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È una sfida infinita. Una questione eterna, una storia d'amore e di odio. Italia-Spagna è una partita perenne, distesa negli anni, giocata senza soluzione di continuità. Simile a un derby. Oggi, questa sera, vale la finale del campionato europeo. Tre quarti d'Italia sarà lì, davanti alla tivvù. E lì, davanti alla tivvù, si mescoleranno sentimenti esplosivi, una miscela altamente infiammabile.

Sembravano due nazionali da lavori in corso, e invece Italia e Spagna bruciano le tappe della ristrutturazione per risalire ai vertici del calcio europeo. Un processo di <riavvio> che nasce da due poli opposti. Quello italiano dalla disfatta della mancata partecipazione al Mondiale di Russia; quello spagnolo dal dover fare i conti con i dati anagrafici della generazione d'oro, quella che ha vinto tutto in Europa e nel mondo.

Oggi, oggettivamente, l'Italia di Mancini appare più avanti rispetto alla Spagna di Luis Enrique nel progetto di ricostruzione. E una semifinale strana. Non ci sono top player. Da una parte e dall'altra ottimi giocatori, ma nessun fuoriclasse. E questa è la dimostrazione di quanto sia stato certosino il lavoro dei due allenatori. Soprattutto, però, di Mancini, capace di creare una squadra belola, divertente e vincente.

L'Italia del pallone è già in ansia da prestazione. E fino alle 21 di questa sera sarà solo un lungo conto alla rovescia. L'ansia si scioglierà nel momento in cui sarà battuto il calcio d'inizio e lascerà il posto alla speranza. Che faccia gol Immobile, finalmente; che Donnarumma continui a essere un essere vivente a metà fra un portiere e la muraglia cinese; che Jorginho non svesta i panni del professore di «mezzo»; che, insomma, l'Italia di Mancini prosegua nel suo incredibile Europeo.

Siamo nei primi quattro e va bene così. C'è chi dice che gli Azzurri abbiano già vinto il «loro» campionato d'Europa. Ed è anche vero. Ma, poi, l'appetito vien mangiando e negli almanacchi resta semplicemente il nome di chi vince. Ma questo Europeo itinerante un miracolo lo ha già compiuto. Ha riconsegnato l'Italia agli italiani. Mancini l'ha trovata «morta», più bianca di Laura Palmer ripescata cadavere dal lago di Twin Peaks.

Le ha dato una nuova anima, una nuova vita, una nuova mentalità, una nuova dignità. E allora, avanti senza paura. «Vamos a matar» le Furie Rosse. In fondo, l'Italia non ha già matato i Diavoli Rossi del Belgio? 

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