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Icaro, nello speciale Gazzetta l'omaggio per il centenario di Kafka

Icaro, nello speciale Gazzetta l'omaggio per il centenario di Kafka

Icaro, nello speciale Gazzetta l'omaggio per il centenario di Kafka

 
Fulvio Colucci e Leonardo Petrocelli

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Fulvio Colucci e Leonardo Petrocelli

Icaro, nello speciale Gazzetta l'omaggio per il centenario di Kafka

A cento anni dalla morte, avvertiamo la impossibilità di evitare il naufragio e disperderci in quell’oceano, il suo: l’«Oceano Kafka»

Domenica 23 Giugno 2024, 07:04

Franz Kafka resta un oceano inesplorato. Ancora oggi ci sentiamo dispersi di fronte all’immensità di una scrittura luminosamente cupa e abissale. A cento anni dalla morte, avvertiamo la impossibilità di evitare il naufragio e disperderci in quell’oceano, il suo: l’«Oceano Kafka».

L’atmosfera delle cose kafkiane è sempre un po’ invernale, nebbiosa. Ha quell’eterno sapore di pilsner bevuta in taverna. Eppure, a Franz Kafka sarebbe piaciuto scendere a Sud, in qualche posto esotico. «Era la sua speranza quando fu assunto alle Generali che invece lo spedirono a Trieste. Un cambiamento minimo e deludente». E allora nel Mezzogiorno lo porta lui attraverso il tour di presentazione - con molte tappe pugliesi - del volume Kafka (La nave di Teseo, pp. 113, euro 16). «Andiamo in vacanza insieme», scherza Mauro Covacich, scrittore triestino classe 1965, che con l’autore de Il castello e Il processo, ha ingaggiato nel libro un vero corpo o corpo. Da scrittore a scrittore. O forse da pugile a scrittore perché tutto inizia con un pugno sul cranio.

Covacich, le ha fatto male?
«Sì certo (ride, ndr), a me come a tanti. È proprio Kafka a scrivere in una lettera che il libro deve svegliarci come un pugno sul cranio, appunto, dev’essere l’ascia che spacca il mare ghiacciato dentro di noi. È questa l’utilità della letteratura, la risposta alla famosa domanda sul perché leggere».

Attenzione alle facili infatuazioni, però. A 100 anni dalla morte dello scrittore è scoppiata la Kafka-mania. Qual è l’errore da non commettere quando ci si accosta alle sue opere?
«Aspettarsi per forza che tutto sia simbolico, allegorico, surreale. Arrivarci, insomma, con pregiudizi kafkiani»...

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