Venerdì 13 Marzo 2026 | 13:55

Negozi chiusi, b&b aperti: ecco il crollo degli esercizi commerciali. A Bari i numeri peggiori di Puglia e Basilicata

Negozi chiusi, b&b aperti: ecco il crollo degli esercizi commerciali. A Bari i numeri peggiori di Puglia e Basilicata

Negozi chiusi, b&b aperti: ecco il crollo degli esercizi commerciali. A Bari i numeri peggiori di Puglia e Basilicata

 
leonardo petrocelli

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leonardo petrocelli

Negozi chiusi, b&b aperti: ecco il crollo degli esercizi commerciali. A Bari i numeri peggiori di Puglia e Basilicata

Il capoluogo pugliese non è lontano dall’andamento nazionale: il centro storico offriva 659 esercizi commerciali nel 2021, scesi a 451 nel 2025, mentre il resto della città è passato da 3557 a 2665

Venerdì 13 Marzo 2026, 11:58

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Avanza il deserto commerciale italiano con il Mezzogiorno che resiste un po’ meglio del Nord, ma il crinale è lo stesso. D’altronde, i numeri parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio, con un tasso medio annuo di «desertificazione» salito al 3,1%. A certificarlo è l’analisi «Città e demografia d’impresa», realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio su 122 città italiane (107 capoluoghi di provincia e 15 Comuni non capoluogo).

Il Comune con le maggiori perdite d’impresa risulta Agrigento con un crollo del 37,5%, mentre chi resiste meglio è Crotone con una flessione di appena -1,8%. In mezzo, però c’è un’Italia che vede il Settentrione con numeri peggiori rispetto al Mezzogiorno dove, comunque, l’emergenza c’è. Bari, 34esima, segna la percentuale peggiore del blocco apulo-lucano con un -29%, seguita da Trani (-28,9%), Barletta (-25,4%), Andria (-24,6%). Potenza è 84esima con -23,7% poi Taranto (-23%), Brindisi (-22,6%), Foggia (-21,6%), Lecce (-18,2%) e Matera, 110decima, che segna il miglior risultato dall’area con -17,9%.

La strage colpisce le attività commerciali tradizionali non alimentari. La maglia nera è delle edicole (-51,9%), poi abbigliamento e calzature, mobili e ferramenta e, infine, libri e giocattoli. Esplodono invece gli «altri alloggi», categoria in cui rientrano i celebri affitti brevi (i b&b, per capirci) con una percentuale vertiginosa del +184,4%. Segue il food, seppur a distanza, con i ristoranti e l’aggregato che mette insieme rosticcerie, gelaterie e pasticcerie. Curiosamente, tracollano i bar (-21,1%) che, però, si stanno trasformando in ristoranti per intercettare il lato più proficuo dei fenomeni in atto.

Non è solo una tragedia economica. Come rileva l’analisi, infatti, una città colpita a morte nel commercio è una città meno illuminata, meno sicura, destinata a mettere in difficoltà la sua popolazione più anziana e a disarticolare intere zone trasformandole in quartieri-dormitorio. E a poco serve la crescita delle micro-imprese a titolarità straniera - in testa empori e minimarket asiatici - che se da un lato svolgono una funzione di indubbia integrazione occupazionale (+194mila occupati) dall’altro però incarnano una «supplenza» più disordinata che efficace.

Che fare, dunque? Sul declinare dell’analisi, Confcommercio propone un pacchetto di idee. Innanzitutto, il primo passo sarebbe quello di dotarsi di strumenti di conoscenza con un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano, utilizzando anche fonti innovative a cominciare da quelle che studiano i flussi pedonali. Poi, un cambio di status identificando le imprese di prossimità come «attori del governo urbano» e una integrazione tra politiche di sviluppo economico e urbanistica con un documento pluriennale che orienti gli investimenti. Infine, la gestione attiva dei locali sfitti e la possibilità per i Comuni di subordinare ad autorizzazione o vietare l’insediamento di merceologie «incongrue» nei centri storici. Idee di buon senso per provare ad arrestare una tendenza che, complice l’esplosione del commercio elettronico, sembra inarrestabile.

Il caso Bari - Il capoluogo pugliese non è lontano dall’andamento nazionale. Il centro storico offriva 659 esercizi commerciali nel 2021, scesi a 451 nel 2025, mentre il resto della città è passato da 3557 a 2665. Pagano dazio le edicole, il commercio ambulante, i mobili, l’abbigliamento e le calzature, anche in centro. Flettono pure gli alberghi e i bar (seppur leggermente) mentre esplodono i ristoranti e le altre forme di alloggio. Un film già visto in tutta la penisola. Sempre meno imprenditori, sempre più tenutari di case vacanza. La marcia di Bari è la stessa di un Paese chiamato a cambiare passo.

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