Sabato 28 Febbraio 2026 | 15:22

La garanzia pubblica, un'ulteriore batosta a carico delle banche

La garanzia pubblica, un'ulteriore batosta a carico delle banche

La garanzia pubblica, un'ulteriore batosta a carico delle banche

 
nicola didonna

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nicola didonna

La garanzia pubblica, un'ulteriore batosta a carico delle banche

Difficile fermare il vento con le mani; qualcuno il «premio» lo pagherà nella filiera. Sembra che più che la sorte delle imprese si abbia a cuore il bilancio dello Stato.

Sabato 28 Febbraio 2026, 12:50

Tanto tuonò, che piovve. A tempo abbondantemente scaduto, rispetto al termine del 30 giugno 2025 previsto nella Legge di Bilancio 2025, è arrivato il «premio aggiuntivo», inteso come ulteriore costo, a carico delle banche che erogano i finanziamenti alle PMI usando e abusando della garanzia statale.

Il decreto interministeriale MIMIT e MEF dopo il vaglio della Corte dei Conti è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e si applicherà, per il primo anno, a tutte le operazioni poste in essere dalla data di entrata in vigore fino al 31 dicembre 2026. Per i non addetti ai lavori, quali sono i «suggerimenti» che gli operatori del settore e le imprese dovranno cogliere? Il primo è che le banche più grandi, le cosiddette significant, quelle che erogano più dei 200 milioni annui alle PMI, non potranno più fare utili stratosferici sulla pelle della garanzia pubblica. Se vorranno continuare a fare utili dai finanziamenti alle PMI dovranno almeno pagare un «contributo straordinario», a più riprese inutilmente richiesto dal governo al sistema finanziario; a meno che non si avvalgano del supporto dei confidi, vigilati e non vigilati purché «Confidi Rating» autorizzati a riassicurarsi con il FCG (lo vorranno comprendere le banche più grandi?) Il problema è che gli utili le banche li fanno sempre meno con i finanziamenti.

La seconda considerazione è che le imprese più piccole e rischiose dovranno auspicabilmente essere aiutate con la garanzia pubblica mediante una «attenuazione del nuovo disincentivo all’incentivo». Il nuovo costo addirittura si dimezza se le banche le aiutano molto. Il dubbio che sorge spontaneo è che se già adesso, senza oneri, le imprese soffrono, potrà mai un onere futuro, sebbene attenuato, alleviarne le sofferenze? Infine la terza considerazione attiene ai confidi che devono continuare a svolgere la propria opera di mediazione, non solo sul fronte della garanzia, culturale fra le PMI e le banche. La loro garanzia non sarà gravata di alcun ulteriore onere perché sono pagati dalle imprese ma servono soprattutto al sistema bancario ormai ubriacato da algoritmi. Volendo entrare più nello specifico, vediamo ora in cosa consisterà e cosa cambia con la nuova normativa. Prima di tutto interesserà solo la cosiddetta «garanzia diretta» delle banche. Nel caso in cui le banche si avvarranno della garanzia dei confidi, anche se riassicurata, né loro né le imprese finanziate dovranno pagare nulla di più. L’entità del «premio aggiuntivo» (premio per un disincentivo è un evidente ossimoro) risulterà determinata in funzione dell’«importo totale garantito» e della «soglia di esenzione». Cosa indicano questi due concetti? Il primo, l’importo totale garantito, è dato dalla somma dei finanziamenti alle PMI erogati dalla banca con il supporto della garanzia pubblica; ovviamente varia per ogni istituto di credito.

La seconda, soglia di esenzione, è un importo fisso pari a 200 milioni e rappresenta una franchigia assoluta rispetto ai nuovi oneri. Per una banca che non supererà l’importo totale annuo di 200 milioni di finanziamenti erogati verso PMI e garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia, non cambierà nulla. Il «premio» scatterà superata la soglia dei 200 milioni purché si superi anche una incidenza percentuale significativa di tali finanziamenti garantiti rispetto a tutti i finanziamenti erogati alle PMI dalla banca. Se questa incidenza fosse compresa fra il 30% e il 60%, il premio aggiuntivo sarà pari allo 0,50% dell’eccedenza rispetto ai 200 milioni; qualora superiore al 60% il costo aumenterà all’1,50%. In entrambi i casi il premio viene dimezzato se le garanzie saranno richieste per finanziare almeno per il 60% le imprese più rischiose appartenenti alle fasce 3 e 4. La soluzione sono i confidi. Se le imprese si rivolgeranno sempre di più ai confidi, vigilati e non, troveranno un interlocutore attento e utile senza ulteriori costi rispetto ad oggi.

Magari se vedesse la luce anche la tanto agognata legge di riforma del sistema dei Confidi, ormai attesa da oltre 20 anni, certamente tutto il sistema banche/imprese/confidi ne uscirebbe rafforzato. Vedremo quale sarà la ricaduta concreta sul mercato del credito locale, specialmente sul fronte delle banche di territorio che, salvo smentite, dovrebbero uscire indenni grazie alla franchigia di 200 milioni visto che quasi certamente l’incidenza percentuale dei finanziamenti garantiti dal Fondo Centrale nelle stesse banche è maggiore del 60%. Ovviamente nulla è dato sapere sull’impatto sul sistema delle Banche di Credito Cooperativo, vero ircocervo del mondo bancario; saranno viste nell’interezza dei due Gruppi bancari o saranno giudicate al fine del plafond singolarmente? Temo che la mera attenuazione del nuovo disincentivo non sarà sufficiente a riorientare il credito verso le imprese più piccole e rischiose. Il problema della ritirata del credito alle micro e piccole imprese non lo si risolve con incentivi o con ridotti disincentivi alle banche ma con la crescita di adeguatezze delle imprese e con la deducibilità piena e incondizionata da parte delle banche delle perdite sui crediti in default, senza rinvii sine die per mere ragioni di introiti fiscali. E non lo risolverà certamente nemmeno l’utopica «clausola espressa», prevista alla fine del provvedimento, secondo la quale i contratti di finanziamento che usufruiranno della garanzia pubblica, da oggi in poi, dovranno vietare la traslazione del «premio aggiuntivo» sulle imprese.

Difficile fermare il vento con le mani; qualcuno il «premio» lo pagherà nella filiera. Sembra che più che la sorte delle imprese si abbia a cuore il bilancio dello Stato. Maggiore raccolta di capitali dalle banche significa meno stanziamenti per la garanzia pubblica. In pratica una partita di giro che purtroppo poco servirà a far aumentare il sostegno alle imprese piccole e a far cambiare la rotta della disintermediazione intrapresa dalle banche.

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