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Sognando Matera nel 2040 con un futuro più gentile

Sognando Matera nel 2040 con un futuro più gentile

Sognando Matera nel 2040 con un futuro più gentile

 
Mariateresa Cascino

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Mariateresa Cascino

Sognando Matera nel 2040 con un futuro più gentile

Progetti e ambizioni per la città che non c’è

Domenica 13 Aprile 2025, 15:26

Ho fatto un sogno. Era il 2040, e Matera sembrava uscita da un futuro gentile. La città era puntellata di spazi verdi, giostrine colorate per bambini, giardinetti curati, aree ludiche in cui non giocare a pallone era vietato. Un’università internazionale, con un campus bello da vedere e da vivere, sfavillava con le sue architetture armoniche e innovative, con laboratori d’avanguardia, zone relax, spazi studio all’aperto, terrazze panoramiche e orti urbani. Studenti e docenti arrivavano da ogni angolo del pianeta, portando con sé idee, sogni e visioni. La mobilità era un inno alla sostenibilità: autobus elettrici, mountain bike, bici a pedalata assistita, parcheggi intelligenti. Sensori monitoravano traffico e inquinamento, annoverandola tra le Smart City come modello di benessere e salute collettiva. Bot gentili e avatar sorridenti fornivano servizi pubblici sostituendo i dipendenti pubblici più incarogniti.

Lentezza, pulizia e vivibilità la rendevano una città amabile, soprattutto dalle giovani coppie supportate da una rete solida di servizi accessibili: residenze popolari convenienti e funzionali, nidi e doposcuola, centri estivi dove i bambini giocavano, apprendevano, respiravano benessere. E per i nonni e le nonne? C’erano cure attente ai loro bisogni fisici, emotivi, relazionali. Assistenza sanitaria capillare, trasporti comodi, ville arzille: non semplici residenze, ma luoghi in cui sentirsi ancora parte attiva della comunità. La biblioteca era sempre aperta e animata da attività per persone da 0 a 90 anni, con laboratori transmediali e spazi fluidi. Anche il teatro era tornato quello di un tempo, con stagioni ricche e frequentate. Poi c’erano i visitatori, viaggiatori colti e curiosi che arrivavano fuori stagione, evitando le folle e fermandosi più a lungo per conoscere il perché delle cose e non solo la città cartolina che sembra un presepe. Musei dinamici e interattivi, spazi culturali ibridi accoglievano iniziative artistiche e scientifiche mescolando identità, tradizione e mondo contemporaneo, generando nuove esperienze di dialogo e capitale relazionale.

Tanti gli eventi a cui prendevano parte i cittadini con gli artisti e gli artigiani del tufo, quelli dei sapori e delle stoffe, insieme ai designer e agli amanti della fabbrica dei sogni. Gli abitanti facevano sentire la propria voce raccontando aneddoti curiosi ai globe trotter qui arrivati. Per bandire il consumo del suo antico suolo, nel sogno venivano consegnate ai viaggiatori tre chiavi per connettersi con l’identità del luogo: profondità, umanità, lentezza con un invito a comprendere, sostenere e continuare a raccontare della esperienza magnetica che sprigiona un luogo così primordiale. Tra le cose più bizzarre, campeggiavano a caratteri cubitali sui muri strani inviti: “è vietato farsi i selfie. Piuttosto meditate”.

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