Prosegue la mobilitazione all’ex Ilva di Taranto. Molti lavoratori e delegati sindacali hanno trascorso la notte per strada mantenendo i presidi con blocchi all’interno e all’esterno dello stabilimento e lungo la statale 100, impedendo l’accesso dei tir destinati ai rifornimenti. Sulla direttrice Taranto-Bari il traffico è stato interrotto e deviato su percorsi alternativi. Nel corso della serata sono stati anche esplosi fuochi d’artificio per richiamare l'attenzione sulla protesta, mentre falò improvvisati sono stati accesi per fronteggiare il calo delle temperature.
Fiom, Fim, Uilm e Usb ribadiscono la volontà di non smobilitare e di restare in presidio fino all’arrivo di risposte concrete dal governo. Il sindacato denuncia il silenzio delle istituzioni e contesta il piano corto della gestione commissariale, ritenuto di fatto un percorso verso la chiusura del sito, dichiarato di interesse strategico nazionale.
Il Consiglio di fabbrica, insieme ai lavoratori, annuncia l'intensificazione delle iniziative di lotta fino alla convocazione di un tavolo unico a Palazzo Chigi e al ritiro del piano considerato penalizzante per il futuro industriale e occupazionale di Taranto.
Oltre al blocco della statale 100 Taranto-Bari, in atto da ieri, stamani lavoratori dell’ex Ilva e sindacalisti hanno attuato blocchi sulla statale 106 e nell’area imprese del siderurgico. Nelle ultime ore l’azienda dell’appalto Semat Sud ha annunciato la chiusura e 220 licenziamenti. Nella tarda serata di ieri ha raggiunto il presidio dei lavoratori il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, al quale i sindacati hanno chiesto di non partecipare all’incontro al Mimit del 5 dicembre perché il ministro Urso ha convocato
riunioni separate per i siti del Nord e del Sud mentre i sindacati chiedono un tavolo unico a Palazzo Chigi.
















