Venerdì 27 Febbraio 2026 | 16:38

Spesa farmaceutica, la realtà dei numeri oltre le narrazioni

Spesa farmaceutica, la realtà dei numeri oltre le narrazioni

Spesa farmaceutica, la realtà dei numeri oltre le narrazioni

 
luigi d’ambrosio lettieri

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luigi d’ambrosio lettieri

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Confondere l’imputazione di bilancio con la dinamica reale della spesa è un errore concettuale che, sorprendentemente, continua a riproporsi. Eppure, i dati certificati dagli organismi tecnici competenti sono incontrovertibili

Venerdì 27 Febbraio 2026, 13:43

Nel dibattito pubblico sulla spesa farmaceutica colpisce la disinvoltura con cui un tema altamente tecnico viene ridotto a slogan. È opportuno ribadire un punto essenziale: la riorganizzazione del canale distributivo non modifica il prezzo del farmaco negoziato dall’AIFA. Il prezzo ex factory e le condizioni economiche sono definiti attraverso un procedimento regolato per legge e fondato su criteri di valore terapeutico e sostenibilità. Spostare un medicinale da un canale all’altro non genera automaticamente un aumento della spesa complessiva, ma determina una diversa allocazione tra capitoli contabili di spesa.

Confondere l’imputazione di bilancio con la dinamica reale della spesa è un errore concettuale che, sorprendentemente, continua a riproporsi. Eppure, i dati certificati dagli organismi tecnici competenti sono incontrovertibili.

La politica farmaceutica del Governo ha affrontato con determinazione la messa in sicurezza dell’intera filiera: produzione, distribuzione intermedia e farmacia. Tre asset operativi fondamentali, che analisi terze accreditano come altamente virtuosi.

L’industria farmaceutica italiana rappresenta uno dei motori più dinamici dell’economia nazionale. Le performance di export collocano l’Italia ai vertici europei. È un comparto che produce innovazione scientifica, genera occupazione qualificata, contribuisce significativamente al PIL e garantisce terapie spesso decisive per la vita delle persone. Una politica farmaceutica responsabile non può prescindere dalla tutela e dal rafforzamento di questo patrimonio strategico.

La distribuzione intermedia costituisce un’infrastruttura silenziosa ma decisiva: assicura la costante fornitura di medicinali e dispositivi medici con tempestività e capillarità, garantendo continuità terapeutica anche nelle aree più periferiche del Paese.

La farmacia territoriale, presidio sanitario di prossimità, è oggetto di valutazioni altamente positive nelle più recenti indagini di istituti indipendenti come Cittadinanzattiva e Ipsos. I cittadini riconoscono alla farmacia un ruolo strategico non solo nella dispensazione, ma nell’orientamento sanitario, nell’aderenza terapeutica e nell’assistenza quotidiana.

Ridurre tutto a una questione di «canale» significa ignorare questa architettura complessa.

Chi si limita a confrontare la distribuzione diretta con quella convenzionata senza includere i costi logistici e organizzativi – personale, magazzini, gestione scorte, trasporti, infrastrutture informatiche – propone una lettura parziale. La distribuzione diretta non è gratuita: ha costi strutturali che spesso restano occultati nelle pieghe dei bilanci.

Il trasferimento di farmaci dalla distribuzione diretta alla convenzionata, oltre ai benefici economici già evidenziati dall’AIFA, produce ulteriori vantaggi sistemici: minori costi sociali per pazienti e familiari, che non devono spostarsi verso sedi ospedaliere talvolta lontane o decentrate; maggiore accessibilità per anziani e fragili; migliore aderenza terapeutica grazie alla prossimità del presidio farmaceutico; riduzione dei tempi e delle assenze lavorative per il ritiro delle terapie.

La diminuzione degli spostamenti comporta anche una riduzione delle emissioni di CO2, contribuendo a una politica sanitaria coerente con gli obiettivi ambientali e con una visione di settore che integra sostenibilità economica e sostenibilità ecologica.

Anche questo è «green», ma applicato alla sanità reale. Un’analisi seria non può prescindere dal contesto internazionale: dinamiche brevettuali, negoziazioni sui prezzi, tensioni commerciali, politiche tariffarie e dazi statunitensi che incidono sulle filiere globali. In un quadro in cui scelte protezionistiche – come quelle più volte annunciate negli Stati Uniti durante l’era Trump – possono alterare equilibri industriali e commerciali, concentrare il dibattito esclusivamente sul canale distributivo interno appare francamente riduttivo.

Quando l’analisi si arresta alla superficie, la supposta competenza dei soloni di turno si infrange contro la complessità dei dati. E quando si preferisce l’insinuazione al confronto tecnico, è lecito domandarsi quali interessi reali si intendano tutelare.

Va riconosciuto l’impegno del Sottosegretario Marcello Gemmato, che affronta la materia con competenza professionale e conoscenza diretta del sistema. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la rete territoriale, migliorare l’accesso alle cure e preservare l’equilibrio dei conti pubblici.

Le polemiche costruite ad arte non agevolano il lavoro che si sta svolgendo nel primario interesse dei cittadini: la sanità pubblica merita rigore, visione sistemica e onestà intellettuale. Le scorciatoie narrative portano fuori strada.

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