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In Puglia e Basilicata

LA RIFLESSIONE

Nessuna donna candidata a sindaco, se la politica è ferma alle logiche del ‘900

Nessuna donna candidata a sindaco, se la politica è ferma alle logiche del ‘900

Il Municipio di Taranto

Il caso nel Tarantino: se queste istituzioni già in partenza nutrono il gap di genere, il rischio è che vinca il disamore

15 Maggio 2022

Maristella Massari

«Le jeux sont fait», scriveva Sartre in un capolavoro di romanzo in cui i protagonisti erano morti ma non lo sapevano e continuavano a vivere la loro vita in un’altra realtà ignorando tutto il resto. A liste depositate - ora è ufficiale - una riflessione su quanto la politica in provincia di Taranto soffra se non di patriarcato cronico, almeno di miopia politica, va fatta. E non se ne abbiano a male i candidati a sindaco (solo uomini, in tutti e sette i comuni in cui si vota) perché questo è un fatto acclarato, non un’opinione di parte. Non c’è una donna a capo delle coalizioni a Taranto, a Martina Franca, a Castellaneta, ma nemmeno in comuni più piccoli dove - capita di frequente - donne esponenti del mondo delle professioni, della cultura, imprenditrici, e via così, scelgano di rappresentare le istanze della propria comunità dalla poltrona più scomoda, quella di sindaco. Intorno a noi il mondo cambia, le donne lasciano i figli ai padri e navigano nello spazio come per i mari del mondo, sono premier capaci di prendere in mano i destini del proprio paese, o ancora sono in grado di influenzare – persino giovanissime – milioni di persone al mondo coinvolgendole nelle loro battaglie di giustizia e libertà. Penso a Malala, a Greta. Sono i nuovi simboli delle ragazze di oggi.

Anche di molte giovani tarantine che hanno scelto di restare in questa trincea di sud est a difendere identità, cultura, futuro. Se penso a loro, magari alla loro intonsa scheda elettorale sono convinta che una qualche perplessità di fronte a quei nomi tutti declinati al maschile la proveranno. Anche un certo disagio. Perché il mondo oggi è cambiato, il ‘900 è un secolo fa. Le donne rappresentano a metà la società, ma spesso solo da elettorato attivo. Si obietterà, ci sono le candidate al consiglio comunale. Certo, per obbligo di legge. Non è stato il caso a scegliere quei nomi e nemmeno il destino. Se non ci sono donne in corsa per diventare sindaco è perché lo hanno deciso gli uomini nel chiuso di segreterie politiche (ove ancora sopravvivano). «Le istituzioni vanno incarnate, rese vive. Le istituzioni siamo noi» diceva Aldo Moro ai suoi studenti. Noi è pronome personale ad alto tasso di inclusività. Ma se queste istituzioni già in partenza nutrono il gap di genere il rischio è che vinca il disamore. Verso la politica e verso le urne.

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