Sabato 14 Febbraio 2026 | 15:09

Taranto, l’Ordine degli architetti: «No ai parcheggi tra le macerie per salvare l’identità dell’isola»

Taranto, l’Ordine degli architetti: «No ai parcheggi tra le macerie per salvare l’identità dell’isola»

Taranto, l’Ordine degli architetti: «No ai parcheggi tra le macerie per salvare l’identità dell’isola»

 
FABIO VENERE

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FABIO VENERE

Taranto, l’Ordine degli architetti: «No ai parcheggi tra le macerie per salvare l’identità dell’isola»

La difesa del piano Blandino. «La proposta appare in evidente contrasto con i principi di tutela e conservazione del patrimonio storico e urbanistico, con gli strumenti di pianificazione vigenti e con una visione contemporanea di mobilità sostenibile»

Sabato 14 Febbraio 2026, 13:06

Pronti al dialogo con il Comune di Taranto, ma con due paletti ben piazzati sul terreno: “no” alla realizzazione di parcheggi nelle aree interne, crollate, del centro storico e difesa del Piano Blandino. Su questa doppia base di partenza, il presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Taranto, Paolo Bruni, ha chiesto un confronto con il sindaco Bitetti e l’assessore all’Urbanistica, Patronelli.

E per farlo, ha inviato in Municipio un documento (“Valorizzazione, tutela e salvaguardia della Città Vecchia di Taranto”), elaborato da due commissioni dello stesso Ordine: Governo del territorio e Cultura.

Da quel che risulta alla Gazzetta, il testo esprime una «contrarietà senza ambiguità» all’ipotesi del Comune di realizzare nuovi parcheggi proprio nelle aree del centro storico segnate dal tempo e soprattutto dai crolli. Inoltre, nel documento si legge chiaramente che questa proposta «appare in evidente contrasto non solo con i principi di tutela e conservazione del patrimonio storico e urbanistico, ma anche con gli strumenti di pianificazione vigenti e con una visione contemporanea di mobilità sostenibile». Per l’Ordine degli architetti ionici, destinare le aree di degrado edilizio alla sosta delle auto rappresenta una forma di «tabula rasa mascherata», un errore che «cristallizza la ferita urbana» invece di sanarla, rinunciando così, per sempre, alla possibilità di ricostruire il tessuto edilizio originario.

Gli architetti, inoltre, difendono con vigore il Piano Blandino. Quello strumento, che oggi il Comune vuole aggiornare, viene descritto dall’Ordine come uno studio di valore europeo, «un progetto anticipatore della legislazione nazionale», che «rischia di essere archiviato come un cimelio burocratico, anziché come una bussola operativa». Del resto per l’Ordine degli Architetti, il Piano è considerato ancora oggi un pilastro imprescindibile perché fondato sulla non disgiunzione tra recupero fisico e sociale, un approccio che ha dimostrato come sia possibile «salvare la Città Vecchia di Taranto senza distruggerne l’identità», evidenziano nel documento inviato a sindaco e assessore. Per l’Ordine, dunque, deve essere ancora il punto di riferimento assoluto per ogni processo di valorizzazione dell’Isola, evitando che si scivoli verso una «conservazione per punti» o, peggio, verso un’azione programmata che espellerebbe i residenti storici.

E ancora, sul tema specifico dei parcheggi, il documento traccia una linea netta tra ciò che è accettabile e ciò che distruggerebbe il paesaggio. L’Ordine avanza, infatti, delle proposte alternative basate sui principi di reversibilità e innovazione tecnologica. Gli architetti suggeriscono di guardare ai margini dell’Isola e non al suo cuore ferito. Per questo, propongono, quindi, l’ipotesi di «parcheggi interrati nelle aree di colmata novecentesca» per eliminare l’impatto visivo delle auto, oppure la realizzazione di «piattaforme tecnologiche a mare», concepite come «protesi urbane», mobili e adattabili. Queste strutture, collocate lungo il perimetro costiero, dovrebbero essere integrate nel paesaggio con coperture fotovoltaiche e terrazze panoramiche, diventando elementi di «arte pubblica» e non semplici contenitori di veicoli. L’obiettivo è soddisfare il fabbisogno dei residenti senza occupare i vuoti urbani, che dovrebbero invece essere destinati a funzioni di alto valore sociale, come giardini urbani, housing sociale di qualità o laboratori artigianali.

Il documento, inoltre, ribadisce come le linee guida internazionali, dalla Carta di Venezia del 1964 fino alle indicazioni dell’Unesco, vietino di interpretare i vuoti creati dai crolli come aree di servizio. La legge n. 457 del 1978 e il Codice dei Beni Culturali, infatti, impongono il mantenimento della continuità morfologica, dove ogni vuoto ha lo stesso valore del pieno edificato. Trasformare una corte. o il sito di un palazzo crollato, in un parcheggio, per l’Ordine provinciale degli Architetti, significa violare l’integrità del sito.

In conclusione, per i professionisti tarantini, la sfida non è trovare spazio alle auto tra le macerie, ma riportare i cittadini a vivere l’Isola, garantendo l’accessibilità attraverso parcheggi di scambio esterni, come quelli di Porta Napoli o del rione Croce, collegati da navette ecologiche.

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