Lo stipendio del direttore generale che supera il tetto previsto dalla Regione per i manager delle sue società, i compensi pagati al presidente uscente che - essendo pensionato - avrebbe dovuto svolgere l’incarico gratuitamente, la spesa per consulenze fuori controllo. E poi la vicenda, in realtà non nuova, delle 37 auto di servizio che Acquedotto Pugliese concede ai suoi dirigenti, ultima tra le grandi aziende pubbliche a prevedere un privilegio simile grazie a una interpretazione piuttosto benevola delle disposizioni ministeriali. La scure della Corte dei conti ha colpito pesante, stavolta, nell’analisi del bilancio 2023 di Aqp: anche per questo la relazione della Sezione di controllo sugli enti (relatore Pierpaolo Grasso, presidente Francesca Padula), trasmessa ieri al Parlamento, potrebbe essere oggetto di attenzione da parte della Procura contabile per valutare la sussistenza di ipotesi di danno erariale.
L’ex direttore generale Francesca Portincasa aveva uno stipendio da 197.500 euro l’anno, su cui la Corte dei conti rileva una «palese criticità»: una legge dell’era Vendola (2013) ha infatti posto un tetto agli stipendi dei manager, che non devono superare quello dei dirigenti della Regione. E dunque - è scritto in relazione per la direttrice Portincasa - «la Regione ha ritenuto di superare il limite - invalicabile - imposto dalle proprie “Linee guida”». Le nuove linee guida in materia, contenute in una delibera del 2023 entrata in vigore dal 2024, «hanno previsto la possibilità, con provvedimento motivato dell’organo deputato alla designazione, di derogare al suddetto limite; tuttavia, la necessità di inserire una specifica deroga pro-futuro rende ancor più evidente la violazione delle disposizioni dettate dallo stesso socio per l’esercizio finanziario corrente». Peraltro l’incarico della dottoressa Portincasa è scaduto i 31 dicembre 2024, ma «il direttore generale uscente continua ad esercitare le relative funzioni»...
















