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Museo Archeologico Nazionale

Taranto e il MarTa
un'eredità antica
che guarda al futuro

Taranto e il MarTa  un'eredità antica  che guarda al futuro

La direttrice del MarTa Eva Degl’Innocenti

di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - La grande bellezza di Taranto pulsa nel Museo Archeologico Nazionale. Il MarTa chiude il suo primo anno di autonomia con il segno più. «Siamo il terzo museo pugliese per visitatori e tra i primi 55 d’Italia» commenta orgogliosa la direttrice Eva Degl’Innocenti. La manager di uno dei trenta big musei italiani, frutto della Riforma-cultura, traccia numericamente il primo bilancio della sua opera avviata l’1 dicembre 2015: «Nel 2016 i visitatori sono stati 82.328 con incremento di quasi +50 per cento rispetto al 2015 e di +60,46 per cento di incassi da bigliettazione, con 176.378 euro nel 2016 rispetto al 2015, ed un incremento del +28,3 per cento di incassi da oggettistica ed editoria con introiti pari a 161.485,27 euro».

Il MarTa, il più antico museo nazionale della Puglia, racconta il proprio territorio attraverso oltre duecentomila reperti che spaziano dall’età arcaica all’alto medioevo. Un tesoro che costituisce un appeal per gli italiani (30 per cento tarantini sul 60 per cento pugliese) e gli stranieri, con Francia, Germania e Regno Unito come principali nazionalità visitatrici.

L’obiettivo del Museo Archeologico, sin dall’inizio, è stato di raccontare la storia pugliese e di collegare gli uomini e le donne del passato con quelli del presente e del futuro. È in questo solco che opera la direttrice Degl’Innocenti, che evidenzia «la vocazione di museo diffuso, che mi ha spinto - ha detto ieri alla stampa l’archeologa toscana - a promuovere un dialogo con le istituzioni e la popolazione, attraverso le sue istanze. Lungi dal volere essere un luogo di cultura accademica distante dalla vita reale, il MarTa genera attività pensate in funzione di fasce di pubblico e comunicazione differenti. La ricca quantità dei reperti esposti è stata analizzata attraverso visite tematiche e laboratori didattici».

«Per quanto riguarda i visitatori provenienti dal territorio ionico - commenta la direttrice - è stato gratificante verificare la piacevole abitudine di frequentare abitualmente il Museo e, attraverso i social, di informarsi sulle diverse iniziative: non a caso, il MarTa è stato riconosciuto fra i musei più graditi d’Italia nei social network».

Il museo come luogo di attrazione multidisciplinare, che abbraccia la conoscenza, la didattica, l’archeologia, il restauro, la ricerca e l’espressione artistica in simbiosi con le associazioni ed i talenti indigeni. Gli esempi sono differenti e parlano di 133 attività programmate e 150 laboratori didattici su archeologia opere didattiche «che, attraverso l’equipe professionale del MarTa - evidenzia Degl’Innocenti - pongono le basi culturali delle nuove generazioni, stimolando il legame dei fruitori con le proprie radici».

Il Museo ha inoltre accolto nel 2016 trenta attività di studio scientifico e di ricerca, tra cui un progetto tuttora in corso a cura del Laboratorio di Archeometria dell’Università del Salento, in collaborazione con l’Università di Oxford e la Ricerca scientifica del MarTa, che è finalizzato alle analisi chimiche degli ori famosi nel mondo.

«L’entusiasmo dei visitatori coinvolti nelle iniziative ci rende orgogliosi e li rende, come esplicitamente affermato da molti nostri ospiti, ambasciatori di una nuova e positiva immagine della città di Taranto» dichiara la Degl’Innocentri che, dopo aver avviato anche l’export museale (reperti esposti al Metropolitan Museum di New York e al Museo Nazionale Archeologico di Napoli), è all’opera per il 2017. Diversi i progetti in cantiere, che puntano alla internazionalizzazione dello scrigno archeologico, «che contestualizza l’antichità dei reperti con le esigenze e le vitalità contemporanee» sottolinea la direttrice del MarTa. Sulla sua agenda sono appuntate iniziative di largo respiro, a partire dalle mostre con la proposta di avviare lo studio del progetto «Taranto e il mare» da poter sviluppare con gli enti territoriali, le cooperative pescatori, l’Università e l’Eforia di Corfù. Sempre sulla direttrice italo-greca, che rispolvera i fastosi scambi culturali e commerciali dell’antichità, in cantiere vi è il progetto proposto dalla Regione Puglia «Interreg Italia-Grecia» (il Programma di Cooperazione Transfrontaliera), segnato dal connubio Taranto-Patrasso, in collaborazione con le università pugliesi. Guarda infine alla tecnologia «Horizon 2020», la valorizzazione 3D del patrimonio scultoreo ellenistico del museo archeologico in collaborazione con l’Ecole pratique des Hautes Etudes di Parigi. «Taranto ha un potenziale enorme da sfruttare: la sua cultura. Che deve creare e non dividere». Da qui al 2023 (limite del suo mandato rinnovabile) Degl’Innocenti sogna un territorio strategicamente innamorato del suo patrimonio magno-greco.

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