare. Chissà quanto se ne rendeva conto, ma quel che soprattutto in quel momento diceva era quanto il suo con Totti fosse un vero amore. Se un grande amore non regge il tradimento (che parola desueta e un po’ urticante) è perché non ha spazio per altri: nessun altro. Se quello spazio si crea, è perché un tarlo ha preso a erodere l’amore, e quel tarlo si è generato all’interno della relazione, mai al di fuori. Così è, perché l’amore nella durata è una questione di attenzione, e l’attenzione non può distribuirsi, perché distribuendosi perde di forza.

Per chi di noi si è sentito assalire dalla malinconia alla notizia che Totti e la moglie si sono lasciati, non ascolti pettegolezzi e paparazzate. Guasterebbe la propria malinconia con deviazioni inutili, che sono simili a cattivo cibo. Il punto è che gli amori finiscono, per ragioni molte volte complicate sino all’inesprimibile, i meccanismi di funzionamento di una coppia si inceppano, si arrestano, perdono di slancio e di significato. Capirlo dà tristezza, come rattrista tutto quanto è caduco. Ma quella malinconia, meglio preservarla intatta, anziché sporcarla seguendo inutili pettegolezzi. Lasciarla intera rende più onore ai grandi amori, alla fiducia che manteniamo nel loro raro esistere, al valore (se ancora uno ne esiste) delle «coppie di riferimento».

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