Martedì 28 Settembre 2021 | 12:58

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il caso

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Responsabilità colposa per morte in ambito sanitario

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TARANTO - Venerdì sarà eseguita l’autopsia sul corpo di un professionista tarantino 59enne morto di Covid lo scorso 17 ottobre. Ieri il procuratore aggiunto Maurizio Carbone ha dato incarico al medico legale Alessandro Dell’Erba di eseguire l’esame autoptico al policlinico di Bari. La perizia medica, insieme ad altri accertamenti, sarà necessaria per capire se ci sono state responsabilità nel decesso da parte del medico curante e degli infermieri del 118 che in tre occasioni sono intervenuti presso l’abitazione del professionista. Sono otto gli indagati per responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.
È la prima volta dall’inizio della pandemia che la procura apre un’inchiesta su protocolli e cure legate a un caso di Covid a Taranto. È stato il fratello a denunciare in questura i due interventi del personale del 118 in casa del professionista, al termine dei quali si è stabilito che il caso non era grave e non necessitava di ricovero. Il 7 ottobre scorso, il professionista aveva febbre alta e una bassa saturazione nel sangue. Temendo il contagio da Covid-19, la moglie ha chiesto l’intervento del 118. Il personale intervenuto, a quanto pare senza la presenza di un medico a bordo, stabiliva tuttavia che non era necessario il ricovero perché il paziente non era in pericolo. Il giorno successivo le condizioni dell’uomo sono peggiorate. I familiari hanno nuovamente chiesto l’intervento del 118 e anche in questo caso il personale ha decretato che non era necessario il ricovero, lasciando ai familiari una bombola di ossigeno per il paziente. Il 9 ottobre le condizioni si sono fatte ancor più serie. Il professionista ha avuto una crisi respiratoria piuttosto grave e questa volta il personale del 118 lo ha soccorso e trasportato in ospedale dove, effettuato il tampone, è risultato positivo al Covid. Il giorno 11 ottobre il professionista è riuscito a fare l’ultima telefonata alla moglie. Le ha spiegato che stava per essere intubato e messo in coma farmacologico. Nei giorni successivi i medici del reparto di terapia intensiva hanno informato i familiari che la situazione era sempre più grave. Dopo sei giorni il paziente, che non soffriva di alcuna patologia pregressa, è morto. Nella denuncia, il fratello del professionista ha chiesto di eseguire autopsia e verificare se il ritardo di due giorni nella diagnosi di positività al Covid e nel ricovero può aver contribuito al decesso. Il perito del pubblico ministero ha chiesto tre mesi per depositare la perizia. I familiari del professionista sono assistiti dagli avvocati Michele Rossetti, Vincenza Vozza e Rino Levato, che hanno dato incarico al medico Pietro Aresta di seguire le operazioni peritali. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Salvatore Maggio, Raffaele Errico e Anthea Mallito.

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