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In Puglia e Basilicata

la lettera

«Bimbi in ospedale per colpa dell'Ilva brutta»: il disegno della piccola tarantina fa commuovere

«Bimbi in ospedale per colpa dell'Ilva brutta»: il disegno della piccola tarantina fa commuovere

La bambina ha disegnato lo stabilimento e scritto una lettera virale: «Chiudetela e vergognatevi»

24 Novembre 2019

Giacomo Rizzo

Su un foglio ha disegnato le ciminiere con i fumi neri del Siderurgico e scritto: «Vogliamo che l’Ilva chiuda». Erica (nome di fantasia) è una bambina che abita nel rione Tamburi di Taranto, il più vicino e il più esposto alle emissioni dell’acciaieria. Frequenta la scuola Deledda, una di quelle che sono state chiuse per mesi a causa della vicinanza alle collinette ecologiche dell’ex Ilva sequestrate per problemi di inquinamento, che subiscono disagi e limitazioni di orario anche in occasione dei Wind days, quando il vento comanda e le polveri imbrattano pareti, balconi, terrazze, giardini. Entrano nelle case. La mamma di Erica è in prima linea per denunciare l’inquinamento e l’emergenza sanitaria e ambientale. Il papà lavora all’Ilva. Ma anche lui è a favore della chiusura e della riconversione, della difesa del diritto alla vita.

Su un foglio c’è il disegno dei camini, su altri due Erica ha scritto le sue riflessioni sull’inquinamento che le impedisce di vivere una vita normale e sulla fabbrica che vede come un mostro, semplicemente affacciandosi alla finestra della sua abitazione. «Io penso che Taranto è troppo inquinata, che deve migliorare. Noi non vogliamo che ci tolgono la scuola Deledda-De Carolis. Vergognatevi per tutto quello che ha fatto l’Ilva, gli altri bambini stanno in ospedale per colpa dell’Ilva brutta. Ecco perché dovete vergognarvi tanto».
Le foto dei fogli in cui la bambina annota i suoi pensieri e le sue paure sono diventate virali sui social network. «I bambini - dice Erica - sono in ospedale malati e muoiono. Vogliamo parco giochi, boschi. Brutti, ci inquinate tanto. Vogliamo spazi verdi, ecco cosa penso di Taranto».

Sua mamma spera che «lo Stato comprenda che la città non ne può più e che una soluzione va trovata subito per garantire un futuro alle nuove generazioni. Mia figlia - confida - è stanca e stufa di sentir parlare solo di Ilva e ha voluto esprimere il suo stato d’animo. Mi ha detto: da grande voglio fare la pediatra per aiutare i bimbi di Taranto».

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