Se è vero che stappare una bottiglia resta un gesto simbolico ancora molto amato, legato a un momento di festa, di celebrazione o semplicemente di condivisione, i modi per liberare e apprezzare il vino sono cambiati. Il settore vitivinicolo sta guardando con maggiore interesse a differenti soluzioni per le chiusure delle bottiglie, tutte più sostenibili, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e di rispondere alle crescenti preoccupazioni ecologiche. Nonostante il sughero resti la scelta preminente per molte cantine, soprattutto per i vini di alta gamma, la produzione di questo materiale è però influenzata dal cambiamento climatico, che impatta le foreste di querce nel bacino occidentale del Mediterraneo. In sostanza, le cantine stanno adottando una varietà di soluzioni sia per rispondere alle esigenze di sostenibilità dei consumatori che per testare migliori opportunità di conservazione del vino. Quello dei tappi resta senza dubbio uno dei temi più caldi fra i produttori. Quali preferire? Come si sta muovendo il mercato? L’Italia è pronta a soluzioni diverse? Nel mondo si producono circa 19 miliardi di bottiglie di vario tipo, delle quali il 50 per cento con chiusura in sughero, il 36 per cento con tappo a vite e il restante 14 con chiusura sintetica. Nonostante le bottiglie più costose vengano ancora chiuse col sughero, c’è chi da avanguardista già da qualche anno ha iniziato a sfidare i pregiudizi che ammettono soltanto la tradizione per vini rossi di grande pregio, sperimentando il tappo a vite addirittura con un Barolo. A provarci è stato Sergio Germano, viticultore a Serralunga d’Alba, che da tempo adottava la chiusura in alluminio per i suoi bianchi. Ma la vera rottura degli schemi per il produttore è arrivata con un grande Barolo 2013, chiuso con tappo a vite. Una scelta decisa, sostenuta a più voci da un libero gruppo di produttori pionieri di questa tendenza (“Gli Svitati”) che dal 2021 promuove il passaggio allo stelvin (si tratta dei vignaioli Jermann, Prà, Massa, Franz Haas, Pojer). “Una necessaria presa di coscienza è necessaria, a partire dai consorzi, che ancora resistono strenuamente”, sostengono “Gli Svitati”. Al Sud Italia, dove i cambiamenti, come pure la vita, scorrono più lenti, ci sono già produttori alle prese con questa rivoluzione. Ne sa qualcosa Matteo Santoiemma, i cui vini nati tra le Murge utilizzano rigorosamente il tappo a vite, «con lo scopo di limitare l’ossidazione, ridurre i solfiti aggiunti prima dell’imbottigliamento ed eliminare definitivamente tutte le problematiche legate all’uso del sughero». È noto che, fra gli amanti del vino, una delle esperienze più dolorose e paradossali sia proprio quella di rinunciare a una buona bottiglia di vino appena stappata perché “sa di tappo”. A svitare ogni dubbio, in questo senso, è anche la storica cantina di Guagnano, Cantele, che ha annunciato l’arrivo del primo vino con chiusura a vite, il “Rohesia Negroamaro Rosato” 2024 “Una scelta che guarda al futuro, nonostante una tradizionale diffidenza del consumatore italiano verso questa tecnologia. Siamo però convinti che innovazione e qualità vadano di pari passo. Oltre a un design elegante e moderno, questa chiusura garantisce una protezione eccezionale: la sua bassa permeabilità all’ossigeno supera di oltre dieci volte le performance di quella attuale”, hanno commentato dall’azienda. Insomma, la qualità che sposa la sostenibilità, comein Nuova Zelanda, dove il tappo a vite domina da tempo, chiudendo il 100% dei Sauvignon Blanc e gran parte dei Pinot Noir. Anche in Europa sempre più vini di alta gamma scelgono questa tecnologia. Freschezza e longevità assicurate, in quella che si prospetta più di una semplice alternativa. “È una scelta pensata per esaltare la qualità del vino nel tempo. La sua tecnologia consente di mantenere il vino fresco e integro, come appena imbottigliato, grazie a due fattori chiave: la protezione dell’ossigeno e la longevità. A differenza di altre chiusure, infatti, il tappo a vite offre una protezione costante nel tempo. È perfetto per i vini giovani, che esprimono al massimo la loro freschezza e fragranza, ma si dimostra eccellente anche per vini con potenziale di invecchiamento. Una bottiglia chiusa con tappo a vite, inoltre, offre sempre la stessa esperienza: ogni bottiglia è perfettamente conservata, senza rischi di variazioni dovute a chiusure difettose o “sentore di tappo”, ha commentato Paolo Cantele dell’omonima cantina. Dunque, una sicurezza per il produttore e una garanzia per il consumatore. La sua praticità, infine, unita alla sua capacità di preservare il vino anche dopo l’apertura, lo rende ideale per chi vuole godersi il vino senza fretta, con la certezza di ritrovarne intatta la qualità. Insomma, una scelta stilistica che sembra convincente nella sua veste rivoluzionaria. Per di più che salvaguarda l’ambiente. E se lo stappo non c’è, che sarà mai? Il brindisi è comunque assicurato. [b.pol.]
Il tappo a vite sta via via sorpassando quello di sughero
Sabato 22 Febbraio 2025, 09:28
















