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Punti di vista

Dal ritorno a scuola ai rituali di settembre

Dal ritorno a scuola ai rituali di settembre

Aspettare l’apertura delle aule col cuore trepidante

18 Settembre 2022

Gaetano Cappelli

Ditemi quello che volete ma, ogni anno, io aspetto l’apertura delle scuole col cuore trepidante. Sì, l’estate sarà pure finita ma volete mettere la gioia di rivedere tutte queste facce amiche e per di più abbronzate; senza contare la sorpresa di qualche new entry… Tipo la meravillioussa lady in lino ecru che sta avvicinandosi. «Nonno nonno, quando usciamo me lo compi il gelato?», piagnucola mio nipote. «Gian Canio, non farmi arrabbiare… quante volte t’ho detto che non devi chiamarmi nonno!» gli sbraitate voi, senza esimervi dal pensare: Gian Canio!, macche minchia di nome gli hanno dato! Ma lui, distratto dalla bimbetta bionda in avanscoperta le dice: «Ciao, dopo scuola ci mangiamo un gelato insieme… e anche tu, come ti chiami?» rivolgendosi alla mamma. «Sara - risponde lei - Ma magari, io prendo un aperitivo ahahah!». «Bene» fai tu, presentandoti all’elegante dama in ecru, ma sorvolando certo sul particolare che, di Gian Canio, sei il nonno.

Navighi oltre i sessanta ma ti scambiano spesso per un papà, non tanto perché te li porti bene ma per l’età in cui, questi smidollati d’oggi, si decidono a procreare. Lei ti parla, infatti, come parlerebbe a un pari grado. Poi, ti regala un ultimo radioso sorriso e ti dice: «Allora, appiù tardi per l’aperitivo!» e tu rimani lì a guardarla allontanarsi, morbida, sulle sue favolose scarpe color cuoio e, pur se agnostico, sei grato a Dio per le gioie della vita, ed è allora che senti una voce che ti chiama e che subito ti fa tornare al famoso quesito della teodicea: ma se Dio esiste perché permette, d’altra parte, questi tristi assilli. La voce appartiene infatti a Fausto, caro amico e grande viaggiatore estivo ma, soprattutto, inesausto raccontatore al ritorno.

Ed è settembre, mese in cui dovresti assolutamente evitarlo e invece, eccotelo davanti. Così, mentre entusiasta ti arpiona il braccio, salutando la tenera discendente, «Ciao, Luisanna», e tu ti dici «Luisanna, certo pure questo che minchia di nome!», ti consegni rassegnato al tuo triste destino, intanto che trascinandoti verso il Gran Caffè, già inizia a mostrarti le foto sul cellulare. Sono centinaia. E sono foto di grandi città d’Europa, e d’Africa e d’Oriente dove la vita sarà sempre comunque meglio che qui da noi, in questa sperduta, monotona provincia. Tu invano gli obbietterai ma come, si vive meglio perfino a Bulawayo nello Zimbabwue? E lui compatendoti con lo sguardo, dirà: «E che è, vita questa? Se non fosse per Luisanna e gli amici, tu in particolare…». Allora tu che lo stai ascoltando già da un paio d’ ore, gli poggerai la mano sulla spalla e gli sussurrerai: «Senti, facciamo così, tu appena possibile, a Bulawayo te ne vai e poi io là ti raggiungo, amico mio!», e intanto stai pensando all’aperitivo con la lady in ecru e a come fare per non incontrarlo più.

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