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Inquinamento e popolazione

Ex Ilva, «C’è nesso causale tra le polveri inquinanti e i morti di Taranto»

Ex Ilva, «C’è nesso casuale tra le polveri inquinanti e i morti di Taranto»

Il centro studi Remarc (Università di Pisa) replica alle dichiarazioni dell’ad di Acciaierie Italia, Morselli

23 Maggio 2021

Mimmo Mazza

TARANTO - «Negli ultimi anni è cresciuta la letteratura scientifica che dimostra il nesso causale tra l’esposizione agli inquinanti Pm 10 e l’eccesso di mortalità della popolazione residente a Taranto. Minimizzare questa evidenza significa non rispettare i cittadini e le cittadine della città di Taranto, che sono tra i principali stakeholder di Acciaierie d’Italia»: ha una firma autorevole - i docenti del Remarc, il centro di ricerche del dipartimento di Economia e Management dell’università Pisa - la replica alle dichiarazioni fatte il 14 maggio scorso dall’amministratore delegato di Acciaierie Italia Lucia Morselli durante il ciclo di incontri «Meeting Generation» organizzato dall’associazione dei laureati dell’Università di Pisa e dall’associazione Starting Finance UniPi.

Nel corso del suo intervento la Morselli ha affermato che «il più grande emettitore di CO2 siamo noi, umani ed animali», che il «problema del CO2 è nato perché siamo troppi», e ancora che i «cambiamenti climatici sono influenzati anche dalle interferenze cosmiche». Secondo i docenti e i ricercatori di Remarc, «sono argomenti non supportati da numeri e spesso usati per minimizzare il problema del cambiamento climatico e il ruolo che la produzione industriale - inclusa quella del settore siderurgico (che contribuisce a circa il 7% delle emissioni globali di CO2) - ha nel determinare i processi di cambiamento climatico. Sappiamo anche che circa il 10% della popolazione più ricca a livello mondiale è responsabile di più della metà della crescita delle emissioni clima-alteranti nel periodo 1990-2015. Questi dati suggeriscono come il problema della sovrappolazione sia marginale rispetto al fatto che una quota relativamente piccola della popolazione mondiale abbia sfruttato la gran parte delle risorse naturali disponibili sul pianeta».

La Morselli ha anche affermato - richiamando argomenti utilizzati dalla difesa nel processo Ambiente svenduto sul presunto disastro ambientale provocata dall’Ilva durante la gestione della famiglia Riva - che «la qualità dell’aria di Taranto è venti volte migliore di quella di Milano», frase che ha subito fatto il giro delle agenzie e del web. Per Remarc, «i dati Ispra 2019 effettivamente documentano che Milano ha valori di Pm 10, Pm 2.5, NO2, O3 superiori a quelli di Taranto, ma non di “venti volte” (per esempio, secondo i dati Ispra le emissioni medie di Pm 10 di Taranto sono circa un terzo, non un ventesimo, di quelle di Milano, mentre quelle di Pm 2.5 sono circa la metà). L’inquinamento ambientale a Taranto legato alle emissioni di benzoapirene e altri inquinanti è ampiamente documentato da numerose perizie come quelle realizzata nel 2012 dagli esperti dell’associazione italiana di epidemiologia su richiesta del gip Patrizia Todisco nel processo Ilva. Uno dei periti, il professor Annibale Biggeri dell’Università di Firenze, in una intervista dichiarava che “uno degli avvocati dell’Ilva ha argomentato che i livelli di pm10 di Taranto sono inferiori a quelli delle grandi città del nord. Argomentazione che si sgonfia se si valutano le rilevazioni nel quartiere Tamburi.

Ci si può girare intorno se si vuole, ma l'attuale situazione di quegli impianti non è compatibile con la salute della gente". Negli ultimi anni - si legge nel documento stilato dagli studiosi di Remarc - è anche cresciuta la letteratura scientifica che dimostra il nesso causale tra l’esposizione agli inquinanti Pm 10 e l’eccesso di mortalità della popolazione residente a Taranto. Minimizzare questa evidenza significa non rispettare i cittadini e le cittadine della città di Taranto, che sono tra i principali stakeholder di Acciaierie d’Italia. Al di là delle inesattezze, le affermazioni della dott.sa Morselli possono essere discusse alla luce delle più recente letteratura scientifica in campo economico e manageriale. L’amministratrice di Acciaierie d’Italia afferma che la strategia dell’ex-Ilva è quella di “produrre acciaio”. Ma occorre riconoscere che esistono diversi modi per farlo».

Secondo Remarc, «i modelli di business orientati unicamente alla massimizzazione del profitto, spesso richiamati dalla dott.ssa Morselli, sono oramai superati. La letteratura scientifica mostra come le imprese che non rispettano i propri stakeholder – i diritti dei lavoratori, la salute delle comunità – tendono a distruggere valore economico nel lungo periodo e la storia dell’Ilva di Taranto ne è certamente un esempio».
L’obiettivo principale del centro di ricerche Remarc è condurre una ricerca all'avanguardia sulla gestione responsabile e lo sviluppo sostenibile e avere un impatto su manager, responsabili politici e altri stakeholder. Letta in quest’ottica si comprende la portata dalla replica alla Morselli che fonti ben informate danno, intanto, in uscita da Acciaierie Italia. Pare che la famiglia Mittal abbia deciso di interrompere il rapporto iniziato nell’ottobre del 2019 ma che si stia trattando sulla buonuscita, milionaria. Staremo a vedere. 

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