Quattro persone in carcere con l’accusa di aver sequestrato e picchiato un uomo per un debito. È il bilancio di un’operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani e sfociata in un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Trani.
I destinatari del provvedimento sono quattro barlettani, di età compresa tra i 22 e i 59 anni, ritenuti responsabili – a vario titolo – di violenza privata e tentata estorsione ai danni di un 45enne, anche lui di Barletta.
Le indagini, condotte dal Commissariato di Barletta e dalla Squadra Mobile della Questura BAT, sono partite da una segnalazione anonima giunta alla sala operativa, nella quale si riferiva di un uomo costretto con la forza a salire su un’auto contro la propria volontà. Gli investigatori hanno quindi avviato un’analisi dei sistemi di videosorveglianza, ricostruendo l’intera vicenda.
Dalle immagini è emerso che la vittima sarebbe stata effettivamente obbligata a salire a bordo del veicolo e successivamente condotta all’interno di un bar, dove sarebbe stata aggredita e colpita ripetutamente, anche con un bastone e uno sgabello. Una volta rintracciato, il 47enne avrebbe riferito agli inquirenti che l’aggressione era legata a un debito non saldato.
La gravità dei fatti, avvenuti nei giorni scorsi, ha portato la Procura a richiedere con urgenza una misura cautelare, accolta dal giudice.
Tra gli arrestati figura anche il 21enne Nicola Dibenedetto, già coinvolto – insieme ad altri indagati – nell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Diviesti, il 26enne barlettano scomparso il 25 aprile e ritrovato senza vita il 29 aprile scorso nelle campagne tra Canosa e Minervino Murge, delitto aggravato dal metodo mafioso.
L'episodio che ha portato gli indagati in carcere, risale allo scorso 6 marzo quando, in pieno giorno, un uomo di 47 anni "è stato costretto con la forza a salire a bordo di un'auto, portato in un bar dove è stato malmenato e poi costretto a raggiungere casa della sorella per recuperare la somma di denaro motivo dell'aggressione", ha spiegato nel corso della conferenza stampa Marco Gambardella, il pm che ha coordinato le indagini della Squadra mobile di Andria. Ad allarmare è che "i presunti autori dei reati non si sono fermati neppure davanti alla presenza di passanti che, però, non sono intervenuti - ha rilevato il magistrato - e questo si innesta in un clima di profonda omertà". Solo una persona "ha trovato il coraggio di segnalare quanto aveva visto alla sala operativa dando il via all'indagine", ha aggiunto.
"La segnalazione non ha fornito dettagli sul tipo di auto a bordo della quale la vittima è stata fatta salire, né targa, né modello, né colore", ha sottolineato il capo della squadra mobile, Gianluca Gentiluomo. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, invece, hanno aiutato gli accertamenti investigativi. Utili sono state "quelle del bar, a cui siamo arrivati seguendo il percorso dell'auto. Quelle telecamere hanno immortalato il pestaggio", è stato spiegato. Complesso è stato anche trovare la vittima che non ha sporto denuncia ma ha solo dichiarato di aver contratto un debito per motivi personali. "In questo caso il gip ha ritenuto che non vi fosse soltanto il pericolo di reiterazione ma anche il pericolo di inquinamento probatorio: per questo, ha evitato l'interrogatorio preventivo", ha puntualizzato il procuratore Renato Nitti.
















