La desertificazione commerciale spegne le strade delle nostre città. Bari resiste conquistando il 34mo posto nella graduatoria nazionale stilata dal Centro studi Confcommercio con un -29% di imprese attive che hanno abbassato la saracinesca tra il 2012-2025. Una classifica di segni meno che vede al primo posto Agrigento con -37,5. A cadere sotto la scure le edicole (più che dimezzate in 13 anni) e i negozi di abbigliamento e calzature falcidiati per più di un terzo. Con i segni più il food: ristoranti, gelaterie e pasticcerie.
Un percorso che Confcommercio punta se non invertire almeno rallentare e per questo propone il progetto «Cites» su cinque concetti di base: riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano; integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica, magari con una cabina di regia inter-assessorile e costruendo una mappa delle polarità di prossimità; un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano; disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili, ad esempio vietando l’insediamento di merceologie «incongrue» nei centri storici e nelle aree a vocazione commerciale; gestire attivamente i locali sfitti, attraverso forme strutturate di governance locale con la partecipazione attiva delle associazioni territoriali di Confcommercio, come ad esempio i Distretti del Commercio.
E sfogliando i dati, Bari sì resiste, ma subisce comunque i colpi del cambiamento specie nel centro storico: ad essere quasi spariti i venditori ambulanti (erano 60 nel 2012 e ne sono rimasti solo 8) a fronte invece di un moltiplicarsi di sistemi di alloggio diversi dagli alberghi (i b&b erano 6 nel 2012 oggi se ne contano 95).
















