«Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.”, diceva lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry nel notissimo “Piccolo Principe”, metafora assoluta di quella capacità di guardare la vita, anche quella più spinosa, con gli occhi di un bambino che è sempre in grado di stupirsi. E galeotta è stata la circostanza di un guasto al riscaldamento della scuola “Pascoli” per vedere tanti scolaretti affollare il ‘corridoio’ di Via Arpi al civico 176, dove è di casa il Dipartimento di Studi Umanistici con le relative ‘stanze’, dalle Lettere alle Scienze della formazione, dall’Archeologia alle Lingue. Un belvedere: studenti universitari e bambini, con nonni-vigile a fare da sfondo per regolare il traffico e giovani genitori a loro volta mescolati ai laureandi, in una coreografia che mette insieme più generazioni. Una sapiente mistura dettata dal caso, se mai esiste, ci ricorda così la missione delle scuole e delle Università, in una progressione del sapere che dalla base conduce alla cima senza tralasciare ciò che c’è di mezzo; la costruzione del proprio sé, dei valori condivisi, delle regole. E di qui il passo è breve per quella parola-chiave dell’Università, l’orientamento nelle scuole, vero ponte di connessione che non è mai abbastanza lungo, tant’è che si costruisce ben prima del fatidico ultimo anno e della relativa maturità. Se è vero che esiste un ‘genius loci’, non c’è dubbio che si respiri ogni mattina già solo a vedere questi scolaretti – universitari in erba e in pectore – che a loro volta guardano tra lo stupito e il divertito ‘la scuola dei grandi”. E il loro vociare festante è senz’altro un valore aggiunto per gli studenti universitari, sempre pronti a ricordare, pascolianamente, il ‘fanciullino’ che è in loro. Ci sarebbe tutto l’armamentario della letteratura e della pedagogia a suffragare questa felice osmosi, dal montessoriano inno all’educazione e alla formazione (“Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi”) al non meno pedagogico motto plutarcheo in forza del quale i giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere. C’è di più: questa osmosi di studenti, frutto di un accordo tra Comune e Università, dimostra l’efficacia della rete istituzionale. E pazienza se gli spazi fisici sono un po’ limitati e le capienze sono quelle che sono. Ci stringiamo un po’ e ci stiamo tutti. Perché in due, metaforicamente e non solo, è sempre meglio.
Il belvedere al Distum in via Arpi a Foggia
Domenica 12 Gennaio 2025, 11:59
















