Martedì 10 Dicembre 2019 | 19:44

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Mittal, patto Conte-Merkel sull'acciaio. Patuanelli frena su nazionalizzazione.
Sindacati: sospeso scarico materie prime

Il Governatore su AM: «Restino e dimostrino che non sono arrivati per chiudere». Bonelli (Verdi): scuso equivale a libertà di inquinare

Mittal, Conte: «Nuovo scudo solo se rispetta tutti i patti». Emiliano oggi incontra vertici Regione e sindacati, domani il premier a Taranto

foto Todaro

«Lavoriamo per una soluzione che tenga in piedi la tutela della salute e la salvaguardia del 
lavoro. E’ la sfida del governo». Lo ha detto il premier  Giuseppe Conte, con Angela Merkel, riferendosi al dossier Arcelor Mittal. «Ci siamo ripromessi una cooperazione per cercare di confrontarci sulle soluzioni più avanzate dal punto di vista tecnologico e condividere le conoscenze» nel settore dell’acciaio.

Intanto, il ricorso a nazionalizzazioni come "soluzione magica» ad una crisi industriale è «una pericolosa illusione». Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri parla in generale ma mette così una pietra tombale sulla nazionalizzazione dell’Ilva che invece il ministro della Sanità Roberto Speranza (Leu) la considera «ragionevole». Per il dossier Arcelor Mittal è un giorno di lavoro sotterraneo nel quale la politica parla, in attesa di possibili confronti e soluzioni. Che Italia Viva di Renzi presenta come emendamento al decreto fiscale, riproponendo due diversi 'scudì penali: uno generale per tutte le imprese, l’altro specifico per l’Ilva.

Ma a Taranto la società avvia il «piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo» annunciato dall’a.d. Lucia Morselli. Un piano di spegnimento che, se portato a termine, creerebbe danni all’Ilva e alla proprietà, chiunque essa fosse, privata o meno. E' stato sospeso a Taranto - fanno sapere i lavoratori - lo scarico delle materie prime destinate allo stabilimento, l'obiettivo sarebbe quello di fermare una delle due linee di agglomerazione. Se questo rientri nei poteri di ArcelorMittal (attualmente è solo affittuario degli asset Ilva, la proprietà è ancora dell’Amministrazione Straordinaria cioè dei creditori dell’ex Ilva) lo diranno i giudici di Milano.

Intanto slotta a martedì il deposito in Tribunale a Milano dell’atto con cui Arcelor Mittal chiede di recedere dal contratto di affitto dell’ex Ilva e che è già stato notificato ai commissari straordinari martedì scorso alle 4 di mattina. Il procedimento, una volta presentato l’atto dovrà essere iscritto a ruolo dalla cancelleria centrale che poi trasmetterà la causa al presidente del tribunale il quale la assegnerà alla Sezione specializzata imprese.

RICORSO DEI COMMISSARI - Le condizioni giuridiche del recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva, preliminare alla vendita, non ci sono e quindi Arcelor Mittal deve andare avanti. E' questo il cuore del ricorso con urgenza e cautelare, ex articolo 700, che verrà presentato nei prossimi giorni, comunque in settimana,in Tribunale a Milano dai legali dei commissari straordinari. Intanto è atteso in giornata il deposito sempre nel palazzo di giustizia milanese dell’atto con cui la multinazionale chiede il recesso del contratto. Lo 'scudo penale' non è una condizione che consente il recesso del contratto da parte di Arcelor Mittal. E’ questo uno dei punti del ricorso con urgenza e cautelare, ex articolo 700, che verrà presentato nei prossimi giorni, comunque in settimana, in Tribunale a Milano, dai legali dei commissari straordinari. Altro punto contestato nel ricorso dei commissari riguarda Afo2, l’altoforno che, al contrario di quanto sostiene la multinazionale nel suo atto di recesso, non è spento.Il ricorso cautelare d’urgenza, che verrà depositato verosimilmente tra domani e giovedì, si è reso necessario per impedire che a dicembre la multinazionale lasci l'ex Ilva.

La procedura per restituire allo Stato gli stabilimenti, il principale è quello di Taranto «da cui dipendono tutte le attività comprese nel Ramo di Azienda» e «l'unico - si legge nell’atto che verrà depositato in Tribunale domani- a ciclo integrale in Italia», ha preso il via lo scorso 5 novembre con l'annuncio comunicato con una lettera dall’ad del gruppo franco-indiano Lucia Morselli ai segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm in un incontro a Taranto. Secondo la procedura, che si basa sull'articolo 47 della legge 428/90, da quel giorno i termini per la cessione scadono in 30 giorni.

INCONTRO IN REGIONE TRA EMILIANO E SINDACATI - «In questo momento abbiamo un contraente che sta scappando via. Se questo contraente dovesse cambiare idea e decidere di non scappare più e ci dovesse chiedere di rinegoziare gli accordi perché li ritiene non sostenibili, noi non riteniamo impossibile questa soluzione. Possiamo anche rinegoziare l’accordo del 6 settembre, lo possiamo fare, però dobbiamo rinegoziare l’accordo anche dal punto di vista della salute delle persone». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, riferendosi ad Arcelor Mittal, al termine delle riunione che si è svolta in presidenza a Bari, con la partecipazione del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dei rappresentanti sindacali Cgil, Cisl e Uil, Domenico De Bartolomeo presidente di Confindustria Puglia, e una piccola rappresentanza di opera

SINDACATI: GIA' SOSPESO SCARICO MATERIE PRIME

Da alcuni giorni è sospeso lo scarico sulla banchina del molo polisettoriale del porto di Taranto delle materie prime destinate allo stabilimento ArcelorMittal di Taranto. Lo si apprende da fonti sindacali. La decisione dell’azienda sarebbe legata al proposito di fermare una delle due linee di agglomerazione. Nei giorni scorsi l’Ad Lucia Morselli aveva annunciato la progressiva e ordinata fermata degli impianti in seguito alla recessione del contratto di fitto finalizzato all’acquisto dello stabilimento. ArcelorMittal aveva iniziato a usare il molo polisettoriale dal luglio scorso, dopo il sequestro del quarto sporgente (adibito allo sbarco dei minerali) ordinato dalla Procura dopo la morte in un incidente sul lavoro del gruista Mimmo Massaro, avvenuta il 10 luglio scorso.

TUONA CONFINDUSTRIA: IL PAESE NON SA DARE REGOLE CERTE

Manovra e decreto fiscale, col «dibattito» che ne ha accompagnato il varo, «e gli ultimi sviluppi» sull'ex Ilva «non solo non sono in grado di ricreare un clima di fiducia verso le imprese, ma anzi lo sfavoriscono con interventi estemporanei, anche sul contesto in cui operano». Così Confindustria in audizione sulla manovra. «Gli ultimi sviluppi su Ilva dimostrano l’incapacità del Paese di dare alle imprese regole certe e chiare» nonché «di valutare gli effetti di determinate decisioni sull'economia reale». «E' utile ricordare che il concetto di sostenibilità ha una componente ambientale, ma anche sociale e il rischio, in questa vicenda, è che rimanga irrisolta la prima compromettendo anche la seconda». Lo ha detto il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci in audizione sulla manovra davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera ribadendo che la mancanza di regole certe non consente di ricreare «un clima di fiducia» e, anzi, «l'effetto rischia di essere ansia nel mondo dell’economia e fuga degli investitori».

BONELLI (VERDI): SCUDO PENALE È LICENZA PER INQUINARE - «Se venisse approvato l’emendamento presentato dal partito di Renzi, sul ripristino dello scudo penale per ArcelorMittal, si aprirebbe una fase drammatica per lo stato di diritto del nostro paese, facendo un salto nel buio che porterebbe la situazione indietro di decenni». Così in una nota Angelo Bonelli, coordinatore nazionale della Federazione dei Verdi.

«Andrebbero persi decenni di conquiste giuridiche e ambientali - prosegue l’ambientalista - perché in nessuna parte del mondo esiste uno scudo penale per chi abbia attività industriali: se inquini, vieni sanzionato dalla legge. Proprio il gruppo franco-indiano ArcelorMittal ha avuto la contestazione di gravi violazioni delle leggi ambientali in tutto il mondo», osserva citando alcuni casi che riguardano la Francia, il Canada e lo stato dell’Indiana (USA). Bonelli ricorda infine che anche "il Presidente della Repubblica ucraino ha contestato violazioni per il mancato risanamento ambientale di alcune aree. Questo dimostra che solo in Italia ad ArcelorMittal verrebbe concessa, addirittura erga omnes, vale a dire per tutti gli impianti sul territorio italiano analoghi a quello di Taranto, l’immunità penale, come non accade in nessuna parte del mondo».

«Chi oggi parla a raffica di questa vicenda nelle trasmissioni televisive, sono coloro i quali hanno avuto enorme responsabilità in questi sette anni, perché pensavano che l’ex Ilva si potesse risanare pur continuando a farla produrre, ma tutti sanno che questo era impossibile». «Approvare lo scudo penale - conclude quindi Bonelli - significherebbe sancire per legge la libertà di inquinare, attentando la salute cittadini».

LE PAROLE DI CONTE

«Soltanto se Mittal cambiasse idea e venisse a dirci che rispetterà gli impegni previsti dal contratto - cioè produzione nei termini previsti, piena occupazione e acquisto dell’ex Ilva nel 2021 - potremmo valutare una nuova forma di scudo», che «non è dovuto». Lo afferma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista al Il Fatto Quotidiano, in cui parla di «un nuovo incontro a breve con i titolari» e annuncia una «battaglia legale». 

«Per stanare il signor Mittal sulle sue reali intenzioni, gli ho offerto subito lo scudo: mi ha risposto che se ne sarebbe andato comunque, perché il problema è industriale, non giudiziario. Quindi chi vuole reintrodurre lo scudo per levare un alibi a Mittal trascura il fatto che Mittal non lo usa, quell'alibi», rileva Conte, che preannuncia un nuovo incontro «risolutivo per capire che intenzioni hanno. Hanno avviato un’iniziativa giudiziaria con tempi lunghi e noi li anticipiamo - evidenzia - con un procedimento cautelare ex articolo 700 del Codice di procedura civile per ottenere dal Tribunale di Milano una verifica giudiziaria sulle loro e le nostre ragioni entro 7-10 giorni».

«Stiamo acquisendo col ministro Patuanelli tutti gli elementi in vista di eventuali soggetti alternativi, nel caso in cui Arcelor Mittal confermasse la dismissione dell’ex Ilva. Prepariamo la battaglia legale, convinti di avere ottime probabilità di successo. E intanto lavoriamo per una soluzione globale, che chiameremo 'Cantiere Taranto», prosegue Conte. «Sto invitando tutti i ministri secondo le loro competenze, le autorità e i comitati locali e tutte le forze produttive del Paese a proporre progetti da inserire in un piano articolato per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale di Taranto».

E in mattinata è arrivata anche la dichiarazione di Maurizio Landini, segretario Cgil: «Noi troveremmo utile che dentro a
questa società ci sia anche una presenza pubblica: era una delle cose che si stava discutendo da tempo. Il governo decida con
quale strumento esserci: se Cdp o un altro fondo, così come succede nel resto d’Europa e del mondo». 

Nazionalizzazione per l’ex Ilva? "Bisognerebbe ridare un senso alle parole, qui ogni giorno ce ne s'inventa una. Io starei molto con i piedi per terra. Quello che stiamo dicendo è che oggi c'è un accordo che va fatto rispettare», aggiunge Landini rispondendo ai giornalisti.
Sulla presenza pubblica è il governo che deve decidere «di quanto, ma essere dentro a questa azienda avrebbe un doppio significato: da un lato togliere qualsiasi alibi ad ArcelorMittal, che dice che c'è un clima ostile verso l'industria, dall’altro quello di controllare che seriamente gli investimenti» e la conversione ambientale «vengano fatti sotto ogni punto di vista. Questo sarebbe anche un modo per ricostruire un rapporto tra la città, i cittadini e il lavoro, che in questi anni sì è rotto», conclude il segretario della Cgil.

Il Ministro dell'Economia Gualtieri ha invece ribadito che il Governo deve mettere in campo tutti gli strumenti necessari, tutti gli strumenti di cui dispone per una prospettiva di sviluppo che sia di mercato. Il Governo può «concorrere a soluzioni di rilancio dell’ex Ilva secondo il piano industriale» originario, anche se magari «adattato alle circostanze», mentre poi ha definito la nazionalizzazione dello stabilimento una 'pericolosa illusione'.

EMILIANO: «RESTINO E DIMOSTRINO CHE NON SONO ARRIVATI PER CHIUDERE» (di Mimmo Mazza)

«I sindacati mi hanno chiesto un incontro sulla vertenza Ilva e non potevo non rispondere al loro appello, peraltro precedente alla visita di Conte a Taranto»: Michele Emiliano spiega alla Gazzetta le motivazioni dell’incontro convocato per oggi pomeriggio alle 14.30 alla presidenza della Regione con il sindaco Melucci, il presidente della Provincia Gugliotti, Confindustria e le organizzazioni sindacali.
«Spero che ArcelorMittal torni al tavolo e accetti di confrontarsi con le istituzioni e le parti sociali sul futuro dell’acciaieria di Taranto. Se non lo farà, troveremo tutti assieme il modo di gestire la fabbrica - dice il presidente - e per questo è giusto cominciare a confrontarsi.

Al momento, però, non c’è nessun elemento che faccia pensare ad un cambio di idea da parte di Mittal. Mi permetto di dire che il loro atto di recesso giuridicamente, è molto debole. Ma vediamo, se arriva un segnale da loro siamo pronti a discutere di tutto, compreso lo scudo penale perché, sia chiaro, tutti siamo dell’idea che chi adempie al piano ambientale non può rispondere delle colpe e delle omissioni del passato».

Emiliano ricorda di aver espresso proprio dalle colonne della Gazzetta nel 2017 il timore che la multinazionale stesse rilevando il siderurgico di Taranto avendo come unica intenzione quella di chiuderlo. «Spero - spiega - di avere torto, che tornino indietro e si mettano a discutere con noi di un nuovo modello di produzione, quel nuovo modello del quale avevo parlato più volte con l’ex amministratore delegato Matthieu Jehl, in una occasione anche con il presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro. Ecco, secondo me la sostituzione di Jehl è passata in secondo piano ma secondo me invece è avvenuta perché il manager si era reso conto che occorreva cambiare modo di produrre acciaio per rimettere in piedi una fabbrica che cadeva a pezzi e che si poteva fare accedendo ai fondi europei appositamente stanziati, coi quali si sarebbero potuti gestire anche esuberi e sovraproduzione. Un piano che evidentemente a qualcuno non piaceva, tanto da sostituire un manager capace e in buona fede».

SIT IN GENITORI E ASSOCIAZIONI

Sit-in di cittadini, comitati e associazioni del fronte anti-Ilva a Taranto, nei pressi del ponte girevole. E’ stato allestito un banchetto in cui si realizzano cartelli, striscioni e volantini con frasi che invocano la chiusura della fabbrica e la tutela della salute. A manifestare ci sono anche genitori di bambini morti per malattie che ritengono legate all’inquinamento. Sui social circola l'appello a «mamme, papà, nonni e cittadini» a raggiungere il luogo del presidio per invocare «una Taranto libera dai veleni».

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