Giovedì 19 Marzo 2026 | 13:48

«Hanno aggredito mio figlio sul Foggia-Bari, ora dalle istituzioni solo silenzio»: in una lettera lo sfogo di Vincenzo Rizzi

«Hanno aggredito mio figlio sul Foggia-Bari, ora dalle istituzioni solo silenzio»: in una lettera lo sfogo di Vincenzo Rizzi

«Hanno aggredito mio figlio sul Foggia-Bari, ora dalle istituzioni solo silenzio»: in una lettera lo sfogo di Vincenzo Rizzi

 
Redazione online

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«Hanno aggredito mio figlio sul Foggia-Bari, ora dalle istituzioni solo silenzio»: in una lettera lo sfogo di Vincenzo Rizzi

«Mi ha colpito che la sindaca di Foggia non abbia trovato un momento per esprimere solidarietà a un suo giovane concittadino. Vogliamo davvero essere una comunità, o soltanto persone che vivono per caso nello stesso luogo?»

Giovedì 19 Marzo 2026, 12:06

«Dopo l’aggressione subita da mio figlio, un ragazzo di 24 anni, ho capito che la ferita non è soltanto quella dei colpi o della paura. Ce n’è un’altra, più sottile e forse più amara, che arriva dopo: la sensazione che il male, quando si manifesta, venga accolto come un rumore di fondo, come qualcosa a cui ci si abitua troppo in fretta». È contro il silenzio istituzionale che si scaglia Vincenzo Rizzi, il padre del giovane che, la sera del 28 febbraio, è stato aggredito e minacciato da un branco di 15 ragazzi sul treno Regionale Foggia-Bari. Dopo la sua denuncia, i giovani sono stati tutti identificati: 14 di loro sono minorenni. 

Quella sera Marco, questo il nome del 24enne , è stato prima preso di mira con insulti e minacce (“ti uccidiamo”, “ti buchiamo”), poi è stato accerchiato e colpito ripetutamente: il giovane, con il «volto tumefatto e un dente scheggiato», ha poi ricevuto le cura sanitarie al Policlinico di Bari. A raccontare l'accaduto sui social qualche settimana dopo è stato proprio il padre, l'ex M5S Vincenzo Rizzi, che ha sottolineato anche come nessuno fosse intervenuto in suo aiuto. 

«In questi giorni ho sentito la vicinanza sincera di tante persone, e di questo sono profondamente grato. Proprio per questo, però, non posso fingere di non aver avvertito anche altro: un silenzio istituzionale pesante - scrive adesso Rizzi in una lettera -. Lo scrivo oggi, nel giorno della Festa del Papà, con un’amarezza che non riguarda solo me. Perché da padre si vorrebbe proteggere sempre i propri figli. E quando non ci si riesce, si spera almeno di sentire che esiste un perimetro pubblico capace di dire, con sobrietà e senza retorica: “ci siamo”. Non una passerella. Non una formula di circostanza. Un segnale umano, semplice, coerente con il ruolo che si ricopre».

«Mi ha colpito che la Sindaca di Foggia non abbia trovato un momento per esprimere solidarietà a un suo giovane concittadino che ha temuto per la propria vita. Mi ha colpito, allo stesso modo, il silenzio dell’Assessore alla legalità del Comune di Foggia, del Presidente della Regione Puglia, così spesso presente nello spazio pubblico, e di chi amministra la città di Bisceglie, dove questa vicenda ha avuto un passaggio cruciale», continua.

«Mi ha colpito anche l’assenza di un segnale da parte di chi gestisce un servizio essenziale come il trasporto ferroviario. Al di là delle responsabilità che saranno accertate nelle sedi competenti, resta, da cittadino e da padre, l’impressione di una tutela insufficiente proprio nel momento più delicato. E resta soprattutto il fatto che nessuno abbia sentito il dovere di far arrivare a quel ragazzo almeno una parola di vicinanza umana. Una riflessione, infine, riguarda anche il mondo universitario. Si parla spesso di “terza missione”, di impatto sociale, di vicinanza al territorio. Ma che senso hanno queste formule se poi, davanti a un fatto che interroga la sicurezza, il disagio, la coesione sociale e la cultura civile, tutto resta fuori dalla porta? Se non arriva neppure un segnale di attenzione, il rischio è che le parole restino parole, mentre la realtà continua a chiedere presenza».

E poi la riflessione finale: «Vogliamo davvero essere una comunità, o soltanto persone che vivono per caso nello stesso luogo?»

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