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Il crollo

Taranto, l'incuria abbatte l'antico acquedotto: in frantumi una storia millenaria

Cede parte dell’Acquedotto del Triglio. Detriti sulla carreggiata, nessun ferito

Taranto, l'incuria abbatte l'antico acquedotto: in frantumi una storia millenaria

TARANTO - La storia millenaria in frantumi. È successo a Taranto, alle porte della città. Nella mattinata di ieri, una parte dell’acquedotto del Triglio è crollata, nella zona a ridosso dell’Ilva. Sotto gli occhi degli automobilisti che percorrevano la strada provinciale che collega il capoluogo a Statte, «sono venute giù due arcate», fa sapere la dirigente della Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto Maria Piccarreta.
«Il nostro personale è immediatamente intervenuto per raccogliere le macerie, catalogarle e pulirle. È stato messo a disposizione un capannone lì vicino - spiega - per depositare i resti. Contemporaneamente metteremo in sicurezza le arcate rimaste in piedi».

A suo dire, le abbondanti piogge avrebbero determinato il cedimento della struttura, ma è anche da considerare che nei giorni scorsi era stata denunciata la misteriosa mancanza di numerosi mattoni dalle arcate che costeggiano lo stabilimento siderurgico. L’entità del danno è comunque notevole.
L’acquedotto del Triglio che ha servito Taranto fino alla II Guerra Mondiale, lungo circa otto chilometri tra gallerie sotterrane e archi a tutto sesto, rappresenta una delle più importanti testimonianze di ingegneria idraulica in epoca romana. Da valutazioni archeologiche e storiche, si ritiene che il primo tratto, che va dalle sorgenti fino a Statte, sia stato costruito per uso privato delle ville suburbane, nell’anno 123 a.C., al tempo dei Gracchi.

«Si tratta di un’opera importantissima e una manutenzione - commenta Piccarreta - andava fatta. L’intervento di restauro è inserito nel Cis, ma fino ad ora non abbiamo avuto fondi a disposizione per farlo».
Meno di dieci anni fa ci fu un intervento di restauro di parte della struttura. Da allora l’acquedotto è stato abbandonato all’incuria. Ora si raccolgono i resti di un insediamento archeologico dimenticato, all’ombra delle ciminiere. «Le polveri inquinanti - riferisce la Soprintendente Piccarreta - non sono la causa del crollo ma avranno probabilmente indebolito la struttura. Faremo adesso delle analisi e capiremo se esiste un principio di corrosione dovuto all’inquinamento».
La Soprintendenza è inoltre in contatto con l’unità di crisi del Mibact. «Chiederemo l’erogazione di fondi speciali per il restauro dell’acquedotto», rileva Maria Piccarreta.

«Fate presto, l’opera è in pericolo» è l’allarme lanciato dal sindaco di Statte Francesco Andrioli. Alla notizia del crollo, si è subito recato sul posto. «Gli archi medievali dell’antico acquedotto del Triglio, presenti anche nello stemma comunale, fanno parte del nostro paesaggio e della nostra storia, anche se la competenza territoriale è del Comune di Taranto. C’è indubbiamente - aggiunge - un pericolo imminente per tutta l’opera. Un’opera che dopo secoli regge la forza del tempo e ancora oggi incanala acqua e che negli scorsi anni, anche grazie al lavoro di associazioni come il Gruppo Speleo Statte, siamo riusciti a rendere realtà attrattiva di rilievo adatta ad esplorazioni e visite guidate. Occorre agire prima che la pioggia e l’incuria del tempo possa cancellare tutto in pochi secondi». 

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