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Profugo da San Pietroburgo a Bari: «Io, traditore in Russia per il no alla propaganda»

Profugo da San Pietroburgo a Bari: «Io, traditore in Russia per il no alla propaganda»

Kamran, licenziato dalla scuola, è scappato in Romania e poi a Bari

24 Marzo 2022

Dorella Cianci

Kamran Manafly è un giovane insegnante russo di geografia e storia, che ha cercato riparo in Romania, scappando da San Pietroburgo. In queste ore sta per raggiungere l’aeroporto di Bari. Perché scappa uno stimato professore di liceo?

E’ proprio lui a rispondere alla nostre domande, prima di lasciare Bucarest. «Sono stato dichiarato un traditore della Madre Russia, come si dice da queste parti. Ho subito l’accusa di essere una spia o un agente al servizio dell’Occidente e tutto questo solo perché ho rifiutato apertamente di mostrare alle classi del mio liceo la propaganda putiniana sulla cosiddetta “‘missione speciale” in Ucraina. Non potevo farlo e non potevo dormire in pace sapendo di sedermi in cattedra per diffondere menzogne. Da noi le fake news corrispondono ai fatti. C’è un palese stravolgimento della realtà, ma anche delle parole ed è ben più grave, e annoso, di quanto riusciate a intuire».

Martedì, racconta Kamran, i legislatori russi hanno drasticamente inasprito le leggi sulle «notizie false» (ma vere per il resto del mondo). E’ questa l'ultima mossa del Cremlino per reprimere il dissenso.«Le nuove leggi – dice - approvate dai legislatori della Duma, minacciano coloro che “consapevolmente” diffondono le cosiddette “false” informazioni su tutti gli organismi statali russi, che operano in patria e all'estero, punendo con multe di 1,5 milioni di rubli (circa 13.000 euro) e perfino col carcere. I nuovi emendamenti di queste ore si aggiungono alla legislazione esistente, già molto antidemocratica. Sono stato licenziato per questi motivi, ma ho preferito scappare, prima che la persecuzione, nei miei riguardi, diventasse molto più preoccupante. Ho lasciato lì i miei genitori. Mia madre mi ha consigliato di lasciare la Russia dopo aver sentito il discorso di Putin di mercoledì scorso».

Kamran si riferisce all’inquietante discorso, in cui si annunciava una «necessaria purificazione della società»”, rivolta ai russi di mentalità occidentale che non sono in sintonia «mentalmente» con la nazione. Putin ha detto in quell’occasione: «Il popolo russo sarà sempre in grado di distinguere i veri patrioti dalla feccia e dai traditori e semplicemente sputarli fuori come una mosca, che gli è volata accidentalmente in bocca. Sono convinto che una tale naturale e necessaria auto-purificazione della società non farà che rafforzare il nostro Paese». Aggiunge il professor Manafly: «In quel discorso, al limite della follia, l’autocrate di Mosca ha detto che alcuni russi non possono e non sanno vivere senza ostriche. Con quella frase assurda intendeva chiaramente condannare tutti coloro che apprezzano lo stile di vita occidentale e, in particolare, i valori democratici. Putin, insieme a quella parte di ortodossi che lo stima, concentra il suo sguardo nel presunto scontro di civiltà. Si è così abituato a raccontarsi questa favola che sta dimenticando quale immane problema gli sta arrivando addosso, non solo in termini economici, ma anche nei rapporti con il resto delle zone euroasiatiche e con la Cina».

Come mai crede che la Cina lo abbandonerà? «Perché Xi, al momento, è troppo impegnato a ripulire la propria immagine autocratica, al fine di migliorare anche i propri affari e certamente gli affari economici con l’Europa e con gli Usa sono prioritari per i cinesi, in questo frangente di storia. Lo dico con paura, ma sostengo apertamente la causa ucraina, semplicemente perché, al di là dei discorsi sulle sfere di influenza, loro stanno difendendo il Paese, che, peraltro, ha svolto, tempo fa, delle legittime elezioni». Come mai ha scelto proprio di andare in Puglia, a Bari? «I legami di quella città con la Russia sono tanti. Ci rimandano a una storia antica di viaggi e commerci. Una leggenda entrata far parte della tradizione vuole anche che 62 marinai baresi siano salpati a bordo di tre navi di proprietà degli armatori Dottula. So bene, da storico, che questo è un falso ormai ampiamente documentato, visto che quel tipo di imbarcazione apparve più di tre secoli dopo; però quella storiella dice comunque qualcosa di vero sui nostri intensi rapporti. Ricordo soltanto che, molti secoli dopo, lo zar Nicola II decise di far costruire a Bari un edificio di culto per ospitare i pellegrini russi, spesso alle prese con problemi legati al viaggio e difficoltà linguistiche. La città di Bari diventava, sempre più, da quel momento, un luogo di culto anche per noi, nonostante le controverse vicende, quasi mitiche, legate a San Nicola».

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