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TARANTO - La Regione Puglia si è costituita nel giudizio amministrativo dinanzi al Consiglio di Stato, di fronte al quale pende l'appello presentato dalla società ArcelorMittal contro la sentenza - pubblicata lo scorso 13 febbraio - con cui il Tar di Lecce ha ordinato lo spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto, così come disposto dal sindaco del capoluogo ionico, Rinaldo Melucci in una ordinanza emessa un anno fa dopo alcuni episodi di emissioni anomale, in particolare dal camino E312, la ciminiera che svetta sul reparto agglomerato e che è la principale fonte emissiva di diossina. La Regione, rappresentata dagli avvocati Rossana Lanza e Anna Bucci, pur non essendosi costituita in giudizio dinanzi al Tar di Lecce, ora chiede al Consiglio di Stato, schierandosi a sostegno delle tesi del Comune di Taranto, il rigetto del ricorso di ArcerlorMittal perché inammissibile e infondato e sottolinea che la prosecuzione dell'attività costituisce pericolo di vita per i lavoratori e per cittadini e determina rilevanti danni all'ambiente, in violazione di quanto previsto dalla Costituzione. I legali dell’ente, stando a quanto si legge nelle 15 pagine del ricorso di cui la Gazzetta ha preso visione, si è costituita «in forza di specifiche competenze in materia della salute della comunità locale e di tutela dell'ambiente» e ha ricordato di aver già impugnato il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017 con il piano valevole come autorizzazione integrata ambientale per l'ex Ilva, stabilimento oggi gestito da ArcelorMittal. Ricorso che pende tutt’ora dinanzi al Tar del Lazio, sede di Roma. Per la Regione Puglia, inoltre, il Tar di Lecce dà atto del fatto che, ad oggi, lo stabilimento ex Ilva di Taranto non risulta adeguato alla decisione della Commissione Europea del 28 febbraio 2012, secondo cui gli impianti dovevano essere adeguati alle nuove tecnologie nei successivi quattro anni. Gli avvocati della Regione Puglia sottolineano che i giudici amministrativi di Lecce hanno «correttamente motivato il proprio decisum, opportunamente ed adeguatamente valorizzando le evidenze critiche ed emergenziali risultanti dalle relazioni tecniche trasmesse da Ispra e da Arpa Puglia, che hanno confermato univocamente ed inequivocabilmente la sussistenza dei presupposti legittimanti l’adozione dell’ordi - nanza sindacale in esame, evidenze non contraddette dalla relazione tecnica prodotta da ArcelorMittal». Ancora: «l’or - dinanza del sindaco Melucci costituisce peraltro applicazione del principio di precauzione, che risulta nella specie correttamente applicato e rispettoso del principio di proporzionalità, sia nella parte in cui ha ordinato ad ArcelorMittal e ad Ilva in As un approfondimento istruttorio ulteriore (rimasto privo di sostanziale riscontro), sia nella parte in cui ha ordinato procedersi ad avviare le operazioni di spegnimento degli impianti dell’area a caldo del siderurgico. La sentenza è perciò corretta e legittima e la Regione Puglia ha interesse acchè essa sia integralmente confermata». Giovedì prossimo, 11 marzo, il Consiglio di Stato esaminerà la vicenda, decidendo in particolare sulla richiesta di sospensiva degli effetti della sentenza del Tar di Lecce chiesta da ArcelorMittal e Ilva in As per evitare che a metà aprile lo spegnimento dell’area a caldo diventi realtà.

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