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In fuga a soli 12 anni arriva a piedi in Romania: secondo l’Unicef oltre un milione di bambini ha lasciato l’Ucraina

In fuga a soli 12 anni arriva a piedi in Romania: secondo l’Unicef oltre un milione di bambini ha lasciato l’Ucraina

I genitori di Bogdan hanno invece deciso di restare a combattere

12 Marzo 2022

Dorella Cianci

Quando una guerra finisce – e tutte finiscono perdenti – c’è un Paese intero da ricostruire, un tessuto sociale da riorganizzare, morti da seppellire oltre le fosse comuni, idee politiche da scegliere, ospedali da rimettere in piedi…Ma non è tutto. Ci sono i bambini. I bambini da riportare in patria, insieme a occhi da ripulire. È un film già visto e soprattutto è un film che si vede in molte zone del pianeta. Tutto questo l’abbiamo già raccontato anche a Est.

A distanza di oltre un secolo dalla Prima Guerra Mondiale, il pedagogista Canevaro realizzò un progetto di cooperazione internazionale in contesti di guerra. Nel difficile passaggio dal regime comunista della Jugoslavia alla nascita della Bosnia-Erzegovina, l’azione pedagogica, partendo dall’emergenza immediata, definì, in quei contesti così fragili, un modello formativo finalizzato all’inclusione  dei bambini con difficoltà di apprendimento a causa della guerra. Tuttavia, qui, non siamo certamente a quella fase né possiamo cantare, coi Baustelle, «La guerra è finita», ma c’è anche chi ha deciso di farla finire a prescindere dalla geopolitica o dalla storia.  Bogdan ha 12 anni. I suoi genitori sono di Sumy ed entrambi hanno deciso di organizzarsi per la resistenza. Hanno fatto questa scelta per loro stessi e per l’Ucraina – condivisibile o meno non è il tema che ci compete - ma non per il loro bambino. Così gli hanno messo addosso un giaccone pesante, guanti e berretto di lana, scarponcini da montagna, come quelli dei tempi in cui andavano a sciare, e l’hanno fatto salire su un bus diretto a Dnipro. Qualcosa però è andato storto, perché dalla città arrivavano terribili notizie, e i punti di controllo russi erano fin troppo pericolosi, nonostante la possibilità di transito lasciata alla Croce Rossa.

Non si riescono a interpretare bene i fatti accaduti a Bogdan. Non si sa se gli è stato consigliato di fuggire o se è scappato da quel bus troppo lento per la salvezza: è stanco e spaventato per raccontarlo, ma intanto è giunto – oseremmo dire miracolosamente – al confine con la Romania, questo pezzo di terra oggi accogliente, ma anche in una posizione complicata. È il secondo bambino, di cui si ha notizia, che eroicamente raggiunge i confini a piedi! Non c’è da aspettarsi sorrisi e foto d’occasione, ma soprattutto l’accoglienza dei volontari, essi stessi increduli dinanzi a tanto cammino.

Secondo le fonti ufficiali dell’UNICEF, oltre 1 milione di bambini ha lasciato l’Ucraina. Molti sono scappati soprattutto con le loro madri in Polonia, Ungheria, Slovacchia, Moldavia e Romania.  «Il numero di bambini che si stanno spostando è impressionante, un’indicazione di quanto disperata sia diventata la loro situazione», ha dichiarato  Afshan Khan, direttore regionale UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale.  «I bambini si stanno lasciando dietro tutto ciò che conoscono alla ricerca della sicurezza. È straziante». Finora sono arrivati circa 70 tonnellate di aiuti, che comprendono dispositivi di protezione individuale e kit medici, chirurgici e ostetrici. Lavorando con i partner,  i team dell’UNICEF stanno distribuendo aiuti a 22 ospedali in cinque aree differenti dell’Ucraina, a supporto di 20mila bambini e madri. 

Questo non basterà per dimenticare l’orrore dei racconti dell’ospedale di Mariupol, ma è certamente un segnale importante. L’UNICEF, in queste ore, sta rinnovando il suo appello per un accesso umanitario sicuro, rapido e senza impedimenti per raggiungere davvero le popolazioni che hanno bisogno di aiuto e di un passaggio sicuro. Tre camion sono partiti dal magazzino di Copenaghen  - il più grande hub umanitario al mondo - per trasportare, lungo i diversi confini, aiuti di base, come kit per lo sviluppo della prima infanzia, ma anche materiale ricreativo, per cercare di ridare un po’ di fantasia nella desolazione.  Come disse il fisico e Nobel per la pace, Andrej Sacharov: «La strategia della coesistenza pacifica e della collaborazione deve essere approfondita in tutti i modi». Era un uomo russo.

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